L'implantologia del terzo millennio

L'implantologia e' attualmente il settore dell'odontoiatria ove il fermento e la crescita culturale hanno determinato un'importante evoluzione e,......
Impianto by Prof. Marco Finotti 01-04-2008

..........da una condizione quasi pionieristica all’ inizio, si è arrivati oggi ad un alto livello scientifico ed a una tecnica assolutamente predicibile. Già negli anni 50 e 60 gli impianti venivano utilizzati per la necessità di sostituire i denti perduti, ma tutto era legato alla inventiva e alla fantasia dell’odontoiatra, senza alcuna ricerca scientifica come oggi deve OBBLIGATORIAMENTE e GIUSTAMENTE essere effettuata. Con gli anni 70 e 80 la sperimentazione ha finalmente portato ad una progressiva comparsa di tecniche e metodiche standardizzate. Ciò ha permesso a noi chirurghi di poter rassicurare i nostri Pazienti sulla stabilità del risultato anche a lungo termine e ai nostri pazienti di programmare ed investire in cure che non fossero legate a variabili “sconosciute” e imponderabili. Oggigiorno non è ASSOLUTAMENTE possibile, né credibile, parlare di RIGETTO in implantologia, in quanto il rigetto è una reazione di difesa dell’organismo verso un corpo estraneo che l’ organismo riconosce come tale. Non può questo avvenire in implantologia in quanto i prodotti implantari, che attualmente vengono utilizzati e che per legge devono essere certificati ed avere un codice che ne permetta la riconducibilità al lotto di produzione, che il paziente può avere, sono costituiti da materiale che non può dare reazioni di rigetto in quanto l’organismo non lo riconosce come corpo estraneo, condizione indispensabile perché il rigetto avvenga. Altrettanto importante da sapere è che le tecnologie attualmente a disposizione possono essere d’aiuto a noi Professionisti e ai nostri Pazienti, per evitare l’intervento “senza sorprese “.

Cosa si vuol dire con questo?

Qualche decennio fa non avevamo a disposizione un mezzo d’ indagine diagnostica che ha fatto la differenza in implantologia e in molti altri settori della medicina, la T.A.C. che, nel caso dei mascellari, si chiama DENTANSCAN. Con questa indagine possiamo sapere molto di più rispetto alla radiografia tradizionale, la cosiddetta panoramica, che ci dice solo l’ALTEZZA dell’osso a disposizione, ma nulla più. Attraverso il dentascan possiamo conoscere lo SPESSORE dell’osso oltre alla sua altezza e, cosa importantissima, anche la QUALITA’ e quindi le caratteristiche per poter programmare (o non programmare) un intervento in sicurezza. Non solo: attraverso le ricostruzioni tridimensionali, possibili dall’ esame TAC, possiamo anche avere la simulazione della morfologia delle strutture ossee sì da possedere i modelli del distretto dei mascellari che andremo ad operare. Se, per esempio, dobbiamo trattare un paziente anziano, come spesso ci capita, che può presentare anche una situazione di osteoporosi avanzata, possiamo sapere con certezza la densità dell’ osso a livello dei mascellari e quindi valutare se e come posizionare gli impianti e con che caratteristiche di superficie, dimensioni e in che numero. Attualmente non v’è dubbio che laddove si voglia posizionare uno o più impianti l’intervento possa essere effettuato. E ovvio che debbano coesistere 2 condizioni fondamentali:

1. è l’ assenza di controindicazioni generali e locali all’intervento implantologico. Sono in generale, tutte quelle situazioni gravi in cui il paziente non può essere sottoposto ad alcun intervento chirurgico perché, per esempio, affetto da grave cardiopatia o perché diabetico scompensato. Quindi stiamo parlando di condizioni cliniche gravi e locali, come la presenza di infezioni o di infiammazioni, che dovranno prima essere risolte. In realtà le controindicazioni, come si può percepire, sono molto poche;

