Domanda di Parodontologia

Risposte pubblicate: 7

C'è una possibilità di avere nel dente impiantato una gengiva che sembri normale?

Scritto da Alessandro / Pubblicato il
Salve, sono un ragazzo di 23 anni, vorrei chiedervi dei consigli riguardo i miei problemi. Quando avevo undici anni in seguito ad una caduta ho perso un incisivo superiore, questo incisivo mi è stato subito devitalizzato e reimpiantato,col passare degli anni però si è verificata una perdita dell'osso di sostegno, il dente si era parecchio alzato e il mio dentista ha deciso di estrarlo e di farmi un impianto singolo al dente. Siccome però appunto non c'era abbastanza osso per fare un impianto, prima subisco un'operazione di innesto osseo prelevatomi dalla mandibola e dopo un paio di mesi l'impianto. La gengiva inizialmente molto distante dal dente impiantato è scesa un pò ma comunque a distanza di due anni dall'intervento non è ancora aderente al dente, e quindi un pò antiestetica, il mio dentista ha detto che per ora è stabile e non ha problemi e che non potrebbe scendere più stabilizzandosi così. Inoltre forse a causa un errato spazzolamento negli anni scorsi (ora corretto) mi sono accorto che nel premolare e nel canino della stessa arcata superiore e nei premolari dell'arcata inferiore ho delle recessioni gengivali mai diagnosticate dal dentista che ultimamente mi ha visto spesso, e sopratutto presento nella maggioranza dei denti delle abrasioni. Sono molto preoccupato per tutto questo, vi chiedo c'è una possibilità di avere nel dente impiantato una gengiva che sembri normale o dovrò veramente tenermela così tutta la vita? Inoltre anche le recessioni gengivali e le abrasioni creano in me imbarazzo per il mio sorriso, quali sono le soluzioni che si possono adottare per tutte queste problematiche? Vi lascio qualche foto anche se in bassa definizione così potete farvi un'idea, grazie in anticipo
Gentile Sig. Alessandro, la soluzione potrebbe essere di ispessire la gengiva con un innesto di connettivo. Purtroppo però su un impianto spesso questa procedura fallisce. Gli impianti in zona estetica sono i più difficili da eseguire, a volte l’impianto è perfettamente osteintegrato, ma l’estetica non è delle migliori. Sui denti naturali, invece, l'innesto spesso risolve il problema. Cordiali saluti

Scritto da Dott. Massimo Tabasso
Savigliano (CN)
Consulente di Dentisti Italia

Sig. Alessandro le foto non sono delle migliori, e non conosco gli eventuali compromessi nati tra lei e l'odontoiatra, per esprimere opinioni. Purtroppo le riabilitazioni protesiche non potranno mai dare il 100% dell'estetica, anche se con una congrua spesa, qualcosa a mio avviso si potrebbe anche migliorare. Per le abrasioni e le recessioni la rimando all'occhio clinico del suo odontoiatra, ne parli tranquillamente con lui.

Scritto da Dott. Diego Ruffoni
Mozzo (BG)
Consulente di Dentisti Italia
Carnate (MB)

