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Domanda di implantologia

Risposte pubblicate: 18

Ho un problema di parodontosi definito grave.

Scritto da salvatore / Pubblicato il
Ho un problema di parodontosi definito grave. Ho consultato due dentisti, entrambi mi hanno prospettato l’estrazione di tutti i denti dell’arcata superiore mentre in quella inferiore si salvano i due canini e i quattro premolari. La protesizzazione avverrà con impianti. Nel primo caso all’estrazione seguiranno delle protesi mobili per il tempo necessario al risanamento del parodonto. Successivamente si procederà con gli impianti. Nel secondo caso si prevede di effettuare in un’unica seduta estrazioni e impianti. Vorrei sapere quale delle due metodologie è più corretta e sicura. Grazie
Gentile Sig. Salvatore, entrambe le metodologie sono corrette e la scelta dell'una o dell'altra dipende dalla tecnica utilizzata dall'operatore (implantologia transmucosa e a carico immediato e implantologia bifasica) e dalle condizioni ossee esistenti. Cordialmente

Scritto da Dott. Aldo Santomauro
Palermo (PA)

Gentile Salvatore, senza elementi oggettivi è difficile poter dare risposte sulle tecniche proposte. Probabilmente nel primo caso il chirurgo implantologo segue una tecnica tradizionale e nel secondo una tecnica con impianti post-estrattivi immediati. Tutte e due le tecniche proposte sono valide;la scelta dell'una o dell'altra dipende dalla formazione del chirurgo ma il risultato finale è valido comunque. Cordialmente

Scritto da Dott. Tersandro Savino
Tivoli (RM)

Tutte le tecniche possono risultare corrette o no se non si conoscono o se si impiegano nel contesto sbagliato...

Scritto da Dott. Cristoforo Del Deo
Teramo (TE)

Le due tecniche sono assolutamente equivalenti. Tiro ovviamente ad indovinare, ma la situazione superiore (dove il medico intende prima bonificare e poi impiantare in un secondo tempo) è probabilmente più compromessa di quella inferiore, dove solitamente si trova osso anche più compatto. Da qui il comportamento prudenziale di risolvere le probabili infezioni prima di procedere con l'implantologia. Cordiali saluti.

Scritto da Dott. Davide Colla
Seregno (MB)

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La terza! La terza metodologia che non ha detto, caro signor Salvatore: curare la parodontite! Se le hanno parlato di grave parodontosi, chi l'avesse diagnosticata non "avrebbe la minima conoscenza della Parodontite" perchè la Parodontosi non esiste. Esiste la Parodontite ed un Odontoiatra anche di minima cultura e capacità è ben consapevole che il termine parodontosi non esiste, è un termine vecchio che risale a prima degli anni 70 quando si credeva che la parodontite fosse una malattia unicamente degenerativa, la desinenza -osi significa questo (e purtroppo non solo la gente comune, ma molti Medici e in particolare Radiologi e purtroppo anche molti Dentisti Specialisti lo usano ancora perchè non capiscono nulla di parodontologia che è la specialità della odontoiatria che studia il parodonto e le sue malattie). Quindi ha una Parodontite, in cui la desinenza -ite, indica infiammazione. Infatti la parodontite è dovuta all'interazione dei microbi gram negativi anaerobi che aprono le tasche parodontali ed interagiscono col suo sistema immunitario locale e generale, distruggendo l'attacco della gengiva al dente e l'osso sottostante con formazione di tasche parodontali gengivali ed infraossee miste a più pareti che vengono misurate con un sondino parodontale in sei punti diversi di ogni dente di tutti io denti insieme alla loro mobilità e tante altri paramatrei che si valutano con una prima visita parodontale cui segue una preparazione iniziale della bocca con curettage e scaling e root-planing per rimuovere il tessuto di granulazione dall'interno delle tasche e che falsava la reale misura della loro profondità, con una serie completa di Rx endorali, modelli di studio e infine un a seconda visita di rivalutazione parodontale in cui si riprendono le misure delle tasche, determinandone solo ora la reale entità. Dalla differenza tra le prime misure e le seconde e di altri parametri, si può infine emettere una diagnosi sul tipo di parodontite in atto, sulla sua gravità, curabilità, prognosi e terapia che in due parole consiste nel ricostruire con rigenerazioni ossee e gengivali, tutto il tessuto distrutto dalla malattia! Se è stato fatto questo allora la Diagnosi dovrebbe essere esatta. Se non fosse stato fatto allora non era un Parodontologo chi l'avesse visitata e la sua diagnosi non ha valore! Poi una seconda considerazione: poichè la parodontite, quando è terminale (come sembra dalla diagnosi fattole) sconvolge a tal punto la qualità e quantità dell'osso che l'implantologia non è detto possa essere la soluzione più indicata! In ogni caso bisogna prima risolvere i problemi preimplantologici ossei e gengivali dovuti alla parodontite definita grave e poi fare eventualmente gli impianti! Se l'osso fosse invece buono quantitavamente e qualitativamente, allora ho molte perplessità sulla reale gravità della parodontite che evidentemente non dovrebbe essere grave ma curabile se l'osso è "buono" per fare impianti senza chirurgia preimplantologica parodontale! Stia attento perchè come i denti si "ammalano di parodontite", così gli impianti si ammalano di perimplantite che in semplici parole anche se non corrette, ma per farle capire, sarebbe una sorta di parodontite degli impianti! Quindi si faccia visitare da un buon e noto Parodontologo che decida quale sia la reale patologia della sua bocca! Legga tra i miei tanti scritti di Parodontologia la pubblicazione ed articolo "Parodontite (nozioni di etiopatogenesi, clinica, diagnosi)" e "Terapia chirurgica della parodontite La Terapia Parodontale, consiste essenzialmente nel ricostruire chirurgicamente ciò che la malattia parodontale ha distrutto." nel mio profilo cliccando sul nome e troverà altre pubblicazioni e filmati, cos' capirà! Le lascio una foto di cosa siano le tasche parodontali infraossee gravi, curate tranquillamente con la chirurgia parodontale (di miei casi clinici).Cordialmente Gustavo Petti, Parodontologia, Implantologia, Gnatologia e Riabilitazione Orale Completa in Casi Clinici Complessi ed Ortodonzia e Pedodonzia la figlia Claudia Petti, in Cagliari.
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Scritto da Dott. Gustavo Petti
Cagliari (CA)

