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        <title>Casi clinici trattati su Dentisti-Italia.it</title>
        <description>Aggiornamenti da Dentisti Italia</description>
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        <lastBuildDate>Thu, 21 May 2026 20:26:57 +0200</lastBuildDate>
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            <title>Casi clinici trattati su Dentisti-Italia.it</title>
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            <description><![CDATA[Aggiornamenti da Dentisti Italia]]></description>
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        <item>
            <title>Casi Clinici: Patologia orale --- Il Pemfigoide benigno delle membrane mucose: un caso clinico</title>
            <link>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/945_pemfigoide-benigno-delle-membrane-mucose.html</link>
            <description><![CDATA[<p><strong>Materiali e metodi.</strong> Una paziente di sesso femminile di 72 anni, edentula totale, si rivolge alla nostra attenzione per la presenza di sintomatologia dolorosa a livello del cavo orale. L&#39;esame clinico consente di evidenziare bolle ed erosioni in differenti punti della mucosa orale. Viene eseguita una biopsia escissionale.</p>

<p><strong>Risultati.</strong>&nbsp; L&#39;esame istologico e l&#39;immunofluorescenza diretta ci consentono di diagnosticare un Pemfigoide delle Membrane Mucose (MMP). La paziente &egrave; stata trattata con Prednisone.</p>

<p><strong>Conclusioni.</strong> Il MMP &egrave; una rara malattia infiammatoria cronica su base autoimmunitaria. La mucosa orale &egrave; colpita nel 90&#37; dei casi. E&#39; possibile il coinvolgimento di cute e altre mucose. E&#39; causata da autoanticorpi diretti contro componenti della zona della membrana basale. La diagnosi deve essere confermata da esame istologico e immunofluorescenza. Il trattamento si basa sull&#39;uso di corticosteroidi e immunosoppressori. La malattia si caratterizza per il susseguirsi di fasi di acuzie e fasi di remissione dei segni clinici e dei sintomi.</p>

<h3>1-INTRODUZIONE</h3>

<p>L&#39;odontoiatra, nella propria pratica professionale pu&ograve; trovarsi di fronte a manifestazioni patologiche della mucosa orale che necessitano di un inquadramento nosologico a fini diagnostici per poi esser trattate nella maniera pi&ugrave; corretta. E&#39; opportuno innanzitutto sottolineare l&#39;importanza di esaminare, nel corso della visita odontoiatrica, non solamente gli elementi dentari per poi proporre un piano di trattamento che miri al ripristino della funzione masticatoria, ma anche i tessuti molli, in modo da poter individuare tutte quelle alterazioni meritevoli di approfondimento diagnostico. E&#39; di fondamentale importanza sottoporre ad accertamento tutte quelle lesioni che, una volta rimossa la presunta causa scatenante, non recedono nell&#39;arco di un paio di settimane. Non &egrave; importante arrivare subito ad una diagnosi corretta, importante &egrave; possedere un atteggiamento mentale indirizzato ad affrontare il problema diagnostico in maniera corretta<a href="#_edn1" id="_ednref1" title="">[1]</a>. E&#39; senza dubbio utile raccogliere una documentazione fotografica da allegare in cartella per avere una idea di quello che &egrave; il potenziale evolutivo della lesione.</p>

<p>La mucosa orale &egrave; rivestita da un epitelio pavimentoso stratificato non cheratinizzato e cheratinizzato a livello di dorso linguale, palato duro, gengiva aderente<a href="#_edn2" id="_ednref2" title="">[2]</a>. E&#39; definito <em>stratificato </em>poich&eacute; i cheratinociti, la popolazione cellulare prevalente dell&#39;epitelio, si dispongono in pi&ugrave; strati sovrapposti. Negli strati profondi i cheratinociti sono di forma cubica o cilindrica, mentre negli strati pi&ugrave; superficiali assumono una forma appiattita dalla quale deriva la definizione dell&#39;epitelio orale come <em>pavimentoso</em>.</p>

<p>L&#39;epitelio non cheratinizzato &egrave; costituito da 5-10 ordini di cellule disposte in tre strati: basale, spinoso e superficiale. Lo strato basale, &egrave; costituito da un solo ordine di cellule cubiche o cilindriche metabolicamente molto attive che poggiano attraverso strutture di ancoraggio emi-desmosomiali sulla membrana basale la quale connette l&#39;epitelio al sottostante tessuto connettivo. Lo strato spinoso &egrave; costituito da tre o pi&ugrave; ordini di cellule poliedriche connesse tra loro da ponti intracellulari che hanno l&#39;aspetto di spine. Nello strato superficiale le cellule appaiono appiattite e pi&ugrave; o meno ricche di glicogeno. L&#39;epitelio cheratinizzato &egrave; cos&igrave; chiamato appunto perch&egrave; le cellule subiscono il processo di cheratinizzazione, in seguito al quale dallo strato spinoso vengono spinte verso l&#39;alto, si appiattiscono e nel loro citoplasma compaiono granuli di cheratoialina, costituendo lo strato granuloso. Lo strato pi&ugrave; superficiale &egrave; lo strato corneo, formato da cellule con tendenza alla desquamazione e spesso prive di nucleo, ma ripiene di cheratina la cui quantit&agrave; determina il grado di cheratinizzazione dell&#39; epitelio che pu&ograve; essere differenziato in ortocheratinizzato o para cheratinizzato (nel primo caso le cellule pi&ugrave; superficiali perdono il nucleo). Fra epitelio orale e lamina propria connettivale si interpone la membrana basale, una struttura complessa costituita da tre diversi strati: <em>lamina lucida </em>e <em>lamina densa </em>che risultano rispettivamente elettrontrasparente e elettrondensa all&#39;osservazione al microscopio elettronico a trasmissione, e <em>lamina reticolare</em>, relativamente trasparente agli elettroni, in continuit&agrave; con il tessuto connettivo sottostante della lamina propria.</p>

<p>Macroscopicamente, possiamo distinguere le lesioni elementari della mucosa orale in due gruppi: <em>associate a perdita di sostanza</em> o <em>produttive</em>.</p>

