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Domanda di Implantologia

Risposte pubblicate: 17

Un premolare devitalizzato 25 anni fa si è rotto

Scritto da Gabriele / Pubblicato il
Un premolare devitalizzato 25 anni fa si è rotto, ho concordato con il dentista la rimozione della radice ed il contestuale innesto di un perno in titanio eseguito nove mesi fa, dopo sei mesi è stato applicato sul perno inserito nell'osso il moncone in titanio, ma da subito ho sentito male. Ho fatto presente al dentista che quando premevo sul moncone sentivo male in fondo al perno (mi dava la sensazione che il perno toccasse qualcosa di sensibile o ci fosse una infezione) ma lui mi ha rassicurato dicendo che il perno si era completamente integrato nell'osso sano con gengiva bella rosa, quindi non avrei dovuto sentire male. La settimana scorsa mi è stata cementata sul moncone la corona in ceramica, ma da subito nella masticazione sentivo il solito dolore nella gengiva in corrispondenza della fine del perno. Dopo due giorni mi sono accorto che il dente scuoteva un po, sono tornato dal dentista che ha pensato ad una cementazione non perfetta della corona ed con il martelletto ha proceduto a togliere la corona ma con molto dolore è uscito tutto il perno, il dentista molto sorpreso di ciò mi ha messo una sostanza che aiuta a calcificare l’osso nel foro ed ha di nuovo immesso tutto il perno con la corona cementata, debbo tornare fra una settimana per vedere se tiene, ma ho perso fiducia e non so che fare, non credo che tenga dopo una settimana sola visto che otto mesi non sono bastati. Vorrei sapere cosa si può fare ora? è possibile e consigliabile rifare l’impianto magari con tecniche diverse o debbo per forza fare un ponte limando il molare sano a fianco? grazie per la risposta
Gentile Gabriele, insuccessi per mancata osteointegrazione sono possibili per svariate cause e contemplati e descritti ampiamente nella letteratura mondiale. Di solito si attende qualche settimana prima di inserire un nuovo impianto. Non conosco il suo caso ma è probabile che con la procedura adottata, se correttamente descritta, non si avranno risultati positivi. Vorrei inoltre precisare che il classico "ponte" è tuttora e rimane una validissima terapia. Cordialmente

Scritto da Dott. Tersandro Savino
Tivoli (RM)

Caro Signor Gabriele, molto non quadra. Lei ha descritto una perimplantite dei tessuti intorno all'impianto. Il modo poi di procedere approssimativo e del tutto azzardato, diciamo così, nel tentativo di mascherare l'insuccesso e di non perdere impianto e corona, mi limito a dire che è molto discutibile. Quello che sia alcuni, direi molti, Dentisti colleghi e praticamente tutti i pazienti non vogliono capire è che l'implantologia è cosa serissima ma proprio perchè seria, non sempre si può fare e va sempre preceduta da uno studio accurato preimplantologico dell paziente e del suo parodonto in particolare. Ha 58 anni ed è possibile per non dire probabile che lei abbia patologie parodontali con tasche parodontali che sono l'espressione clinico-patologica più evidente. Solo che le tasche vanno cercate e valutate con i8l loro sondaggio. In caso di Parodontite prima si cura questa e poi eventualmente, se la qualità dell'osso lo consente, si interviene implantologicamente. Ho detto qualità e non quantità perchè la quantità si può correggere, la qualità no!Cordialmente Gustavo Petti, Parodontologia, Implantologia, Gnatologia e Riabilitazione Orale Completa in Casi Clinici Complessi ed Ortodonzia e Pedodonzia la figlia Claudia Petti, in Cagliari.
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Scritto da Dott. Gustavo Petti
Cagliari (CA)

Consiglio il ponte visto il palese fallimento della implantologia. Il ponte se i denti di appoggio sono validi, non ha probabilità di insuccesso..

Scritto da Dott. Paolo Passaretti
Civitanova Marche (MC)

Si possono rimettere impianti in caso ci sia ancora osso o altrimenti usare tecniche rigenerative o fare un ponte. A lei e al suo dentista la scelta

Scritto da Dott. Alessio Battistini
La Spezia (SP)

Buongiorno sig Gabriele, da come ha descritto la cosa, mi sembra evidente il fatto che ci troviamo davanti ad un insuccesso implantologico le cui cause andrebbero approfondite piu' seriamente per evitare un ulteriore fallimento. Considerando la sua età ci potrebbero essere problemi di tipo parodontale che vanno risolti. Cordialmente.

Scritto da Dott. Cosimo Coscia
Collegno (TO)

Buongiorno sig. Gabriele, gli insuccessi fanno parte del lavoro di noi tutti. A mio giudizio la procedura adottata reinserendo l'impianto non è condivisibile. Cordialmente

Scritto da Dott. Alvise Cappello
Padova (PD)

E' indubbio che non c'è stata osteointegrazione, come penso io,ed anche lei,non ci sarà un buon esito di quest'ultimo tentativo...da rivalutare una soluzione che dia tutte le garanzie, si anche il tradizionale ponte.

