Come si lavano i denti

Gli strumenti e le tecniche per mantenere sano il proprio sorriso
by Dott. Attilio Venerucci 02-02-2009

Tutti i dentisti consigliano, per mantenere la bocca in salute, di osservare una scrupolosa igiene orale. Molti però non forniscono al paziente le adeguate istruzioni per farlo correttamente (anche perché non è così semplice…).
Io stesso ho imparato a farlo bene, pur essendo dentista da diversi anni, solo dopo aver frequentato un corso biennale di parodontologia. Vorrei quindi fornire qualche suggerimento, anche se il metodo di istruzione più efficace è la dimostrazione pratica (anzi, è fondamentale, dopo la spiegazione, far provare subito il paziente per verificare se ha capito ed aiutarlo a superare le iniziali difficoltà).

 

Cominciamo a parlare degli strumenti necessari, che si suddividono in:

 

  • strumenti per pulire le superfici interne ed esterne dei denti (spazzolino manuale o elettrico)
  • strumenti per pulire gli spazi interdentali (filo interdentale, archetti con filo premontato…)
  • strumenti per pulire gli spazi interdentali uniti da protesi (scovolini interdentali e superfloss)
  • strumenti per pulire dettagli protesici o zone difficili da raggiungere (spazzolini monociuffo angolati)

 


Non tutti i pazienti hanno necessità di utilizzare tutti questi strumenti; a chi non ha denti collegati protesicamente (ponti) sono sufficienti spazzolino (manuale o elettrico) e filo interdentale (o archetto).

 

C’è poi uno strumento fondamentale, per ottenere una corretta igiene domiciliare, che non ho ancora citato: è l’orologio! Infatti quasi tutti sono convinti di spazzolare molto a lungo ma, se provano a cronometrarsi, si accorgono di superare raramente il minuto di spazzolamento. Per ottenere una corretta igiene, con lo spazzolino manuale, occorrono cinque minuti (due con lo spazzolino elettrico)!

 

La tecnica che consiglio si chiama “tecnica di Bass” e consiste nell’appoggiare lo spazzolino con le setole inclinate a 45 gradi verso la gengiva ed effettuare movimenti rotatori piccolissimi (quasi una vibrazione) tali da movimentare le setole senza spostarne la punta; in questo modo le punte delle setole puliscono il solco tra dente e gengiva e i lati delle setole stesse puliscono in modo poco aggressivo le superfici dei denti (così da evitare abrasioni da spazzolamento). Una volta posizionato lo spazzolino su un gruppo di denti il paziente deve movimentarlo per 20 secondi (può contare mentalmente), quindi si sposterà sui denti contigui per altri 20 secondi e così via. Occorre seguire l’andamento delle arcate dentarie e spingere alternativamente più sulla punta o sul tacco dello spazzolino per raggiungere in egual modo tutte le superfici. Il manico va sempre tenuto orizzontale e, raggiunto il centro della bocca, va ruotato di 180° per averlo sempre in posizione favorevole. Occorre ricordare di passare "dietro” l’ultimo molare e raggiungere le superfici interne (che vanno spazzolate per uguale tempo). La parte interna dei denti inferiori va pulita con il tacco dello spazzolino, che seguirà la superficie interna dei denti uno alla volta, sempre per venti secondi. Terminate le superfici interne ed esterne di un’arcata ci si dedicherà alla porzione masticante dei denti posteriori, l’unica su cui si effettua un movimento “avanti-indietro” a spazzola.
Si passa quindi all’altra arcata trattandola analogamente (ricordarsi di cambiare l’inclinazione che va sempre a 45° verso la gengiva.

 

Se alla fine guarderete l’orologio, e avete fatto tutto come si deve, avrete impiegato 5 minuti; se avete fatto prima non avete spazzolato a sufficienza.