<p>Bolle e vescicole rientrano nella categoria delle lesioni con perdita di sostanza a causa della loro rapida trasformazione in erosioni o ulcerazioni per la precoce perdita del tetto epiteliale della lesione dovuto alla molteplicit&agrave; dei traumi all&#39;interno del cavo orale. Sono dovute a distacco tra le cellule epiteliali o tra l&#39;epitelio ed il connettivo sottostante per perdita di coesione e danneggiamento degli apparati di giunzione cellulari (<em>acantolisi</em>). Le bolle sono generalmente pi&ugrave; grandi, superiori a 0,5 cm, possono essere intraepiteliali o subepiteliali a seconda della sede del distacco cellulare che sar&agrave; di conseguenza al di sopra della membrana basale, nello spessore epiteliale o al di sotto, nella lamina propria. Generalmente le erosioni si formano in caso di bolle intraepiteliali e le ulcere in caso di bolle sub epiteliali.</p>

<h3>2-MATERIALI E METODI</h3>

<h5>2.1-DESCRIZIONE DEL CASO</h5>

<p>Si rivolge alla nostra attenzione una paziente di 72 anni portatrice di protesi mobile ad entrambe le arcate che lamenta la comparsa da qualche mese di manifestazioni vescicolo-erosive a carico delle mucose orali, tali lesioni le rendono doloroso indossare le protesi ed alimentarsi. L&#39;esame obiettivo del cavo orale mette in evidenza la presenza di vescicole, bolle, desquamazioni ed erosioni diffuse (Fig. 1) in diversi punti della mucosa orale (mucosa geniena, mucosa gengivale, mucosa palatale); il segno di Nickolsky risulta positivo.</p>

<p class="linegrey clear"></p>

<p class="acenter"><strong>Fig.1</strong> Esame obbiettivo intraorale in cui si evidenziano a livello della mucosa palatale lesioni vescicolo-bollose, zone atrofiche, desquamazioni ed erosioni<br />
<a class="html5lightbox" data-group="casi975" href="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig1-pemfigoide_esame-obbiettivo-intraorale.jpg" title="Fig.1 Esame obbiettivo intraorale in cui si evidenziano a livello della mucosa palatale lesioni vescicolo-bollose, zone atrofiche, desquamazioni ed erosioni"><img alt="Fig.1" class="altaf round" src="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig1-pemfigoide_esame-obbiettivo-intraorale.jpg" /></a></p>

<p class="linegrey clear"></p>

<p>All&#39;anamnesi medica la paziente riferisce di soffrire di gastrite cronica e di essere in terapia antiaggregante piastrinica. Si invia la paziente a consulenza dermatologica durante la quale si riscontra l&#39;assenza di ulteriori lesioni a livello di cute o altre mucose. Si prescrivono esami ematochimici di controllo e, di concerto con lo specialista in dermatologia, si decide di procedere a prelievo bioptico la mucosa lesionata da sottoporre ad esame istologico ed immunoistochinico per una diagnosi di certezza. Informata la paziente su quelle che saranno le procedure alle quali sar&agrave; sottoposta ed ottenuto il suo consenso informato si esegue la biopsia escissionale di una lesione bollosa in sede geniena (Fig. 2), il prelievo viene fatto comprendendo anche i tessuti limitrofi (Fig. 3).</p>

<p class="linegrey clear"></p>

<p class="acenter left half"><strong>Fig.2</strong> Lesione bollosa presente sulla mucosa geniena sottoposta a biopsia escissionale<br />
<a class="html5lightbox" data-group="casi975" href="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig2-pemfigoide_lesione-bollosa.jpg" title="Fig.2 Lesione bollosa presente sulla mucosa geniena sottoposta a biopsia escissionale"><img alt="Fig.2" class="altaf round" src="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig2-pemfigoide_lesione-bollosa.jpg" /></a></p>

<p class="acenter left half"><strong>Fig.3</strong> Durante la biopsia, l&#39;epitelio, estremamente delicato, si distacca dai piani mucosi semplicemente con l&#39;aspirazione chirurgica lasciando delle ampie aree disepitelizzate<br />
<a class="html5lightbox" data-group="casi975" href="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig3-pemfigoide_biopsia.jpg" title="Fig.3 Durante la biopsia, l'epitelio, estremamente delicato, si distacca dai piani mucosi semplicemente con l'aspirazione chirurgica lasciando delle ampie aree disepitelizzate"><img alt="Fig.3" class="altaf round" src="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig3-pemfigoide_biopsia.jpg" /></a></p>

<p class="linegrey clear"></p>

<p>La losanga di tessuto prelevata viene divisa in due parti di cui una sar&agrave; sottoposta ad esame istologico, l&#39;altra ad immunofluorescenza diretta (Fig. 4). I due campioni vengono conservati in due provette distinte contenenti formalina 10&#37;. Il referto anatomopatologico (Fig. 5) mette in evidenza la disepitelizzazione dei frammenti mucosi prelevati e la presenza di un infiltrato linfo-plasmacellulare nella lamina propria connettivale, l&#39;immunofluorescenza diretta mette in evidenza un deposito lineare di IgG a livello della membrana basale. Dagli esami ematochimici non risulta un aumento delle IgG circolanti. Si pone diagnosi di pemfigoide benigno delle membrane mucose (detto anche pemfigoide cicatriziale).</p>

<p class="linegrey clear"></p>

<p class="acenter left half"><strong>Fig.4</strong> Il prelievo viene diviso in due parti uguali di cui una verr&agrave; sottoposta ad esame istologico ed una ad immunofluorescenza diretta<br />
<a class="html5lightbox" data-group="casi975" href="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig4-pemfigoide_prelievo.jpg" title="Fig.4 Il prelievo viene diviso in due parti uguali di cui una verrà sottoposta ad esame istologico ed una ad immunofluorescenza diretta"><img alt="Fig.4" class="altaf round" src="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig4-pemfigoide_prelievo.jpg" /></a></p>

