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Domanda di Implantologia

Risposte pubblicate: 3

Soffro di dolori terribili dopo il posizionamento di un impianto

Scritto da Laura / Pubblicato il
Buongiorno a Voi. Vengo da un anno di dolori terribili al dente 27, che ora non c'è più. E' una storia lunghissima e angosciante, che è forse inutile ricostruire nei dettagli. Andando dritto a quello che è il mio problema attuale, soffro di dolori terribili dopo il posizionamento di un impianto nello stesso sito, il 27 appunto, che radiologicamente risulta 'perfetto'. Voglio solo segnalare che durante l'estrazione del dente il paradontologo mi diceva che non era sorprendente avessi forti dolori, in quanto oltre a due cisti apicali avevo anche del materiale endodontico di otturazione che fuoriusciva da due radici. Precisava che anche solo la presenza di questo materiale è in grado di causare dolori molti vivi presso certi sfortunati pazienti. Dopo l'estrazione il dolore era molto diminuito ed era ampiamente sopportabile, ma restava come rumore di fondo anche due mesi dopo. Ai controlli radiologici il mio paradontologo, che è un impiantologo di fama mai attraversato da un dubbio, diceva che tutto andava bene e che i miei dolori non avevano nessuna logica. Altri dentisti consultati non sapevano che dirmi, secondo la radiografia tutto bene. Due mesi dopo l'estrazione procedevo dunque con l'impianto, più che altro per paura di perdere osso e perché tanto nessun dentista sembrava interessato a aiutarmi. Dieci giorni dopo l'impianto però il dolore smetteva di essere sopportabile, per diventare molto forte. Presentavo due bolle, una sul palato all'altezza dell'impianto, e una sulla parte esterna della gengiva, sempre appena più dietro dell'impianto. Era sabato quando me ne accorgevo. Al pronto soccorso dell'ospedale in cui mi sono recata qui nella mia città (sono emigrata a Parigi) venivano riconosciute come afte. L'impiantologo due giorni dopo mi visitava, confermava fossero afte, e le faceva esplodere. Il dolore ha cominciato a quel punto a divenire semplicemente terribile, una bolla enorme prendeva il posto della presunta afta sul palato. Un chirurgo maxillo-facciale che mi riceveva in urgenza qualche giorno dopo mi diceva che quella che era stata presa per afta era una ghiandola salivare accessoria molto infiammata. Osservando il cone beam che mi era stato fatto il giorno dell'impianto notava che una scheggia di materiale di otturazione endodontico era stato lasciato nell'osso. Ah! Escludendo che fosse questo a farmi male, ed escludendo anche che potessi avere una reazione allergica al titanio, in quanto ovviamente IL TITANIO E' TOTALMENTE BIOCOMPATIBILE E L'ALLERGIA AL TITANIO NON ESISTE e pur di non essere attraversato dal dubbio ha preferito pensare che avessi un tumore o una malattia autoimmune. Cinque mesi dopo, ho compiuto tutte le analisi possibili ( IRM, scan, veloscope, analisi del sangue per detectare HIV herpse simplex herpes zoster, problemi al sistema immunitario etc etc) e fortunatamente risulto sana, sanissima. Nessuna patologia alle ghiandole salivari accessorie). I dolori attorno all'impianto sono ancora lancinanti, accompagnati da eritema. La grossa bolla ha lasciato posto a vescicole bianche, che sembrano quasi cicatrici, e il bruciore al palato, alla gengiva e alla guancia attorno all'impianto, e alla lingua solo dalla parte dell'impianto, sono insopportabili, con brevi pause. Io, che sono un soggetto molto allergico, ho dall'inizio l'impressione che si tratti di allergia. La radiologa che mi ha praticato l'IRM diceva di vedere le lesioni attorno all'impianto a occhio nudo ma non all'esame radiologico, il che le faceva pensare che fosse un problema dermatologico. Un chirurgo maxillo facciale quarantenne mi informava in seguito che l'allergia alle leghe dell'impianto ( nel mio caso titanio vanadio alluminio) esiste eccome, anche se molto rara e con poca letteratura ( anche se qualche tesi di laurea sull'argomento esiste già). Aveva l'impressione avessi un eritema compatibile con allergia e mi mandava da una collega dermatologa. Questa confermava visitandomi l'ipotesi che si trattasse di allergia, ma altre ipotesi andavano escluse con la diagnosi differenziale. Solo una volta ( ed esercitava da dieci anni) le era capitato un caso di allergia al titanio, che si manifestava sulla cute in modo simile al mio. Dato che tutto il resto era già stato verificato, restava da verificare che non avessi carenza di vitamina B12. Risultato negativo. Una patologa orale ha avanzato, oltre alla possibilità di allergia, che le pareva la più probabile, quella di una reazione lichenoide all'impianto. Il che avrebbe potuto risolversi comunque solo con la rimozione dell'impianto, dato che si tratterebbe in ogni caso di intolleranza ai metalli ( la dermatologa ha escluso da parte sua una reazione lichenoide). Ho appuntamento con due allergologi tra troppo tempo (non ci arrivo viva). Mentre comincio a prepararmi mentalmente alla rimozione dell'impianto, volevo sottoporvi il mio caso da una parte perché abbiate pietà dei soggetti allergici nei quali doveste incontrarli (in quanto l'allergia all'impianto esiste), e per sapere se vi siete imbattuti in casi simili e cosa avete fatto, e dall'altra per chiedervi un prezioso consiglio: cosa fareste circa il residuo di materiale di otturazione rimasto nell'osso? Visto che sono un soggetto allergico mi sembrerebbe più prudente rimuoverlo, ma ho molto timore. E' pericoloso estrarlo? Rischio danni permanenti a qualche nervo? In questi mesi terribili ho dimenticato di menzionare questo dato ai medici che ho incontrato. Ne parleró al chirurgo maxillo facciale con cui ho appuntamento tra un'ora, ma sarei molto interessata ad avere anche il vostro parere. Qui a Parigi è molto difficile avere appuntamenti con specialisti, le attese sono lunghe, non so se faró in tempo ad avere più visite con medici diversi per avere più opinioni (il dolore e il bruciore sono lancinanti). In quest'ultimo terribile anno ho letto molto il vostro forum, e mi è stato d'aiuto nelle mie scelte, anche se purtroppo non ho avuto fortuna. Grazie mille e buon lavoro, Laura
Cara Signora Laura, buongiorno.Riflessioni:
1- dato che i dolori "terribili" in sede de 27 precedono di un anno l'esecuzione di un impianto, mi sembra illogico ed azzardato imputare all'impianto la causa del dolore che è proseguito dopo anche l'impianto stesso!
2- Non mi risulta che una improbabilissima, tra l'altro, allergia ad un impianto in titanio, possa, in ogni caso, dare dolori così lancinanti.
3- Il Parodontologo-Implantologo "famoso" avrebbe dovuto non fare l'impianto prima di essere riuscito a chiarire una diagnosi certa sulla etiopatogenesi del sintomo dolore forte ed insopportabile!
4- Via on line, non si può dire di più. Non si può fare diagnosi perché occorre una accurata Visita Clinica e Semeiologica oltre che strumentale ed Anamnestica!
5- Occorrono altri esami ematologici più approfonditi.
6- Cosa consigliarle, allora, così a distanza?
7-  Bisogna saper mettere in pratica la Semeiotica Medica applicata all'Odontoiatria :) e non bisogna mai estrapolare la bocca dal contesto dell'organismo intero perché bisogna avere basi di Clinica Medica non comuni per scoprire per esempio se ci fossero delle Sinalgie ossia dei sintomi, detti sinalgie, che praticamente, per incapacità del nucleo caudato del cervello a cui arrivano tutti gli stimoli dolorosi di una metà della bocca, possono provenire non dal dente in causa ma da denti o parodonto anche lontano o addirittura da altre parti dell'organismo!
Inoltre bisogna fare diagnosi differenziale da dolori odontogeni pulpari e Parodontali e Gnatologici ed anche con un sondaggio parodontale e relativa visita Parodontale e Gnatologica!
8- Anche se non penso che possa essere, perché è trascorso molto tempo e si sarebbe già manifestato, cercherei di escludere che si possa trattare di una patologia oncologica. Proprio a Parigi c'è il Centro Oncologico Gustave Roussy e le consiglierei di chiedere un consulto!

