Domanda di Implantologia

Risposte pubblicate: 10

In caso di infezione non resta veramente altro da fare che togliere l'impianto?

Scritto da Davide / Pubblicato il
Buongiorno, La mia potrebbe sembrare più una curiosità che una domanda.. Circa un anno e mezzo fà mi sono stati posizionati due impianti: uno ad un molare in basso a destra ed uno in alto a sinistra. Tutto bene sino ad oggi. Mi recavo all'incirca ogni 4 mesi a fare una pulizia professionale dallo stesso dentista che aveva effettuato tutto il lavoro e nel quale avevo grande fiducia (ah dimenticavo, il tutto si svolge a Bruxelles). Purtroppo il dentista é venuto improvvisamente a mancare verso (credo) fine Agosto, lasciandomi un gran dispiacere e anche parecchi problemi pratici visto che (come abitudine qui in Belgio) conservava tutta la documentazione relativa agli impianti (certificati di garanzia, numeri di matricola etc...). Non sono ancora riuscito a mettermi in contatto con eventuali familiari per cercare di recuperare qualcosa. L'ultima pulizia é stata effettuata ad inizio Agosto. Oggi (a distanza quindi di circa 6 mesi) sono stato da un chirurgo implantologo per fare un controllo ( da qualche giorno ho un "fastidio" che mi sembra venire dalle zone dell'impianto al molare in basso a destra). Il dottore, dopo visita e radiografia panoramica, mi dice che a quell'impianto c'é un infezione e che non resta altro da fare che toglierlo, aspettare un paio di mesi e poi provare a metterne un altro. Ora, a parte il non indifferente danno economico, é possibile che in cosi poco tempo si sviluppi un'infezione? In caso di infezione non resta veramente altro da fare che togliere l'impianto? A parte una normale igiene orale e pulizie professionali ogni 4 mesi cosa si puo' ancora fare per evitare situazioni del genere? Altra curiosità: come si vede un'infezione su una radiografia? A me sembra che dei contorni neri ci siano attorno alle radici di tutti i denti... Grazie Davide
Solitamente c'è un difetto osseo attorno all'impianto. Diversi sono i parametri attraverso i quali si decide di togliere o mantenere dopo trattamento non chirurgico o chirurgico un impianto, che quando risulta contaminato per una parte estesa della sua superficie necessita di rimozione ed eventuale sostituzione ( parametri che riguardano i tessuti duri-ossei, molli-gengivali ed implantari ) Cordiali saluti

Scritto da Prof. Marco Finotti
Padova (PD)
Consulente di Dentisti Italia

Sig. Davide, lei è un altro caso tra i numerosi presenti in questo sito, che non concorda con la letteratura, che dice: l'implantologia è predicibile con alte percentuali di successo. Ora le auguro di finire in buone mani, dove prima d'inserire un impianto tengano in considerazione almeno il perché di questo insuccesso.

Scritto da Dott. Diego Ruffoni
Mozzo (BG)
Consulente di Dentisti Italia
Carnate (MB)

Caro Signor Davide, è molto probabilmente una Perimplantite e solo un Parodontologo sa valutare se il difetto osseo è ancora recuperabile con la Chirurgia Parodontale o no! Il discorso di "provare a metterne un altro" non è serio! Si fa una Diagnosi precisa e si pianifica una terapia implantologica o di altro tipo! Non si prova a fare un impianto. Lo si fa o non lo si fa! Mi sembra ovvio ma evidentemente ovvio non è, purtroppo! Per concludere la risposta, una infezione non si vede in una radiografia, si vede il danno osseo, il difetto osseo e tanti altri segni che l'infezione da. Questo va completato da visita clinica valutando anche la mobilità dell'impianto e la presenza di tasche. Analisi e sondaggio che va esteso a tutti i denti che sono in bocca sondandoli tutti in sei punti per ogni dente per valutare la presenza di tasche parodontali espressione di una Parodontite! Si faccia visitare da un Parodontologo! Il collega Belga, terrà, come d'altra parte tutti , la documentazione in ordine ma probabilmente è stato carente nella Diagnosi e pianificazione terapeutica preimplantologica, altrimenti sarebbe stato molto improbabile che avesse avuto una perimplantite dopo così poco tempo! Poi l'Igiene orale professionale deve essere costituito non solo dalla ablazione del tartaro ma anche dal Curettage e Scaling e Root planing e la cadenza di intertvallo va stabilita dal Dentista, meglio se Parodontologo. Di solito è trimestrale! Cordialmente Gustavo Petti, Parodontologia, Implantologia, Gnatologia e Riabilitazione Orale Completa in Casi Clinici Complessi ed Estetica Dentale e del Sorriso e Pedodonzia la figlia Claudia Petti, in Cagliari.
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Scritto da Dott. Gustavo Petti
Cagliari (CA)
Consulente di Dentisti Italia