<p class="acenter left half"><strong>Fig.5</strong> Il referto conferma le ipotesi diagnostiche di patologia appartente al gruppo del pemfigoide<br />
<a class="html5lightbox" data-group="casi975" href="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig5-pemfigoide_referto-analisi.jpg" title="Fig.5 Il referto conferma le ipotesi diagnostiche di patologia appartente al gruppo del pemfigoide"><img alt="Fig.5" class="altaf round" src="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig5-pemfigoide_referto-analisi.jpg" /></a></p>

<p class="linegrey clear"></p>

<h5>2.2-TRATTAMENTO</h5>

<p>Considerate le buone condizioni cliniche generali della paziente e l&#39;ampia diffusione di lesioni mucose orali, viene prescritta una terapia con Prednisone per via sistemica (1 mg x Kg x die). Alla parziale remissione delle lesioni orali il farmaco viene gradualmente scalato e sostituito con una terapia topica a base di clobetasolo in gel adesivo: si prescrivono 2 applicazioni al d&igrave; della durata di un&#39;ora ciascuna mettendo la prepazione all&#39;interno della protesi superiore che dunque viene utilizzata come un tray porta-farmaco individuale. Per via topica vengono inoltre prescritti sciacqui con una soluzione antisettica di clorexidina 0,2&#37; da utilizzare 2 volte al giorno per 14 giorni. L&#39;andamento della malattia manifesta fasi di remissione e di acuzie in cui le lesioni tornano nuovamente a manifestarsi (Figg. 6-9).</p>

<p class="linegrey clear"></p>

<p class="acenter left half"><strong>Fig.6</strong> Le lesioni palatali dopo una settimana di trattamento con corticosteroidi per via sistemica<br />
<a class="html5lightbox" data-group="casi975" href="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig6-pemfigoide_lesioni-palatali.jpg" title="Fig.6 Le lesioni palatali dopo una settimana di trattamento con corticosteroidi per via sistemica"><img alt="Fig.6" class="altaf round" src="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig6-pemfigoide_lesioni-palatali.jpg" /></a></p>

<p class="acenter left half"><strong>Fig.7</strong> Mucosa palatale integra in una fase di remissione della patologia<br />
<a class="html5lightbox" data-group="casi975" href="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig7-pemfigoide_mucosa-palatale-integra.jpg" title="Fig.7 Mucosa palatale integra in una fase di remissione della patologia"><img alt="Fig.7" class="altaf round" src="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig7-pemfigoide_mucosa-palatale-integra.jpg" /></a></p>

<p class="clear"></p>

<p class="acenter left half"><strong>Fig.8</strong> Comparsa di una nuove lesioni palatali a 2 mesi dal trattamento<br />
<a class="html5lightbox" data-group="casi975" href="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig8-pemfigoide_nuove-lesioni-palatali.jpg" title="Fig.8 Comparsa di una nuove lesioni palatali a 2 mesi dal trattamento"><img alt="Fig.8" class="altaf round" src="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig8-pemfigoide_nuove-lesioni-palatali.jpg" /></a></p>

<p class="acenter left half"><strong>Fig.9</strong> Fase di riacutizzazione della malattia con comparsa di lesioni a livello del palato molle a 10 mesi dal termine della terapia<br />
<a class="html5lightbox" data-group="casi975" href="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig9-pemfigoide_riacutizzazione-malattia.jpg" title="Fig.9 Fase di riacutizzazione della malattia con comparsa di lesioni a livello del palato molle a 10 mesi dal termine della terapia"><img alt="Fig.9" class="altaf round" src="http://www.dentisti-italia.it/user/casi_upload/5380/fig9-pemfigoide_riacutizzazione-malattia.jpg" /></a></p>

<p class="linegrey clear"></p>

<h3>3-DISCUSSIONE</h3>

<p>Il pemfigoide delle membrane mucose o pemfigoide cicatriziale &egrave; una patologia infiammatoria cronica non ereditaria su base autoimmunitaria caratterizzata dalla formazione di bolle sub-epiteliali<a href="#_edn3" id="_ednref3" title="">[3]</a> che colpisce elettivamente le mucose orali (90&#37; dei casi )<a href="#_edn4" id="_ednref4" title="">[4]</a> e congiuntivali<a href="#_edn5" id="_ednref5" title="">[5]</a>. Interessa prevalentemente soggetti di sesso femminile tra con picco di incidenza nella sesta settima decade. La sua reale incidenza non &egrave; nota ma risulta senz&#39;altro pi&ugrave; raro del Pemfigoide Bolloso un&#39;altra patologia vescicolo-bollosa con la quale condivide diversi aspetti. La mucosa orale &egrave; sede di lesioni polimorfe<a href="#_edn6" id="_ednref6" title="">[6]</a> che vanno dall&#39; eritema, alla desquamazione, all&#39;erosione, all&#39;ulcerazione, passando per l&#39;eruzione vescicolo-bollosa. Non sempre &egrave; possibile reperire le bolle che caratterizzano la malattia in quanto esse, estremamente fragili, hanno la tendenza a rompersi facilmente lasciando una mucosa desquamata, erosa o francamente ulcerata. Sedi extraorali che posson essere interessate dalla patologia sono in ordine di frequenza: congiuntiva, laringe, genitali, esofago e cute. Le zone orali orale dove pi&ugrave; spesso le lesioni si localizzano sono la gengiva, la mucosa alveolare, il palato, la mucosa geniena, il pavimento orale. Le gengive appaiono arrossate ed &egrave; presente quasi sempre fastidio che pu&ograve; essere anche non molto intenso, a queste zone di arrossamento possono accompagnarsi zone erose ulcerate o desquamate, in questi casi la sintomatologia presente &egrave; caratterizzata da bruciore, sanguinamento, dolore alla masticazione, difficolt&agrave; nell&#39;alimentarsi. Con il passare del tempo si assiste ad un peggioramento di tutti gli indici parodontali in quanto le manovre di igiene orale evocano dolore ed il paziente non di rado &egrave; restio a compierle in maniera corretta<a href="#_edn7" id="_ednref7" title="">[7]</a>. Il segno di Nikolsky &egrave; positivo<a href="#_edn8" id="_ednref8" title="">[8]</a>, cio&egrave; lo sfregamento delicato della mucosa pu&ograve; causare la formazione di bolle, nei portatori di protesi mobili &egrave; la frizione della stessa protesi sui tessuti molli a determinare lo sviluppo di lesioni bollose che poi si rompono lasciando la mucosa erosa e dolente. Le manifestazioni oculari possono evolvere in opacizzazioni corneali e cicatrizzazioni <em>(simblefaron)</em>. La malattia &egrave; caratterizzata dalla presenza di depositi di immunoglobuline e componenti del complemento contro componenti della membrana basale (tali depositi possono essere individuati all&#39;immunofluorescenza diretta). Antigeni bersaglio<a href="#_edn9" id="_ednref9" title="">[9]</a> di tali anticorpi sono la <em>laminina 5,</em> una glicoproteina presente a livello della lamina lucida della membrana basale coinvolta nella giunzione epitelio connettivale, e un antigene proteico di 180Kd nota come <em>antigene del pemfigoide bolloso benigno</em> (BPAG2). Difficilmente si riscontrano anticorpi circolanti. Il pemfigoide cicatriziale delle membrane mucose &egrave; la controparte mucosa del pemfigode bolloso, malattia questa, che colpisce indifferentemente maschi e femmine con un picco di incidenza nella settima e ottava decade e nella quale spesso &egrave; presente un significativo aumento di autoanticorpi circolanti, autoanticorpi che hanno come bersaglio un antigene proteico denominato <em>BPAG1</em> di 23000 dalton presente negli emidesmosomi dei cheratinociti dello strato basale<a href="#_edn10" id="_ednref10" title="">[10]</a>. Clinicamente nel pemfigoide bolloso le manifestazioni sono simili a quelle del pemfigoide cicatriziale ma la mucosa orale e le altre mucose solo di rado sono interessate mentre &egrave; colpita la cute soprattutto del tronco e delle estremit&agrave; dove le manifestazioni vescicolo-bollose sono spesso precedute da eruzioni papulari-eritematose<a href="#_edn11" id="_ednref11" title="">[11]</a>.</p>