Cari saluti, di più non posso dirle!
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Scritto da Dott. Gustavo Petti
Cagliari (CA)

Cara Laura, è capitato un caso simile, meno drammatico, ad un mio paziente e secondo me la verità è che ancora non sappiamo tutto dei meccanismi patogenetici di questi dolori apparentemente idiopatici.
In qualche modo credo che qualche filamento nervoso sia stato sollecitato e che, una volta cominciata questa "sollecitazione", il tutto vada avanti senza che dall'esterno si possa intervenire in alcun modo.
Aspetterei, oltre a rimuovere l'impianto in via precauzionale.
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Scritto da Dott.ssa Claudia Conti
Ciampino (RM)

Sig. Lara, mi sembra di sentire la storia di "Al lupo al lupo" quanta confusione, salta da un professionista all'altro, non parla di accertamenti diagnostici e ci racconta disparate diagnosi. Lei non è un caso raro particolare, altrimenti il primo odontoiatra che vanta titoli e specializzazioni ci avrebbe fatto un articolo scientifico. Quando ci sono delle lesioni ai tessuti molli del cavo orale che permangono oltre i 15 giorni, esse devono essere accertate, mediante accertamenti diagnostici, questo la stabilito L'OMS. Quindi Afte, Bolle, Perforazioni, Allergie, Lichen e tanto altro non vale nulla, se non supportato da accertamento diagnostico. Forse un semplice povero odontoiatra di periferia, senza grandi titoli, che però conosce le direttive dell'OMS, avrebbe già la diagnosi scritta sul tavolo.
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Scritto da Dott. Diego Ruffoni
Mozzo (BG)
Carnate (MB)