Scritto da Dott. Cristoforo Del Deo
Teramo (TE)

Gentile Gabriele, certamente il tentativo messo in atto non sortirà effetto positivo e l'alternativa rimane quella di procedere ad interventi di chirurgia rigenerativa dell'osso prima di procedere all'inserimento di un nuovo impianto o di ricorrere al ponte classico se gli elementi dentari contigui a quello mancante godono di buona salute parodontale. Cordiali saluti

Scritto da Dott. Aldo Santomauro
Palermo (PA)

Sicuramente, come prassi, se si perde un impianto dopo aver lasciato tempo piu' che sufficiente per l'osteointegrazione, come minimo si attende almeno un mese prima di reimpiantarne un altro. E' corretto l'utilizzo di bio-materiale come riempitivo per l'alveolo, ma il re-impianto immediato spesso e volentieri porta comunque alla perdita dell'impianto (anche perchè bisogna capire perchè l'impianto non si è osteointegrato, e le motivazioni sono molteplici con diverse cause possibili). Ci faccia sapere. In ogni caso, se proprio non ne vuole sapere di fare un ponte, le tecniche rigenerative dell'alveolo (trapianti di osso autologo etc. etc..) con o senza membrana sono molteplici, ma ogni casa parla a sè e gli elementi a nostra disposizione sono pochini per poterle dare una diagnosi precisa.
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Scritto da Dott. Giulio Sbarbaro
Zocca (MO)

L'implantologia post estrattiva è una branca attorno alla quale si sta discutendo molto: essa presenta attualmente una lunga serie di controindicazioni, prima fra tutte la eventuale presenza di tessuti infetti oppure di residuali necrotici post infettivi. Se, nel suo caso, era presente una infezione cronica dell'apice radicolare, cosa molto probabile visto che le tecniche ed i materiali endodontici di 25 anni fa erano molto discutibili, è molto probabile che l'insuccesso implantare derivi da ciò. Cosa fare adesso? Porti pazienza, aspetti alcuni mesi, (non ci ha descritto se il premolare fosse sup. od inf.), affinchè l'osso si rigeneri perbene, quindi si sottoponga ad un nuovo impianto sempre osteointegrato ma stavolta 'a carico differito', oppure, in caso contrario, ricorra ad altro tipo più tradizionale di soluzione protesica. Saluti
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Scritto da Dott. Giuseppe Quarta
Parma (PR)

Gentile sig. Gabriele, ma è sicuro di quello che dice, o ci sta prendendo in giro, non penso che a nessuno di noi venga in mente di reimpiantare un impianto perso da perimplantite; per giunta reimpiantarlo con tutta la corona cementata e con tutto il corredo di tessuto granulomatoso sulla superficie implantare , onestamente penso che nemmeno con l'aiuto di santa Apollinaria (figurarsi se con, penso, un poco di Bioss) quell'impianto "usato" possa re-osteointegrarsi!!!! Se succede ce lo faccia sapere, sarà sicuramente un miracolo......
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Scritto da Dott. Antimo Perfetto
Sant'Antimo (NA)

Salve, dubito anch'io che l'impianto con corona reinserito una settimana fa possa integrarsi. Prima però di pensare ad un ponte proverei ad indagare meglio sulla causa del fallimento implantare (cosa che può purtroppo accadere) in modo da ovviare possibilmente al problema, in caso di un nuovo inserimento in tale zona. Fatto ciò si potrebbe provare a rigenerare l'osso e ad attendere alcuni mesi prima di un nuovo tentativo e a non rifare più contestualmente i 2 interventi (nel suo specifico caso). Radiografia ed esame clinico permettendo!
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Scritto da Dott.ssa Marta Muscettola
Roma (RM)

Ritengo che la causa dell'insuccesso implantare sia la probabile presenza di materiale infetto nella zona dell'alveolo sede dell'inserimento dell'impianto. La procedura di reinserire l'impianto non è per nulla ortodossa; sarebbe stato corretto inserire dell'osso eterologo (es bioss, attendere circa 4 mesi e successivamente procedere ad un nuovo intervento implantare.
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Scritto da Dott. Pasqualino Abbadini
Alba Adriatica (TE)

Sig. Gabriele, se è vero ciò che ci racconta le consiglio di controllare se chi opera su di lei, è iscritto all'ordine dei medici, perchè non è consuetudine tentare di ricementare un impianto compreso di corona nell'osso. Se questo trattamento dovesse funzionare, sarebbe sicuramente degno di pubblicazione.

Scritto da Dott. Diego Ruffoni
Mozzo (BG)
Carnate (MB)

Gentile sig. Gabriele, da quanto lei ha descritto, bisogna "sfilare ", l'impianto, curettare la zona interessata probabilmente infetta, e dopo guarigione inserire un nuovo impianto. Saluti

Scritto da Dott. Tommaso Martella
Modugno (BA)

Inserire qui il testoGentile Sig. Gabriele, dal quadro da Lei descritto sembra che ci sia stata una mancata osteointegrazione dell’impianto per cui non è pratica corretta il suo reinserimento. Nel caso volesse intraprendere la strada dell’implantologia è necessario aspettare la guarigione dell’alveolo per poter reinserire successivamente un nuovo impianto. La strada della protesi tradizionale (ponte di 3 elementi) rimane tuttavia estremamente valida e sicuramente più veloce. Cordiali saluti Dott. Galvani
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Scritto da Dott. Gianluca Galvani
Rimini (RN)

Inserire qui il testoGentile Sig. Gabriele, dal quadro da Lei descritto sembra che ci sia stata una mancata osteointegrazione dell’impianto per cui non è pratica corretta il suo reinserimento. Nel caso volesse intraprendere la strada dell’implantologia è necessario aspettare la guarigione dell’alveolo per poter reinserire successivamente un nuovo impianto. La strada della protesi tradizionale (ponte di 3 elementi) rimane tuttavia estremamente valida e sicuramente più veloce. Cordiali saluti Dott. Galvani
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Scritto da Dott. Gianluca Galvani
Rimini (RN)