<p>L&#39;esame istologico nel pemfigoide cicatriziale dimostra la separazione dell&#39; epitelio dalla lamina propria connettivale con formazione di bolle sottoepiteliali<a href="#_edn12" id="_ednref12" title="">[12]</a>. Nel pemfigo, altra malattia bollosa su base autoimmunitaria, le bolle si formano invece all&#39;interno dell&#39;epitelio per il fenomeno dell&#39;acantolisi11.</p>

<p>All&#39;immunofluorescenza diretta compaiono depositi lineari e omogenei di IgG lungo la membrana basale, tale esame consente di distinguere il pemfogoide cicatriziale da altre malattie vescicolo-erosive quali pemfigo e lichen erosivo. L&#39;imunofluorescenza indiretta &egrave; negativa (o debolmente positiva) per auto-anticorpi anti cute-membrana basale e anti cute-sostanza intercellulare, il che consente di porre diagnosi differenziale rispettivamente con il pemfigoide bolloso e con il pemfigo<a href="#_edn13" id="_ednref13" title="">[13]</a>.</p>

<p>Il trattamento<a href="#_edn14" id="_ednref14" title="">[14]</a> ha 3 obiettivi: ridurre la produzione di anticorpi, ridurre l&#39;infiammazione e prevenire le recidive. Farmaci di elezione sono i cortisonici il cui utilizzo deve tener conto di eventuali altre patologie sistemiche correlate quali ipertensione, diabete, osteoporosi, glaucoma ecc. Se le lesioni si localizzano solo a livello gengivale si utilizza clobetasolo in gel adesivo sotto copertura antimicotica, 2 applicazioni al d&igrave; della durata di un&#39;ora ciascuna mediante tray portafarmaco individuale realizzato dopo aver rilevato le impronte delle arcate, riducendo poi ad un&#39;applicazione al giorno alla remissione delle lesioni.</p>

<p>Se sono interessate pi&ugrave; sedi mucose orali si utilizza la terapia sistemica con prednisone 1mgxKg/die fino a remissione del 50&#37; delle lesioni per scalare poi gradualmente la terapia associandola se necessario a trattamento topico.</p>

<p>Nei casi non responsivi a tale trattamento o nei pazienti in cui sia controindicato l&#39;uso di cortisonici sistemici si possono utilizzare minociclina (100mg/die) o dapsone (25-150mg/die). Anche in questi casi si attende la remissione del 50&#37; delle lesioni per scalare gradualmente la terapia associandola se necessario a trattamento topico.</p>

<p>Se il coinvolgimento &egrave; polidistrettuale al cortisonico per via sistemica si associano altri farmaci quali: azatioprina (1-2mgxKg/die), ciclofosfamide (0,5-2mgxKg/die) se &egrave; presente interessamento oculare, sulfapiridina (1,5-3g/die) o dapsone (25-150mg/die). Alla remissione significativa delle lesioni si scala gradualmente il cortisonico sistemico mantenendo l&#39;immunosoppressore.</p>

<p>Durante la terapia cortisonica &egrave; fondamentale monitorare pressione arteriosa, funzionalit&agrave; epatica, glicemia, mineralometria ossea, elettroliti.</p>

<p>Essendo il pemfogoide cicatriziale una patologia multisistemica il trattamento deve essere seguito di concerto con il dermatologo.</p>

<p>Mignogna et al<a href="#_edn15" id="_ednref15" title="">[15]</a><em>.</em>, han trattato con successo una serie di 6 pazienti resistenti al trattamento con steroidi ad alte dosi e con agenti immunosoppressori mediante infusione endovenosa di immunoglobuline. Tale trattamento ha permesso di risparmiare ai pazienti il 50&#37; della dose di steroidi e immunosoppressori nei primi 3 mesi e un ulteriore 20&#37; durante i cicli di mantenimento. Tale studio confermerebbe che come per altre malattie autoimmuni muco-cuanee il Pemfigoide cicatriziale pu&ograve; avvalersi di tale tipo di trattamento.</p>

