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Domanda di Implantologia


Scritto il 12-11-2009


Implantologia e osteoporosi

Stefania
Gentili Dottori, vi scrivo perché alla mia mamma, che è del 1940, che soffre di osteoporosi e alla quale iniziano a traballare gli splendidi incisivi superiori, è stato proposto di risolvere il problema tramite l'implantologia. Mia madre assume un farmaco contro l'osteoporosi (di cui non ricordo il nome) un giorno a settimana per via orale. Si tratta di una capsula da assumersi al mattino a digiuno, dopodichè deve restare in piedi almeno un'ora prima di poter mangiare. Le provoca sintomi simili all'influenza (indolenzimento delle ossa, stanchezza, a volte qualche linea di febbre). Ho letto che tale farmaco, se a base di bifosnonati (immagino che lo sia, ma non ho modo di verificarlo al momento) potrebbe sconsigliare l’implantologia come soluzione possibile. In realtà, a parte quanto detto sopra, la verità è che mia madre non ne vuole sapere di sottoporsi ad un intervento così invasivo. Per questo vi domando: quale l’alternativa/le alternative perché la mia mamma possa mantenere la bella dentatura ereditata dai suoi antenati? Grazie a tutti per la gentilezza e attendo con ansia di leggere i vostri consigli. Stefania


Le risposte dei medici

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Risultati trovati: 8
Pubblicato il 12-11-2009
Gentile Stefania, l'assunzione di bifosfonati può dare (strettamente in relazione alla posologia, ma qualche volta anche apparentemente non proporzionale a questa, per un problema di R.I.F.; in questo portale potrà trovare articoli sui bifosfonati), osteonecrosi dei mascellari in relazione ad interventi, estrazioni, implantologia ecc. ovviamente la cosa va attentamente valutata, nel caso specifico controllando il dosaggio e tutto quanto possa essere utile, la mia è solo una indicazione di massima, non conoscendo la Paziente, nè avendola visitata. Le posso dire che la cosa (osteonecrosi) quando si verifica non è di semplice gestione; ricordo un Paziente con una frattura della mandibola, già diversi anni or sono, quando l'azione dei bifosfonati non era ancora ben chiara, e le assicuro che fu problematico. Per quanto riguarda la mobilità degli incisivi, sappia che il problema va cercato nell'ambito delle parodontopatie, la cosa non ha a che fare con l'osteoporosi. Per quanto riguarda la soluzione, oltre a quanto già espostoLe, io non farei mai della chirurgia implantare a chi non è convinto di farla, se non altro perchè mancherebbe la necessaria collaborazione; per quanto riguarda le possibili soluzioni alternative bisognerebbe conoscere il resto del cavo orale. Cordialità Gustavo De Felice sapri (SA).

Pubblicato il 12-11-2009
Gent.le Stefania date le condizioni di sua madre, i farmaci che assume e le sue reticenze le consiglio di effettuare uno splintaggio dei denti oppure un Maryland bridge ( ponte adesivo che non necessita della limatura dei denti vicini ) dopo l'estrazione degli incisivi se non più recuperabili. Cordialità

Scritto da Dott. A. Palumbo
Pescara (PE)
Collaboratore di Dentisti Italia
Pubblicato il 12-11-2009
Sig.ra Stefania, la sua cara mamma potrà riabilitare il suo sorriso con delle protesi tradizionali, evitando interventi più invasivi. Se dovesse aver bisogno di avulsioni e bene che siano applicati dei protocolli ben precisi, che sono adottati in questi pazienti. Parli con il suo odontoiatra, se non conoscesse l'argomento "bronj”, ci può contattare, che siamo a sua disposizione.

Scritto da Dott. D. Ruffoni
Mozzo (BG)
Consulente di Dentisti Italia
Pubblicato il 12-11-2009
Innanzi tutto, sarebbe bene conoscere il nome e il dosaggio di questo farmaco, poi, non capisco perchè mai, ultimamente molti colleghi si intestardiscono a proporre l'implantologìa come "PANACEA PER TUTTI I MALI". E prima come si faceva? Sarebbe meglio ridiscutere la cosa col suo Odontoiatra per trovare una valida alternativa nell'ambito della protesica tradizionale, e non per forza IMPLANTOLOGICA. Saluti.