Gentile Sig. Salvatore, tutte e due le metodiche sono corrette dipende dalla formazione del Dentista. Dipende anche dalla valutazione della sua situazione. Dove si trovano evidenti segni di infezione è preferibile fare in modo che questa sparisca e il solo modo è aspettare. Pertanto è difficile che un Dentista faccia solo una tecnica, ogni volta si valuta la situazione, si fa una diagnosi e si agisce di conseguenza. Cordiali saluti

Scritto da Dott. Massimo Tabasso
Savigliano (CN)

Gentile Salvatore, ambedue le tecniche sono corrette purchè vi siano i giusti requisiti. Cordiali saluti Dott.D.Cianci.

Scritto da Dott. Dario Cianci
Milano (MI)

Gentile Sig. Salvatore, le vorrei inoltre aggiungere che se ci sono le condizioni idonee, lei potrebbe già da subito effettuare un trattamento simultaneo nello stesso momento composto da: estrazione dei denti, posizionamento implantare ed posizionamento da subito di una protesi fissa che potrebbe essere sia provvisoria che definitiva. Distinti saluti.

Scritto da Dott. Enrico Deodato
Bari (BA)

Gentile Salvatore, entrambe le strade terapeutiche sono corrette. Bisognerebbe visitarla ed avere a disposizione una sua ortopantomografia per poter valutare correttamente la sua situazione. Inserire gli impianti nella stessa seduta delle avulsioni riduce certamente i tempi di attesa e di guarigione. Se però nei siti in cui andrebbero inseriti si presentano delle infezioni, allora è auspicabile una guarigione dei tessuti ossei e gengivali per poter procedere alla seduta implantologica in un secondo momento. C'è da considerare anche il volume di osso residuo, condizione imprescindibile, senza il quale si dovrebbe provvedere ad una rigenerazione ossea guidata. Cordialmente
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Scritto da Dott. Livio Germano
Verbania (VB)

Sig. Salvatore, spero che lei abbia confuso parodontosi, con malattia parodontale, altrimenti non escludo che ci sia la terza soluzione di curare la parodontite, perchè lei non si è rivolto a un odontoiatra dedicato alla parodontologia. Le cause che le hanno fatto perdere i denti sono le stesse che potranno farle perdere gli impianti, per cui prima di iniziare qualunque riabilitazione lei dovrà essere motivato da un igienista dentale a una scrupolosa igiene domiciliare. Senza una corretta motivazione, probabilmente gli impianti saranno destinati all'insuccesso con perdita di tempo, salute e denaro.
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Scritto da Dott. Diego Ruffoni
Mozzo (BG)
Carnate (MB)

Preg.mo sig. Salvatore, purtroppo non esiste la soluzione migliore ma solo la miglior soluzione per quel paziente. In ogni caso ogni professionista serio deve equilibrare le proprie capacità tecniche con le stato dell'arte. Anche se comprensibile la sua domanda, darLe un parere senza aver potuto valutare direttamente la sua bocca, la sua documentazione radiografica ed il suo stato di salute generale è solo un esercizio che mira a farLe capire quanto siamo bravi. Si affidi al professionista che le ispira maggior fiducia tenendo le considerazioni economiche ben distinte dalla cura proposta.
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Scritto da Dott. Alvise Cappello
Padova (PD)