<p>Il decorso &egrave; relativamente benigno ma la prognosi a lungo termine &egrave; imprevedibile, in alcuni casi ci pu&ograve; essere la guarigione in altri possono alternarsi fasi di miglioramento con fasi di riacutizzazione della malattia. Se vengono colpite le mucose oculari &egrave; fondamentale intervenire tempestivamente in quanto la malattia pu&ograve; esitare nella perdita della vista.</p>

<h3>4-CONCLUSIONI</h3>

<p>Durante le visite odontoiatriche &egrave; opportuno che il professionista dedichi il giusto tempo ad esaminare i tessuti molli orali allo scopo di identificare eventuali lesioni e, in presenza di sospetti quadri morbosi, istituisca un iter diagnostico che partendo dall&#39;esame clinico e dall&#39;anamnesi medica continui con l&#39;eventuale richiesta di esami strumentali e/o laboratoristici e si concluda eventualmente con l&#39;esecuzione di un prelievo bioptico escissionale (con rimozione dell&#39;intera lesione) o incisionale (prelevando solo un pezzo della lesione) per l&#39;esecuzione di un esame istologico e/o immunoistochimico. Solo il rigoroso rispetto di tutti i passaggi elencati consentir&agrave; di giungere ad una diagnosi di certezza dalla quale scaturir&agrave; la terapia. Va sottolineato inoltre che il cavo orale &egrave; spesso sede di lesioni che possono rappresentare una sola delle manifestazioni di quadri morbosi pi&ugrave; ampi con interessamento anche di altri distretti corporei, la collaborazione dell&#39;odontoiatra con altri specialisti di area medica deve essere senza dubbio vista in maniera positiva nell&#39;obiettivo di mettere a disposizione del paziente competenze e conoscenze che consentono di giungere in maniera puntuale ad una diagnosi e di instaurare in tempi tempestivi l&#39;idoneo trattamento.</p>

<h3>5-RINGRAZIAMENTI</h3>

<p>Si ringrazia la dr.ssa Paola Toto per la preziosa collaborazione nella gestione clinica del caso trattato.</p>

<h3>6-BIBLIOGRAFIA</h3>

<div>
<hr />
<div id="edn1">
<p><a href="#_ednref1" id="_edn1" title="">[1]</a> Nocini PF. Le lesioni mucose del cavo orale: elementi di diagnosi differenziale. Suppl ANDI INFORMA 2/2009, Ariesdue Srl</p>
</div>

<div id="edn2">
<p><a href="#_ednref2" id="_edn2" title="">[2]</a> Allegra F, Gennari PU. Le malattie della mucosa orale. Ciba- Geigy edizioni 1991</p>
</div>

<div id="edn3">
<p><a href="#_ednref3" id="_edn3" title="">[3]</a> Scully C, Lo Muzio L. <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17804127">Oral mucosal diseases: mucous membrane pemphigoid.</a> Br J Oral Maxillofac Surg. 2008 Jul;46(5):358-66</p>
</div>

<div id="edn4">
<p><a href="#_ednref4" id="_edn4" title="">[4]</a> Petruzzi M. Mucous membrane pemphigoid affecting the oral cavity: short review on etiopathogenesis, diagnosis and treatment. Immunopharmacol Immunotoxicol. 2012 Jun;34(3):363-7</p>
</div>

<div id="edn5">
<p><a href="#_ednref5" id="_edn5" title="">[5]</a> Anhalt G. Pemphigoid: bullous and cicatricial. Dermatol Clin 8:701-716, 1990</p>
</div>

<div id="edn6">
<p><a href="#_ednref6" id="_edn6" title="">[6]</a> Capecchi M, Ficarra G, Pagni L. Pemfigoide benign delle membrane mucosa : aspetti clinici e istopatologici in 20 pazienti. Minerva Stomat 43: 423-428, 1994</p>
</div>

<div id="edn7">
<p><a href="#_ednref7" id="_edn7" title="">[7]</a> Schellinck AE, Rees TD, Plemons JM, Kessler HP, Rivera-Hidalgo F, Solomon ES. <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19905946">A comparison of the periodontal status in patients with mucous membrane pemphigoid: a 5-year follow-up.</a></p>

<p>J Periodontol. 2009 Nov;80(11):1765-73</p>
</div>

<div id="edn8">
<p><a href="#_ednref8" id="_edn8" title="">[8]</a> Mignogna MD, Fortuna G, Leuci S, Ruoppo E, Marasca F, Matarasso S. <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19053912">Nikolsky&#39;s sign on the gingival mucosa: a clinical tool for <strong>oral</strong> health practitioners.</a> J Periodontol. 2008 Dec;79(12):2241-</p>
</div>

<div id="edn9">
<p><a href="#_ednref9" id="_edn9" title="">[9]</a> Niimi Y, Zhu XJ, Bystryn JC. Identification of cicatricial pemphigoid antigens. Arch dermatol 128:54-57, 1992</p>
</div>

<div id="edn10">
<p><a href="#_ednref10" id="_edn10" title="">[10]</a> Ficarra G. Manuale di Patologia e Medicina Orale. McGraw - Hill Libri Italia 1998</p>
</div>

<div id="edn11">
<p><a href="#_ednref11" id="_edn11" title="">[11]</a> Regezi JA, Sciubba JJ. Patologia Orale, dalla diagnosi alla terapia. 3&deg; edizione. Antonio Delfino Editore 2001</p>
</div>

<div id="edn12">
<p><a href="#_ednref12" id="_edn12" title="">[12]</a> Ahmed AR, Kurgis BS, Rogers RS. Cicatricial pemphigoid. J Am Acad Dermatol 24: 987-1001, 1991</p>
</div>

<div id="edn13">
<p><a href="#_ednref13" id="_edn13" title="">[13]</a> Gombos S, Serpico R. Clinica Odontoiatrica e Stomatologica- Testo Atlante a colori di Patologia e Medicina Orale per Medici ed Odontoiatri- Seconda edizione. Piccin, 2007</p>
</div>