POSTER CHIRURGICO DELLA LORO TERAPIA CON VARI INTERVENTI DI CHIRURGIA PARODONTALE MUCOGENGIVALE. Da casistica del Dr. Gustavo Petti Parodontologo di Cagliari
Caro Signor Alessandro, le foto sono molto sfuocate ed in ogni caso in assenza di una visita clinica posso darle solo consigli e pareri che lei però deve prendere con le dovute cautele, comprensibilmente e realisticamente. Certo le gengive sono infiammate diffusamente ed in particolare a livello dell’impianto, ma non so se ci siano anche tasche intorno ai denti ossia Parodontali ed intorno all’impianto ossia perimplantitiche! Probabilmente non è stato fatto un adeguato studio preimplantologico né in senso parodontale, né gnatologico, né ortodontico, avendo lei un affollamento! Quello che è certo è che c’è una Gengivite e ci sono delle Recessioni Gengivali e sempre abbastanza certo è che si possa intervenire a livello dell’impianto con la chirurgia estetica parodontale e cambiando la attuale corona irrazionale ed inestetica con una estetica e ad Hoc! Legga sul mio profilo “La chirurgia parodontale estetica Introduzione Divulgativa alla Chirurgia Estetica Parodontale”! Bisogna che le spieghi qualcosa: per quanto riguarda la Gengivite,. Approfondisco per sua cultura!Non si procede per tentativi ma una terapia la si imposta solo dopo una Diagnosi ed una Diagnosi ci deve essere per forza!Ha descritto sintomi che possono essere parodontali o stomatologici di patologie orali, se quanto segue come la doppia visita parodontale intervallata dalla preparazione parodontale iniziale con Igiene Orale, Curettage e Scaling e Root planing, Serie completa di Rx endorali, modelli di studio Gnatologici e Parodontali e soprattutto doppio sondaggio parodontali inprima e seconda visita di rivalutazione, allora manca qualcosaq di estremamente importante per la Diagnosi! Così come mancherebbe se non fosse stata fatta una accurata anamnesi clinica sistemica. L’aspetto a buccia d’arancio che ha la gengiva sana è dovuto alla compenetrazione bilaterale dell’epitelio (dall’esterno all’interno) con il connettivo (dall’interno all’esterno). Le zone elevate corrispondono a proiezioni connettivali, le zone depresse a proiezioni epiteliali. Quando si ha una flogosi di questi tessuti, praticamente questa compenetrazione viene meno per distruzione delle fibre connettivali e l’aspetto a buccia d’arancia non si ha più: siamo di fronte alla famosa GENGIVITE ,questo è un dato clinico obiettivo importante da ricercare. La gengiva marginale diventa "lucida", rosso violacea. La Gengivite sconvolgendo le forme gengivali , apre il via allo "sconvolgimento" della architettura ossea = Parodontite. Infatti, la colonizzazione batterica causi prima la formazione di un solco con infiltrazioni di neutrofili e mononucleati nell’epitelio giunzionale e causi altresì una vasculite con perdita di collageno per infiltrazione del tessuto connettivo con formazione di un infiltrato di neutrofili, monoliti, macrofagi, linfociti e plasmacellule ( attivate dall’interazione batterico-immunitaria) Col progredire della malattia il riassorbimento osseo è sempre maggiore. È stato inoltre dimostrato sempre da Ebersole), che la progressione della distruzione tessutale progredisce con la velocità di 1/3, 1/5 di mm. All’anno fino alla cresta ossea e poi, dalla cresta ossea in giù la velocità aumenta paurosamente a circa ½ mm. l’anno. Se consideriamo che la lunghezza della radice è in media 14 mm., tranne che i canini dove può arrivare a misure molto più lunghe, considerando l’ubicazione della cresta ossea, in non molti anni la Parodontite diventa terminale,espulsiva con parulidi (ascessi parodontali), con quello "scolo di pus" noto col termine volgare di "piorrea". Dobbiamo considerare il dente un trasmettitore di forze, il parodonto una struttura in grado di ricevere e disperdere queste forze. Con l’aggravarsi del riassorbimento osseo, si ha un aumento del rapporto corona-radice e quindi un aumento dell’azione di leva applicata ai denti anche durante la masticazione fisiologica, che può non essere tollerata e portare a quella condizione denominata "trauma d’occlusione secondario". Ossia lo Stress creato dalle forze occlusali che provocano traumatismo occlusale. Se queste forze abnormi le si esercitano su una "unità dentale" integra, esse sono assorbite senza danno (traumatismo occlusale primario), se queste forze abnormi ma anche solo fisiologiche le si esercitano su una "unità dentale" con grave distruzione ossea, esse non vengono più assorbite (traumatismo occlusale secondario. Il Parodontologo deve avere una "Cultura Odontoiatrica completa con conoscenze altissime di tutte le altre specialità dell’Odontoiatria, supervisionate da questa Mentalità Parodontale". Ora vediamo le RECESSIONI GENGIVALI di cui le lascio un POSTER CHIRURGICO DELLA LORO TERAPIA CON VARI INTERVENTI DI CHIRURGIA PARODONTALE MUCOGENGIVALE: La morfologia è varia: possono assumere l’aspetto di fessure verticali che attraversano la banda di gengiva aderente (fessure di Stilman), oppure di perdita parziale o totale della gengiva aderente che ricopre la radice. La classificazione più comune è quella di MILLER, che prende in considerazione l’aspetto clinico e lo stato osseo interprossimale, in particolare delle piramidi ossee sottopapillari: prima classe ; recessioni che non si estendono fino alla giunzione mucogengivale e nelle quali non vi è perdita di osso e di tessuti molli interprossimali. seconda classe ; recessioni che raggiungono o superano la giunzione mucogengivale, non vi è perdita di osso e di tessuti molli interprossimali terza classe ; recessioni che superano o raggiungono la giunzione mucogengivale con perdita di osso o tessuto molle apicalmente alla giunzione amelocementizia, ma coronale all’estremità apicale della recessione. quarta classe ; recessioni che superano la giunzione mucogengivale con perdita ossea interprossimale fino ad un livello apicale rispetto alla base della recessione. La scelta del trattamento Ogni recessione ha il suo intervento d'elezione: i parametri più importanti da valutare, a tale proposito, sono l'integrità dell'osso alveolare e la qualità del tessuto aderente. E' ovvio che se non esiste deiscenza alveolare, la condizione è senz'altro più stabile che non se esista invece la deiscenza. Condizione più labile e da considerare poi quella in cui si sia "perduta" la gengiva aderente e sia rimasta solo la mucosa alveolare, cedevole, elastica e quindi non perfettamente idonea a fungere da attacco epiteliale. E' quindi di primaria importanza accertare se la recessione abbia creato un difetto funzionale dovuto alla perdita totale della gengiva aderente. Il trattamento dovrà tendere a ottenere la completa ricopertura della radice denudata, senza venir meno però allo scopo principale dell'intervento stesso, che è quello di creare una zona di gengiva aderente intorno alla recessione. Gli interventi di elezione sono molti, tra questi: Innesto Libero di Gengiva , Il riposizionamento coronale del lembo (CAF) e sue varianti , Lembo Peduncolato Ruotato , Il riposizionamento laterale del lembo , Lembo con doppia papilla , Innesto bilaminare e sue varianti, Il lembo semilunare secondo Tarnow , lembo coronale posto a copertura di una membrana secondo i principi della GTR , amelogenine sulla superficie radicolare ,(veda nei miei Casi Clinici, ci sono tanti lavori, cliccando il mio nome ed entrando nel mio profilo). Il dolore agli stimoli termici o chimici lo da una carie o se no un denudamento della radice o per una recessione gengivale o per una tasca parodontale; si faccia visitare da un Parodontologo; le lascio una foto di recessioni gengivali curate con innesti liberi, legga nel mio profilo sotto pubblicazioni Recessioni Gengivali : Lembo semilunare, POI RECESSIONI GENGIVALI : Lembo Riposizionato Lateralmente,POI RECESSIONI GENGIVALI: LEMBO CON DOPPIA PAPILLA (Bipapillare secondo tecnica di Goldman), in una grave terza classe di Miller, POI RECESSIONI GENGIVALI : Lembo peduncolato ruotato, POI RECESSIONI GENGIVALI : Innesto libero di gengiva con tessuto connettivo autogeno e protezione della zona donatrice con lembo a spessore parziale, POI RECESSIONI GENGIVALI: Trattamento chirurgico con lembo a riposizionamento coronale e innesto libero di gengiva, POI RECESSIONI GENGIVALI : Innesto libero di gengiva. Cordialmente Gustavo Petti, Parodontologia, Implantologia, Gnatologia e Riabilitazione Orale Completa in Casi Clinici Complessi ed Ortodonzia e Pedodonzia la figlia Claudia Petti, in Cagliari
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Scritto da Dott. Gustavo Petti
Cagliari (CA)
Consulente di Dentisti Italia

