Il caso clinico giunto alla nostra osservazione riguarda un soggetto giovane che presenta una notevole discromia a carico dell'incisivo centrale superiore di sinistra e, dunque, a notevole valenza estetica, precedentemente devitalizzato in altra sede. Nella prima seduta è stata eseguita una radiografia per valutare l'assenza di reazioni granulamotose a carico del 2.1 e, successivamente, dopo aver isolato il dente con la diga di gomma, è stata rimossa l'otturazione canalare fino a circa 2 mm oltre la giunzione amelo-cementizia per eliminare tutti i residui di guttaperca e di cemento, e si è proceduto a proteggere l'imbocco canalare con cemento vetroionomerico in modo da garantire il sigillo endodontico. Si è quindi effettuato lo sbiancamento del dente introducendo all'interno della camera pulpare un impasto di perborato di sodio ed acqua ossigenata a 130 volumi e, dopo alcuni minuti, previa aspirazione dell'impasto e lavaggio con acqua, si è lasciato all'interno una piccola quantità del miscuglio precedentemente preparato e si è chiuso con un materiale provvisorio. A distanza di pochi giorni il dente che, già presentava un più che soddisfacente miglioramento nell'aspetto estetico e, sempre sotto diga, al fine di proteggere gengiva e mucose che accidentalmente potevano entrare in contatto con il materiale sbiancante fortemente caustico, è stato ritrattato con la stessa operazione al fine di raggiungere una ipercorrezione del colore e sì da poter prevenire un'eventuale recidiva. Nella stessa seduta il dente, privato di ogni residua parte del materiale sbiancante e dopo essere stato abbondamente lavato con acqua, è stato chiuso con composito leggermente più chiaro al fine di rendere più evidente il risultato finale ottimale e ben accettato dal paziente.


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