<div id="edn14">
<p><a href="#_ednref14" id="_edn14" title="">[14]</a> Carbone M, Calogiuri PL, Broccoletti R. Il Pemfigoide delle membrane mucose. Italian Oral Surg 2:89-92,2010</p>
</div>

<div id="edn15">
<p><a href="#_ednref15" id="_edn15" title="">[15]</a> Mignogna MD, Leuci S, Piscopo R, Bonovolont&agrave; G. Intravenous immunoglobulins and mucous membrane pemphigoid. Ophthalmology 2008;115(4):752</p>
Per citare l&#39;articolo:

<p><u>Di Iorio E</u>. IL Pemfigoide benigno delle membrane mucose: un caso clinico. <em>Oral mucous membrane pemphigoid: case report</em>. Doctor Os 2015;XXVI(2):120-125 ISSN 1120-7140</p>
</div>
</div>]]></description>
            <category>Patologia orale</category>
            <pubDate>Fri, 24 Feb 2017 15:02:17 +0200</pubDate>
            <guid>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/945_pemfigoide-benigno-delle-membrane-mucose.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Casi Clinici: Patologia orale --- Rimozione di mucocele labiale</title>
            <link>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/926_rimozione-mucosa-labiale.html</link>
            <description><![CDATA[<p>Si rivolge alla nostra attenzione un paziente di sesso maschile di anni 27 non fumatore, in buono stato di salute generale che lamenta la presenza da circa 3 mesi di una tumefazione circoscritta a livello del labbro inferiore,</p>

<p>lo stesso riferisce che nel tempo questa lesione, la cui comparsa &egrave; stata improvvisa, si &egrave; ridotta sino a scomparire per poi tornare a riformarsi senza causa apparente.</p>

<p>Non &egrave; presente sintomatologia dolorosa ma la percezione di un senso di tensione a livello della sede della lesione crea una sensazione di fastidio che ha portato il paziente a richiedere una consulenza odontostomatologica. L&rsquo;esame clinico conferma la presenza di una tumefazione tondeggiante di circa un cm di diametro, la mucosa&nbsp; che la ricopre appare integra di colorito traslucido, i margini iperemici e non ispessiti, la lesione si presenta fluttuante alla palpazione. Non &egrave; presente interessamento dei linfonodi loco-regionali.</p>

<p>Si pone la diagnosi presuntiva di mucocele a partenza dalle ghiandole salivari minori del labbro inferiore e ottenuto il consenso informato del paziente si programma l&rsquo;exeresi chirurgica della lesione in toto. Il pezzo operatorio viene fissato in formalina al 10&#37;&nbsp; ed inviato all&rsquo;anatomo patologo per l&rsquo;esecuzione dell&rsquo;esame istologico. Il referto dell&rsquo;anatomo patologo evidenzia, nell&rsquo;ambito della lamina propria, acini ghiandolari di cui alcuni atrofici e pseudocapsula con parete formata da tessuto di granulazione con infiltrato infiammatorio costituito prevalentemente da neutrofili e macrofagi, contenente al suo interno materiale mucoide e un infiltro flogistico aspecifico.</p>

<p>E&rsquo; posta dunque la diagnosi di cisti da stravaso mucoso a partenza dalle ghiandole salivari minori del labbro.<br />
<br />
<span style="line-height: 1.6em;">Fonte bibliografica: </span><u style="line-height: 1.6em;">Di Iorio E.</u><span style="line-height: 1.6em;"> Rimozione chirurgica di mucocele del labbro inferiore. </span><em style="line-height: 1.6em;">Surgical removal of mucocele of the lower lip. </em><span style="line-height: 1.6em;">Doctor Os 2016;XXVII(1):30-34 ISSN 1120-7140</span></p>

<p><br />
<span style="line-height: 1.6em;">Per leggere o scaricare l&rsquo;articolo:</span><br />
<a href="https://www.researchgate.net/publication/291832830_Rimozione_chirurgica_di_mucocele_del_labbro_inferiore_Surgical_removal_of_mucocele_of_the_lower_lip?ev=prf_pub" style="line-height: 1.6em;">https://www.researchgate.net/publication/291832830_Rimozione_chirurgica_di_mucocele_del_labbro_inferiore_Surgical_removal_of_mucocele_of_the_lower_lip?ev=prf_pub</a></p>

<p></p>]]></description>
            <category>Patologia orale</category>
            <pubDate>Wed, 08 Jun 2016 14:50:58 +0200</pubDate>
            <guid>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/926_rimozione-mucosa-labiale.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Casi Clinici: Patologia orale --- Rimozione di Tumore Odontogeno Cheratocistico mandibolare</title>
            <link>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/925_rimozione-tumore.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="margin-left:17.85pt;">Si rivolge alla nostra attenzione un paziente di sesso maschile di 76 anni.&nbsp;Durante l&rsquo; esame obiettivo si evidenzia una modica tumefazione dolorabile alla palpazione nella regione edentula dove erano assenti gli elementi 4.4-4.5.&nbsp;Tale edentulismo &egrave; stato riabilitato trent&rsquo;anni prima mediante una protesi fissa a ponte che poggia sugli elementi 4.3 e 4.6. Si esegue un esame endorale che evidenzia una lesione tondeggiante radiotrasparente a margini molto netti e leggermente addensati. OPT e Tc-Cone Beam dell&rsquo;emiarcata confermano la presenza della lesione in corrispondenza della quale la corticale vestibolare appare riassorbita. L&rsquo;aspetto radiografico farebbe pensare ad una cisti residua.</p>

<p style="margin-left:17.85pt;">Si esegue l&rsquo;enucleazione della lesione che, sottoposta ad esame istologico, risulta essere un Tumore odontogeno cheratocistico.</p>