E' molto probabile che abbia sviluppato una perimplantite dovuta ad un problema che si è evidenziato durante l'inserimento stesso dell'impianto (non sappiamo come è stato condotto l'intervento chirurgico), durante la guarigione dell'impianto (osteointegrazione) o tardivo dopo aver inserito la corona protesica ed aver iniziato il carico masticatorio. La terapia dipende dalla diagnosi corretta e dal grado di questa infezione: in generale si può ricorrere ad interventi di scaling e curettage della tasca parodontale, lucidatura delle spire implantari esposte e decontaminazione della superficie del metallo. Nei casi più avanzati si eseguono tutti gli interventi di chirurgia parodontale "comune" nei trattamenti parodontali. Infine, nei casi estremi e irrecuperabili, bisogna procedere alla rimozione dell'impianto. Fondamentale è, prima di utilizzare in bocca gli impianti, aver escluso che il paziente abbia già segni di infezione parodontale sugli elementi dentari naturali per il rischio che questa infezione possa "trasmettersi" agli impianti (ma questa è un'altra cosa che noi non conosciamo del suo caso).
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Scritto da Dott. Paolo De Carli
Majano (UD)

Gentile paziente, se a seguito di visita specialistica le è stata diagnosticata una Perimplantite nella zona ossea contente l'impianto, sicuramente sarebbe saggio estrarre l'impianto, bonificare l'infezione presente, ed attendere che si riformi nuovo osso maturo solitamente dopo circa 3 mesi e rimettere un'altro impianto. Cordiali saluti Dr. Tommaso Giancane

Scritto da Dott. Tommaso Giancane
Noci (BA)
Consulente di Dentisti Italia

È difficile dare un parere in questo caso senza fare una visita e visionare una radiografia. Mi sembra strano un insuccesso impiantare a distanza di un anno e mezzo. Radiograficamente dovrebbe vedersi un difetto osseo e alla visita bisognerebbe rilevare delle tasche e la mobilità dell'elemento. Ma sopratutto prima di togliere e rimettere un impianto bisogna capire il perché dell'insuccesso. Cordiali saluti

Scritto da Dott.ssa Francesca Ferrazzano
Napoli (NA)

Gentile Signore, premesso che non ho elementi diretti diagnostici per consigliarle una rimozione dell'impianto o meno, tuttavia posso darle qualche semplice indicazione. E' indubbio che il suo impianto ha una perimplantite, quanto sia grave solo chi l'ha visitata può saperlo. L'esame radiologico non è di per sè dirimente per una scelta terapeutica; prima la clinica. Voglio dire che vanno preliminarmente valutati il tipo di impianto, la sua eventuale mobilità, se è dolente spontaneamente o alla percussione, la forma dell'impianto e soprattutto la sua lunghezza in rapporto al danno osseo diagnosticato, ed, in ultimo, l'estensione del danno osseo con il sondaggio ma anche esami radiologici più specifici (una TAC CONE BEAM 3D). La chirurgia parodontale, oggi, può fare molto. In conclusione, mi farei estrarre l'impianto solo dopo che tutti gli elementi raccolti ed elencati indichino una prognosi sfavorevole. Non abbia fretta. Cordiali saluti
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Scritto da Dott. Maurizio Macrì
Napoli (NA)

Non necessariamente l'impianto va tolto. Se si tratta di una "mucosite", cioè di una infiammazione superficiale, essa è reversibile con adeguato trattamento, ma anche una "perimplantite", cioè un'infiammazione che si estende più in profondità fino all'osso circostante, può essere curata con manovre (chirurgiche) che consentano una decontaminazione della superficie implantare ed un ripristino di condizioni anatomiche favorevoli al mantenimento dell'igiene. L'importante è che l'impianto sia ancora stabile.
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Scritto da Dott. Paolo Gaetani
Lecce (LE)

Secondo alcune statistiche il 50% degli impianti si perde nel termine di 10 anni. Lei sembra nella parte più sottile della statistica. L'impianto si perde per perimplantite, che sarebbe una malattia artificiale che non esiste in natura. La pulizia sistematica che deve essere domiciliare e professionale sposta molto verso l'alto la curva statistica. Si aggiunge anche un'altra ragione sulla quale noi dentisti preferiamo tacere: la contaminazione dell'impianto che può avvenire durante l'intervento oppure in fabbrica durante la produzione. Se lei riesce a pubblicare la marca dell'impianto potrei cercare nel mio archivio il test su quella marca eseguito dallo spettrometro di massa (Wikipedia) la cui scala di risultati non (sottolineo non), non è correlata al prezzo commerciale. Contaminazione intraoperatoria. Non è mai da escludere, perché il nostro grado di sterilità è modesto come nelle sale operatorie comuni. Se lei pretendesse una sterilità estrema, come nell'industria aero-spaziale, la troverebbe solo in una camera bianca ospedaliera riservata ai trapiantati e agli ustionati. Nel caso lei pretendesse il prossimo impianto in camera bianca, dopo test spettrometrico, si prepari a pagarlo forse più caro della sua automobile. Buona fortuna!
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Scritto da Dott. Sebastiano Carpinteri
Torino (TO)
Consulente di Dentisti Italia

Si cara signora è possibile. Glielo dico con certezza poiche è successo personalmente anche a me con un impianto che mi era stato messo in zona 45. Lo tolga quanto prima poiche l'infezione porta ad un riassorbimento osseo. chiaramente se c'è iperimplantite.

Scritto da Dott. Alessandro Sanna
Lucca (LU)

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