Gentile paziente, l'inestetismo presente sul centrale impiantato è molto evidente,come le recessioni gengivali su altri denti. Di certo è che il trauma da spazzolamento l'ha fatta da padrone nel suo caso specifico, per cui le consiglio di affidarsi ad un bravo Parodontologo, che potrà bonificare al meglio tutta la sua situazione con piccoli interventi di chirurgia muco-gengivale, in particolare sul centrale che presenta tali inestetismi. cordiali saluti Dr. Tommaso Giancane
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Scritto da Dott. Tommaso Giancane
Noci (BA)
Consulente di Dentisti Italia

Gentile paziente concordo con il fatto che gli impianti in zona estetica sono difficili da eseguire per cui i risultati estetici non sono sempre soddisfacenti. Per intervenire sulle lesioni gengivali serve un parodontologo, inoltre se vuole far vedere meno il suo problema protesico, potrebbe eseguire un allineamento estetico dei denti anteriori che potrebbe ridurre la problematica cordiali saluti

Scritto da Dott. Stefano Salaris
Roma (RM)

Gentile Alessandro certamente si poteva fare di meglio! Forse il suo implantologo non ha sufficientemente analizzato le conseguenze estetiche che sarebbero scaturite da quell'intervento, quando ha deciso di apporre un impianto in posizione 21. Sicuramente c'era e c'è ancora, un deficit di cresta che si sarebbe dovuto trattare con una tecnica di rigenerazione dell'osso e di incremento del tessuto parodontale(gengivale)apicalmente e vestibolarmente (del tipo roll flap(lembo di arrotolamento).La prego di scusarmi se ho usato qualche termine tecnico ma non le mancherà di approfondire l'argomento anche perché sicuramente leggerà “La chirurgia parodontale estetica Introduzione Divulgativa alla Chirurgia Estetica Parodontale" del collega che prima di me Le ha risposto.Un sincero augurio per la risoluzione del suo problema. Dott. Antonio Di Vito
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Scritto da Dott. Antonio Di Vito
Atripalda (AV)

Gent.le Alessandro Lei ha tutte le ragioni per lamentarsi, esteticamente non può considerarsi un successo, funzionalmente è da valutarsi, senza addentrarsi sulle problematiche tecniche che a Lei interessano solo marginalmente, Le posso dire che delle soluzioni esistono, e già questo può rincuorarla; bisogna però rivolgersi alle persone che siano in grado e comunque ce ne sono. Cordiali saluti Dr. Erminio Casalini Medico chirurgo specialista in odontostomatologia Modena e Bologna
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Scritto da Dott. Erminio Casalini
Modena (MO)
Valsamoggia (BO)

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