<p style="margin-left:17.85pt;">In passato tale lesione era denominata Cheratocisti odontogena, nel 2005 ne &egrave; stata riconosciuta dall&rsquo;OMS la natura neoplastica &egrave; gli &egrave; stata atribuita la denominazione di Tumore Odonogeno Cheraticistico (KOT). Tale lesione &egrave; stata inserita tra i tumori odontogeni benigni costituiti da epitelio odontogeno con stroma fibroso maturo senza ectomesenchima odontogeno. Rappresenta il 9&#37; delle cisti mascellari, pi&ugrave; frequente nella 2&agrave; e 3&agrave; decade presenta una leggera predilezione per il sesso maschile, si localizza prevalentemente&nbsp; nella mandibola posteriore. Dal punto di vista clinico &egrave; caratterizzato da aggressivit&agrave; locale e tendenza alla recidiva dopo enucleazione (62&#37;) che si spiega con la presenza di cisti satelliti nella sottile parete fibrosa.</p>

<p>Fonte bibliografica: <u>Di Iorio E.</u> Lesione radiotrasparente in area mandibolare edentula. <em>Radiolucent lesion in mandibular edentulous area</em>. Dental Cadmos 84(6):339-340<br />
<br />
<span style="line-height: 1.6em;">Per leggere o scaricare l&rsquo;articolo:</span><br />
<a href="https://www.researchgate.net/publication/303779410_Lesione_radiotrasparente_in_area_mandibolare_edentula?ev=prf_pub" style="line-height: 1.6em;">https://www.researchgate.net/publication/303779410_Lesione_radiotrasparente_in_area_mandibolare_edentula?ev=prf_pub</a></p>

<p><span style="FONT-FAMILY: &quot;Calibri&quot;,sans-serif"><a href="https://www.researchgate.net/publication/294872210_Il_restauro_adesivo_in_disilicato_di_litio_nella_riabilitazione_dei_denti_singoli_posteriori_trattati_endodonticamente_-_Adhesive_lithium_disilicate_restoration_in_single_posterior_endodontically_trea?ev=prf_pub">https://www.researchgate.net/publication/294872210_Il_restauro_adesivo_in_disilicato_di_litio_nella_riabilitazione_dei_denti_singoli_posteriori_trattati_endodonticamente_-_Adhesive_lithium_disilicate_restoration_in_single_posterior_endodontically_trea?ev=prf_pub</a><o:p></o:p></span></p>

<p style="margin-left:17.85pt;"></p>]]></description>
            <category>Patologia orale</category>
            <pubDate>Wed, 08 Jun 2016 14:23:14 +0200</pubDate>
            <guid>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/925_rimozione-tumore.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Casi Clinici: Patologia orale --- Neurotecheoma della lingua</title>
            <link>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/888_neurotecheoma-della-lingua.html</link>
            <description><![CDATA[<p>Il myxoma della guaina nervosa&nbsp; o Neurotecheoma della mucosa orale &egrave; una massa connettivale benigna a crescita lenta, a volte asintomatica, sovente localizzata all&rsquo;interno dell&rsquo;endonevrio di un nervo periferico; &egrave; una patologia rara che pu&ograve; colpire entrambi i sessi in qualsiasi et&agrave;.</p>

<p>Si presenta alla nostra osservazione un uomo di 69 anni che presenta clinicamente lesione nodulare sessile al terzo anteriore della lingua di dimensioni di 1.0 x 0,8 cm., non dolente che presenta superficie&nbsp; liscia e leggermente biancastra, (FOTO 1). Il paziente riferisce che la lesione &nbsp;&egrave; presente da 8 mesi e l&rsquo;assenza di un trauma antecedente..</p>

<p>Nell&rsquo;anamnesi il paziente dichiara di essere iperteso, compensato da trattamento farmacologico, di non fumare e di non assumere alcolici, e di godere attualmente di buona salute.</p>

<p>Viste le dimensioni della lesione, si sottopone il paziente a biopsia escissionale della stessa dopo mappatura fotografica, utilizzando un laser a Diodo (FOTO 2, 3) e si invia il prelievo al reparto di anatomia patologica per esame istopatologico.</p>

<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; I risultati dell&rsquo;esame mostrano una crescita cellulare multilobulare all&rsquo;interno del tessuto muscolare della lingua con acantosi dell&rsquo;epitelio squamoso. Il chorion &egrave; composto da stroma mixoide contenente elementi stromali. Un supplemento d&rsquo;indagine immunoistochimica ha rilevato che l&rsquo;immunofenotipo delle cellule tumorali era positivo per le proteine S-100 e vimentina suggerendo l&rsquo;origine della lesione dalle cellule di Schwann. La lesione era negativa per CD34 e per gli anticorpi diretti contro gli antigeni della membrana epiteliale (EMA). La colorazione immunoistochimica della proteina Ki-67 era di circa il 2-3&#37; del campione. La lesione &egrave; stata diagnosticata come un classico&nbsp; neurotecheoma della lingua. (FOTO 4)</p>

<p>In letteratura riscontriamo che il myxoma della guaina nervosa &egrave; una neoplasia benigna del sistema nervoso periferico normalmente riscontrabile nel derma e nei tessuti sottocutanei a livello di testa, collo e arti. Nel 1969 Harkin e Reed hanno denominato la patologia come myxoma della guaina nervosa; successivamente nel 1980 Gallager e Helwing hanno descritto il nodulo come neurotecheoma. La classificazione attuale di myxoma della guaina nervosa (classico, cellulare e di tipo misto) si basa sulla quantit&agrave; di stroma mixoide presente. Siamo a conoscenza di soli 26 casi di myxoma della mucosa orale descritti nella letteratura anglosassone. A causa del profilo immunoistochimico delle tre varianti di myxoma, l&rsquo;origine dalla guaina nervosa della patologia &egrave; a tutt&rsquo;oggi oggetto di discussione e alcuni autori non concordano con l&rsquo;attuale classificazione. Il tipo classico mostra una frequente presenza di cellule di Schwann nei tessuti immunoreattivi alla proteina S-100. Tuttavia, l&rsquo;immunoprofilo di alcuni casi riportati ha evidenziato la presenza dell&rsquo;antigene positivo alla proteina S-100 nelle varianti miste di myxoma. Nishioka e coll.&nbsp; hanno osservato la differenziazione della guaina nervosa dei tipi misto e cellulare in 3 casi di myxoma orale, sostenendo cos&igrave; la teoria che diversi tipi di myxoma potrebbero formare uno spettro morfologico piuttosto che entit&agrave; patologiche distinte. Conseguentemente le differenti varianti di myxoma potrebbero avere la stessa origine strettamente collegata al tumore della guaina nervosa. Infine, Fetsch e coll. hanno affermato che il neurotecheoma &egrave; morfologicamente e istochimicamente distinto dal myxoma, indicando che il neurotecheoma&nbsp; potrebbe derivare dalle cellule fibroblastiche con capacit&agrave; di differenziazione in miofibroblasti e propensione ad attirare cellule istocitiche.</p>