La situazione e' un po' complessa e d e' difficile fare una valutazione via web confrontandola con chi la segue, cio che lei ci chiede e' di valutare se il suo dentista di fiducia sta facendo il suo dovere o no. Sfido qualsiasi collega ad effettuare una risposta facendo diagnosi e prognosi senza la pur pallida idea di cio che e' la bocca di questo signore. Ho dei casi tipo, e dico tipo, quello da lei descritto, maschi, femmine, diete diverse, abitudini diverse. Sto effettuando tre tipi di progetti diversi che si adattino meglio alle esigenze del paziente ed all'indice di rischio. L'ultima e' una sign.ra di circa 50 anni che non ha mai visto un dentista in vita sua, le ho proposto di togliere i 17 denti rimasti. Secondo lei sono ammattito? oppure devo adattarmi a det.situazioni che sono soggettive e specifiche per ogni paziente ?
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Scritto da Dott. Alessandro Sanna
Lucca (LU)

Egregio Signore, entrambe le metodologie sono corrette. Personalmente preferisco la seconda, a patto che ci siano i requisiti per poterla effettuare: i denti devono essere in via d'espulsione ma senza sacche di pus o lesioni infette periapicali (evidenziabili radiologicamente come zone di rarefazioni ossee periapicali), altrimenti rischierà di perdere anche gli impianti.

Scritto da Dott. Angelo De Fazio
Casalnuovo di Napoli (NA)

Gentile sig. Salvatore, la metodica più prudente, che è quella prospettata come prima, è da preferire, anche perché vista la condizione di parodontopatia è necessario un tempo di guarigione dopo la bonifica, da parte delle infezioni, l'osso deve recuperare cioé la salute mediante antibiotico terapia, in tutta tranquillità. Inoltre, il livello dell'osso si abbassa ulteriormente, quindi è da prevedere anche qualche innesto, da valutare. Tenga presente anche che le malattie dei denti sono anche quelle degli impianti, quindi l'igiene e una prassi adeguata sono necessarie, cordiali saluti
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Scritto da Dott.ssa Maria Grazia Di Palermo
Carini (PA)

Per il problema che ci descrive e per la teorica terapia è stato sviluppato da diversi anni ormai un protocollo di riabilitazione dell'arcata totale chiamato All on 4 (All on four) che prevede nella stessa seduta la bonifica, il rimodellamento osseo, l'inserimento degli impianti e la realizzazione della protesi provvisoria fissa e avvitata agli impianti. Questo può avvenire anche nello stesso giorno per entrambe le arcate. Ovviamente questo protocollo richiede un'analisi e un'attenta programmazione fondamentale per la sua buona riuscita. Cordiali saluti Maurizio Ciatti Varese le riporto alcuni articoli che spiegano la metodica all on 4http://www.dentisti-italia.it/dentista/implantologia/493_all-on-4.html
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Scritto da Dott. Maurizio Ciatti
Varese (VA)

Gentile sig. Salvatore, è impossibile programmare una terapia senza aver fatto una visita ed una attenta valutazione della sua situazione parodontale. Dopo un sondaggio e uno status radiografico completo si può cominciare a valutare quali dei suoi denti siano effettivamenti "persi" e quali invece si possono mantenere attraverso una terapia parodontale, chirurgica o non. Tenga presente che gli impianti non sono immuni da infezione, e che come i denti vengono attaccati dai batteri che ne causano la parodontite, gli impianti vengono attaccati dagli stessi batteri, causando la perimplantite! Non è pensabile il posizionamento di impianti in una bocca in cui è in atto una parodontite generalizzata grave. Prima bisogna procedere alla cura della malattia, attraverso varie fasi che possono anche comprendere delle estrazioni dei denti senza speranza. In secondo luogo si potrà procedere con il posizionamento di impianti. Distinti saluti
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Scritto da Dott. Paolo Dellavalle
Novara (NO)

Non posso che associarmi totalmente a quello che le ha detto il Dr. Petti al quale va tutta la mia stima.

Scritto da Dott. Riccardo Baucia
Castano Primo (MI)
Cavenago di Brianza (MB)

Caro Salvatore innanzitutto bisogna vedere se il dentista che le ha fatto la diagnosi era esperto in parodontologia, secondo punto io non vedo come possano essere fatti degli impianti postestrattivi in un osso infiammato. le consiglierei la prima ipotesi anche perchè gli impianti classici sono infinitamente meglio dei post-estrattivi, tuttavia bisogna anche considerare lo stato osseo, ovvero se l'osso è sufficente a eseguire un intervento implantologico spero che il suo dentista le abbia fatto eseguire degli accertamenti, distinti saluti
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Scritto da Dott. Domenico Aiello
Catanzaro (CZ)