Pubblicato il 12-11-2009
Concordo con quanto già esposto dai Colleghi, consiglio di trovare la migliore alternativa, per sua madre, all'implantoprotesi; questo è fattibile avendo una diretta conoscenza del caso.

Scritto da Dott. C. Del Deo
Teramo (TE)
Consulente di Dentisti Italia
Pubblicato il 12-11-2009
Gentile Stefania, certo l'assunzione dei bifosfonati è un fattore di rischio per l'osteo necrosi, ma a ben guardare la letteratura si scopre che se assunto per os una volta a settimana nella dose di 70 mg, come di solito è nei pazienti come sua madre, il rischio per una terapia implantare è 0,50x 100000 nei pazienti in terapia da più di 3 anni, se ben ricordo. Il vero problema qui non è  se fare o meno impianti in considerazione della terapia con bifosfonati, ma di stabilire davvero che non c'è altra strada che l'implantologia. Cordialmente Orazio Ischia

Scritto da Dott. O. Ischia
Lipari (ME)
Consulente di Dentisti Italia
Pubblicato il 12-11-2009
Parodontite grave...come esempio per lei e sua madre...prima, durante e dopo la terapia chirurgica parodontale e riabilitativa protesica Cara Signora Stefania...come già fattole notare dal Dr. Gustavo de Felice, Stia assolutamente tranquilla...i bifosfonati che servono per il trattamento e/o la prevenzione dell'osteoporosi postmenopausale, non costituiscono controindicazione per gli interventi Parodontali...anche di Chirurgia Ossea Ricostruttiva e/o Rigenerativa...mentre costituiscono controindicazione relativa (perchè dipende da tanti fattori da accertare) per l'implantologia... QUELLO CHE ASSOLUTAMENTE$ NON CAPISCO è perchè vuole costringere sua madre a 69 anni, fare implantologia che NON DESIDERA...quando c'è la Parodontologia che può...risolvere tutto...OVIIAMENTE DOPO CONFERMA CLINICA ACCURATA ... La Parodontite che si manifesta con mobilità dei denti e tasche parodontali e riassorbimento osseo è una malattia curabilissima ... ovviamente come detto prima dopo DIAGNOSI ACCURATA E PROGNOSI...la Parodontite è una infiammazione come le spiego più sotto le rispondo nel modo in cui spiego ai miei pazienti in studio, cosa sia una tasca parodontale e come si arriva ad una diagnosi e come si imposta una terapia ecco: “ Immagini un dente in sezione longitudinale (e alzo la mano sin. di taglio verticale davanti a me), la gengiva ( e alzo la mia mano dx in orizzontale vicino e perpendicolare alla mano sin.), si attacca al dente mandando le fibre connettivali ed epiteliali dentro di esso, al colletto, nel punto di passaggio tra radice e corona, ossia la parte del dente che emerge dalla gengiva (e spingo la mano dx a intrecciare le dita con la mano sin.). In questo modo la Gengiva protegge l’osso che sta sotto intorno al dente e chiude, una porta che impedisce ai microbi di entrare in profondità. La funzione della gengiva è questa, di costituire un sigillo invalicabile dai microbi!. Quando queste fibre, per un motivo qualsiasi, ad esempio la Gengivite prima e poi la Parodontite, si dovessero rompere, esse si staccano dal dente, si apre quella porta e i microbi entrano ed incominciano a distruggere il Parodonto, ossia il tessuto che sta intorno al dente, Gengiva, Cemento della radice, Legamento Parodontale che lega il dente all’osso e l’Osso stesso: è iniziata una Parodontite. (Conosciuta col termine volgare di “Piorrea” dal greco (puòn) marcio, pus - (roé) scolo, quindi scolo di pus. Scolo di pus, perché nei momenti conclamati o terminali della malattia si hanno numerosi ascessi! La distruzione di questi tessuti porta alla formazione di una tasca (ed infilo la mano dx nel taschino sin. del mio camice) spiegando “questa è una tasca, prima era cucita ora è aperta. Questa tasca si chiama “Tasca Parodontale”. In pratica è come se fosse una ferita e come ogni ferita tenta di guarire facendo “granuleggiare” un tessuto che appunto si chiama di Granulazione, che cerca di chiudere questa ferita, ma non lo può fare per vari motivi che non sto a spiegare. La caratteristica di tutte le Parodontiti è quella di avere periodi di inattività che si alternano con altri di attività. Questo avviene in modo del tutto “anarchico”. Ossia la malattia può essere attiva o non attiva, in tutta la bocca, in parte di essa o addirittura sullo stesso dente in un punto sì e nel punto vicino no! È importante sapere che esistono vari tipi di Parodontiti, ma comune denominatore è quanto ho spiegato sopra. Nei punti in cui la malattia è attiva, il tessuto di granulazione e edematoso, imbibito di liquidi, molliccio e il sondino parodontale che ho usato prima durante la visita è portato a penetrare di più, proprio perché non incontra resistenza e leggo una misura più profonda di quanto potrebbe essere in realtà!. Se la malattia invece è ferma da qualche tempo, bastano 3 settimane il tempo di guarigione in genere delle ferite, il tessuto di granulazione è diventato una specie di cicatrice, come avviene in tutte le ferite ed è fibroso, duro, compatto, il sondino parodontale è impedito nella penetrazione e leggo una misura meno profonda di quanto potrebbe essere in realtà! Ora è intuibile per Lei, quello che devo fare: rimuovere questo tessuto! Questo lo si fa col Curettage e Scaling, in anestesia per contatto (basta uno Spray di anestetico), a cielo coperto, sotto protezione antibiotica perché si mettono in moto milioni e milioni di microbi! IL Curettage e Scaling è preceduto dalla Ablazione del Tartaro con gli ultrasuoni, dalla lucidatura dei denti. Si fa tutto in una seduta molti preferiscono in più sedute. Io preferisco una sola seduta, lunga anche un paio d’ore o poco più, ma il tessuto infetto viene portato via in una sola volta, non rischia così la reinfezione delle tasche, se passa troppo tempo dalla prima all’ultima. Questo sotto copertura Antibiotica. Tenga presente che un Curettage fatto bene abbassa la carica batterica dell’95-98 % !!! Questo è salutare non solo per la bocca (pensi che se ci troviamo in presenza di una Gengivite Marginale o di una Gengivite più profonda di transizione in Parodontite con tasche non superiori ai 5 mm, può bastare il Curettage e Scaling, magari ripetuto più volte, per “guarire” ma anche per l’organismo intero perché mette a riparo dalle malattie focali a distanza di organi importanti che hanno il loro Fucus di partenza “in cavità dell’organismo comunicanti con l’esterno”, in questo caso le Tasche Parodontali! Ora è comprensibile perché, una volta rimosso questo tessuto, a di stanza di qualche giorno, debba riprendere le misure delle tasche parodontali: il secondo sondaggio farà leggere delle misure reali o almeno che si avvicinano alla realtà, avendo rimosso quel tessuto che ne falsava la misurazione! In quella sede che chiameremo Seconda Visita Parodontale, dopo questa preparazione iniziale, prenderò visione degli altri dati diagnostici raccolti in questa parte chiamata di Preparazione Iniziale Parodontale, ossia le Rx indorali, i modelli di studio che avrò rilevato con delle impronte e montato su un aricolatore che riproduce i movimenti della sua bocca! Così potrò studiare le gengive, i rapporti dei denti tra di loro, anche per decidere un eventuale molaggio selettivo per togliere i precontatti." In questa sede si procederà anche alla pianificazione della eliminazione di tutto ciò che di irrazionale è in bocca ( restauri conservativi e protesici irrazionali, necessità di immobilizzazione temporanea o definitiva di denti con mobilità superiore al 1°, pianificazione della risoluzione di eventuali disgnazie (per le quali si segnerà una ulteriore serie di Visite anche per lo studio Cefalometrico), pianificazione