 

Arrivati a questo punto della spiegazione molti dei miei pazienti decidono di passare allo spazzolamento meccanico… In questo caso si tratta solo di “guidare” lo spazzolino (sempre con le stesse inclinazioni), poiché il movimento viene impresso dallo spazzolino. Io consiglio di acquistare spazzolini dotati di timer interno (ti dice lui quando hai spazzolato a sufficienza); alcuni hanno un timer con intertempi, che aiutano a spazzolare il giusto tempo ciascun “quarto” di bocca. 

 

Ora siete a metà lavoro: infatti avete pulito due delle 4 facce (più quella masticante) di ciascun dente; vi mancano ancora le superfici tra un dente e l’altro. Per pulirle si usa il filo interdentale. Il filo più facile da usare è il monofilamento in Goretex: è molto robusto e scivola bene tra i denti senza sfilacciarsi. Se ne taglia un pezzo di circa 40 centimetri e se ne avvolge un po’ sul dito medio di una mano (per bloccarlo) e tutto il resto sul medio dell’altra, lasciando libero un pezzo di 4-5 centimetri per passarlo fra i denti, guidato dagli indici (uno all’interno della bocca, l’altro fuori). Occorre far strisciare il filo su entrambe le superfici di ciascuno spazio avvolgendo a “C” il filo intorno al dente e lavorando “in uscita” per rimuovere la placca. Quando il filo è sporco si avvolge un giro intorno al medio di una mano recuperandone altrettanto dalla mano dove avevamo avvolto il “pezzo lungo”. Chi si trovasse in difficoltà, per scarsa manualità o pigrizia, può avvalersi di un archetto col filo premontato, avendo cura di spingere alternativamente verso entrambe le superfici dello spazio interdentale per piegare efficacemente a “C” il filo durante la sua azione (sempre in uscita, dalla gengiva verso la parte masticante dei denti).

 

Tutto ciò, con questa attenzione, va effettuato almeno una volta al giorno: la placca impiega 48 ore a iniziare a calcificarsi e originare il tartaro (che può essere rimosso solo professionalmente), se la rimuoviamo prima non sarà necessario effettuare sedute di pulizia dal dentista e, soprattutto, manterremo sani denti e parodonto (gengive e osso di sostegno dei denti).

 

Chi è portatore di ponti, alle operazioni suddette, dovrà aggiungere la detersione degli spazi tra i denti uniti fra loro, con l’uso degli scovolini o del superfloss (un filo con un’estremità rigida che può essere facilmente infilata sotto il punto di collegamento dei ponti e fatto scorrere nello spazio per pulirlo).

 

L’uso dell’idropulsore non può sostituire il filo o lo scovolino (aiuta, semmai, a sciacquare i residui già staccati dal filo).

 

Il collutorio con clorexidina (l’agente in grado di controllare chimicamente la placca batterica) va usato solo quando non sia possibile usare lo spazzolino (ad esempio per la presenza di una ferita o di punti di sutura) e per il solo tempo necessario alla guarigione in quanto questo principio attivo altera la percezione dei gusti e tende a macchiare i denti (tutti fenomeni che scompaiono velocemente alla sospensione del trattamento). Gli altri collutori sono piacevoli nel profumare l’alito, ma scarsamente efficaci contro la placca. Anche il tipo di dentifricio usato è poco importante rispetto all’utilizzare una buona tecnica di spazzolamento e cambiare lo spazzolino appena le setole iniziano a usurarsi (circa ogni 2-3 mesi).

 

Mi rendo conto che spiegare a parole una procedura pratica non è facile; una brava igienista o un odontoiatra preparato potranno istruirvi molto più efficacemente. Se però, dopo la seduta di igiene orale, non vi insegnano (facendovi provare con calma fino a che non ci riuscite!) le tecniche di igiene domiciliare… valutate di provare un altro studio!

Scritto da Dott. Attilio Venerucci
Finale Ligure (SV)
Consulente di Dentisti Italia

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