2. è la presenza di osso per poter posizionare gli impianti. Per fortuna questo attualmente non rappresenta più un problema in quanto noi chirurghi abbiamo a disposizione tecniche rigenerative e ricostruttive che ci permettono, anche laddove non vi sia la minima quantità di osso, di ricostruirlo per poter contestualmente od in un secondo tempo posizionare gli impianti. Si dice che è necessaria la presenza di osso in quanto l’implantologia moderna ed attuale, scientificamente provata con migliaia di ricerche effettuate in tutto il mondo è l’ IMPLANTOLOGIA PER OSTEOINTEGRAZIONE, ove è richiesto il posizionamento endoosseo degli impianti. Vi sono anche altre tecniche che possono essere applicate ma non hanno sicuramente la validità scientifica e la predicibilità, sia a breve che lungo termine, di questa metodica la cui efficacia è universalmente riconosciuta.  Possiamo quindi con certezza affermare che se vi sono le indicazioni, in assenza di controindicazioni, oggigiorno è sicuramente possibile il posizionamento degli impianti a tutte le età poiché anche in assenza di osso questo può essere ricostruito.

Dando per scontato quindi che in molte condizioni si possa ormai effettuare l’implantologia e che questa dia risultati stabili e duraturi nel tempo, le domande che più frequentemente vengono poste dai nostri pazienti sono: è una tecnica dolorosa? Quanto tempo è richiesto per completarne il trattamento? Alla prima domanda possiamo tranquillamente rispondere di no, per il semplice motivo che oggigiorno è nostro dovere fare sì che il paziente non senta mai dolore ed è nostro dovere sia per la "compliance" del paziente sia perché ci sono gli strumenti affinché il paziente non soffra. Gli strumenti sono gli anestetici, prima dell’intervento, che in dose e in forma diversa vengono utilizzati in funzione del tipo di intervento e i farmaci antidolorifici e antinfiammatori associati agli antibiotici che vengono utilizzati durante e dopo l’intervento. Chiaramente saranno presenti delle sequele in funzione del tipo di intervento: sequele come l’ edema, cioè il gonfiore che sarà di entità diversa ovviamente nell’ intervento semplice come dopo il posizionamento di uno o pochi impianti. Potrà anche non essere presente, oppure sarà evidente dopo il posizionamento di un numero considerevole di impianti e così anche gli ematomi potranno essere presenti negli interventi più importanti.

Sono queste le sequele normali delle quali il paziente deve essere informato, anche per poter programmare la sua attività nei giorni successivi all’intervento implantologico, ma non sono certamente complicanze. Quanto tempo richieda il completamento di un trattamento implantologico prevede una risposta decisamente più articolata in quanto l’intervallo è compreso tra un minimo di pochi giorni fino a molti mesi ed anche più di un anno. La tempistica è standardizzata in funzione della quantità e qualità ossea presente e quindi possiamo dire che in presenza di condizioni ossee ideali, dal punto di vista quantitativo e qualitativo, come possiamo trovare nelle zone del mento, zona mandibolare anteriore, possiamo utilizzare la innovativa metodica del carico immediato che consiste nel posizionamento, a fine intervento, del provvisorio cementato o avvitato, fisso, in grado di dare un ottimo confort ai nostri pazienti, sopratutto quei pazienti dove sia stata necessaria l’estrazione degli elementi naturali ad inizio dell’intervento per sostituirli, appunto, con gli impianti,; pazienti che quindi non sono abituati a rimanere anche solo per poco tempo senza denti.

Ovviamente la situazione opposta è la completa assenza di osso a disposizione nella zona ove è necessario il posizionamento degli impianti. Ebbene, in queste zone sarà necessario prima ricostruire l’osso con le diverse metodiche chirurgiche a nostra disposizione e successivamente posizionare gli impianti. Sono queste frequentemente le situazioni che normalmente capitano alla nostra osservazione quando si interviene nelle zone posteriori dei mascellari superiori ove, indipendentemente dall’ età dei nostri pazienti, anche se molto giovani, raramente troviamo la quantità e qualità ossea minima indispensabile per effettuare l’intervento implantologico. Ecco che si renderà necessario l’ intervento ricostruttivo che, nei casi più semplici, potrà anche essere contestuale all’intervento implantologico, ma nei casi più complessi dovrà invece precederlo anche di molti mesi, in funzione delle tecniche di innesto, onde permettere la stabilizzazione dell’innesto osseo posizionato.

(studio dentistico di padova)

Scritto da Prof. Marco Finotti
Padova (PD)
Consulente di Dentisti Italia

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