di tutta la conservativa, endodonzia, chirurgia orale, Gengiviti e solo alla fine si pianificherà la “parte di riabilitazione Chirurgica Parodontale!...Arriveremo così ad una diagnosi esatta, ad emettere una Prognosi, ed infine ad un ulteriore colloquio col paziente che sarà reso edotto su tutti i suoi problemi (sottolineando complicazioni, tempi, possibilità di recidive etc.). la “terapia parodontale”, spesso,per la sua importanza e complessità, coinvolge tutta l’Odontoiatria. Per rispondere in modo completo alla sua domanda, cercherò di spiegarle brevemente in cosa consista la ..TERAPIA PARODONTALE . Essa consiste nel ricostruire ciò che la malattia parodontale ha distrutto: osso e gengiva ed ottenere una rigenerazione di questi tessuti, ossia la neoformazione di nuovo osso, nuovo, nuovo ligamento parodontale, nuova gengiva che si attacchi a nuovo cemento radicolare con un attacco epiteliale corto e non lungo nel primo caso si ha una rigenerazione .quello che gli Statunitensi chiamano New Attachment, nel secondo caso si ha una ricostruzione, sempre biologicamente valida, ma molto più “fragile” e soggetta a recidive. Questa terapia la si fa con membrane, PRP, PRF (Piastrine ottenute dal sangue centrifugato, prelevato dal paziente stesso, in passato prima dell’avvento dell’HIV si usava la colla di fibrina umana omologa = Nel PRP le piastrine sono integre e vengono iniettate nel sito chirurgico, senza l’avvenuta degranulazione, in quanto non attivate col Cloruro di Calcio e solo lì, per la superficie ruvida del sito, che si rompono e rilasciano i Grow factors = fattori di crescita nel PRF è avvenuta la degranulazione, per rottura delle piastrine durante la centrifugazione tale che il risultato ottenuto è il coagulo di fibrina, che viene innestato a mo di membrana) , amelogenine, Acido Ialuronico, solfato di calcio, fosfati di calcio etc, osso autogeno, osso omologo, meno bene eterologo ed artificiale, usati a seconda della situazione, della profondità ed ubicazione dei difetti ossei e delle tasche parodontali le lascio un paio di links a dei miei casi clinici che comunque può trovare in abbondanza in questo stesso portale di Dentisti Italia e nel mio sito personale: ..in questo primo link è descritta la tecnica della rigenerazione parodontale profonda in era pre HIV quindi con colla di fibrina e membrana amniotica..(ora si usa il PRP-PRF e la membrana artificiale riassorbibile .è interessante però leggerlo per capire i principi della terapia rigenerativa è diviso in 4 parti le lascio la prima e poi vada avanti nel leggere le altre ed avrà un quadro completissimo . LA RIGENERAZIONE PARODONTALE GUIDATA CON MEMBRANA AMNIOTICA E COLLA DI FIBRINA (TECNICA PERSONALE) 1°PARTE RIABILITAZIORE PARODONTALE E PROTESICA COMPLETA Mio Sito Web di Parodontologia www.gustavopetti.it . Le lascio una foto di una riabilitazione Parodontale completa in un caso molto complesso e grave di Parodontite, prima, durante e dopo la terapia . Cordialmente Gustavo Petti, Parodontologo in Cagliari, Riabilitazione Orale Completa in Casi Clinici Complessi

Scritto da Dott. G. Petti
Cagliari (CA)
Consulente di Dentisti Italia
Pubblicato il 12-11-2009
Gentile Signora, il rischio di osteonecrosi da bifosfonati, anche per quelli ad assunzione orale, è legato all'accumulo del farmaco e dunque al tempo di inizio della terapia farmacologica. Il rischio è davvero molto basso per terapie con assunzione orale da meno di 5 anni, ma non zero e comunque è un indice statistico. Il dubbio ed eventualmente dei test sono ragionevoli per valutare il rischio se non è possibile conservare gli elementi dentali e si deve procedere all'estrazione, ma l'inserimento di impianti è un intervento chirurgico assolutamente non obbligato

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