<p>La diagnosi clinica differenziale di myxoma , che si presenta come un nodulo sulla lingua comprende il fibroma traumatico, la mucinosi papulare, il fibro-papilloma, il tumore a cellule granulose e il lipoma. La mucinosi papulare non &egrave; circoscritta, lobulare o cellulare come il myxoma . I mixomi orali sono generalmente negativi alla S-100. I perineuromi sono positivi a EMA mentre gli antigeni della proteina S-100 risultano normalmente negativi. L&rsquo;escissione chirurgica &egrave; la scelta terapeutica normalmente utilizzata per il myxoma. .In conclusione, si evidenzia che nel processo di diagnosi differenziale tra il mixoma della guaina nervosa e gli altri mixomi orali l&rsquo;impiego dell&rsquo;immunoistochimica svolge un ruolo fondamentale.</p>

<p>&nbsp;Parole chiave: immunoistochimica, myxoma, neurotecheoma, endonevrio.</p>

<p></p>

<p>Bibliografia:</p>

<p><strong>NEUROTECHEOMA DELLA LINGUA </strong></p>

<p><strong>Bosotti M , Bombeccari GP , Costantino D , Azzi L , Ruffoni D , Mariani U , Gianatti A , Spadari F. Colegio dei docenti in odontoiatria Roma 2013.</strong></p>]]></description>
            <category>Patologia orale</category>
            <pubDate>Tue, 06 Oct 2015 09:47:42 +0200</pubDate>
            <guid>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/888_neurotecheoma-della-lingua.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Casi Clinici: Patologia orale --- Prelievo bioptico a laser e diagnosi</title>
            <link>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/887_prelievo-bioptico-a-laser-e-diagnosi.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="margin-left:18.0pt;">Gli attuali&nbsp; LASER a diodi permettono di trattare chirurgicamente i tessuti molli con estrema facilit&agrave;, con i seguenti vantaggi: minimo sanguinamento, controllo della profondit&agrave; di taglio, limitazione del dolore post operatorio, assenza di suture con guarigione per seconda intenzione;&nbsp; nel&nbsp; classico prelievo a lama fredda riscontriamo invece: difficolt&agrave; di controllo dell&rsquo;emostasi, difficolt&agrave; di controllo della profondit&agrave; di taglio, dolore post operatorio non sempre controllabile e la presenza suture con relative&nbsp; complicanze di&nbsp;&nbsp; guarigione ed&nbsp; eventuale disseminazione.</p>

<p style="margin-left:18.0pt;">Nel nostro caso, dopo accurata anamnesi, concludiamo per &nbsp;una diagnosi clinica di fibroma traumatico del vestibolo inferiore destro e, viste le condizioni psicologiche della paziente, si opta per una rimozione chirurgica della lesione con LASER .</p>

<p style="margin-left:18.0pt;">Dopo l&rsquo;infiltrazione di anestetico locale, si procede all&rsquo;intervento in un campo operatorio asciutto, &nbsp;ben visibile, &nbsp;privo di sangue. &nbsp;Si enuclea totalmente la lesione e la si invia al reparto di Anatomia patologica per ottenere un esame istopatologico. Il letto operatorio viene terminato con la cauterizzazione laser di tutti i vasi presenti e non si applicano suture. Si otterr&agrave; quindi la guarigione con completa&nbsp; restitutio ad integrum nell&rsquo;arco di 3 settimane; &nbsp;la paziente non riferir&agrave; particolari&nbsp; momenti algici. (FOTO 1,2,3,4,)</p>

<p style="margin-left:18.0pt;">I risultati dell&rsquo;esame istologico confermano la diagnosi clinica, ma, nelle note, ritroviamo la presenza di marcate alterazioni tissutali da prelievo che sono date dagli insulti provocati dal LASER . (FOTO 5)</p>

<p style="margin-left:18.0pt;">Vediamo ora un confronto istologico di un quadro classico &nbsp;di fibroma prelevato a lama fredda (FOTO 6) e il nostro caso di prelievo a mezzo LASER &nbsp;(FOTO 7) come possiamo osservare, &nbsp;notiamo presenza di artefatti di natura fisica dovuti ad effetti termici LASER &nbsp;indotti che non sono presenti nel prelievo a lama fredda.</p>

<p style="margin-left:18.0pt;">La possibilit&agrave; di confermare la diagnosi clinica &egrave; stata ottenuta isolando un&rsquo; area&nbsp; che &egrave; stata portata a maggior ingrandimento (FOTO 7,8) ; &nbsp;qui&nbsp; abbiamo riscontrato un quadro con architettura sovrapponibile al classico prelievo a lama fredda, che ci ha permesso di redigere una diagnosi istopatologia.</p>

<p style="margin-left:18.0pt;">Conclusione: Il prelievo a mezzo LASER, a differenza della lama fredda, non sempre consente&nbsp; una conferma diagnostica istologica, per cui si consiglia l&rsquo;utilizzo del laser solo dove la diagnosi clinica &egrave; chiara e sicura di benignit&agrave;, riservandosi la possibilit&agrave; di intervento chirurgico laser assistito, dove il prelievo avviene a lama fredda con la cauterizzazione della ferita a mezzo LASER; &nbsp;in questo caso sar&agrave; d&rsquo;importanza fondamentale una documentazione fotografica perch&eacute;, &nbsp;ottenuta&nbsp; la Restitutio ad integrum,&nbsp; sar&agrave; solo la foto che potr&agrave; dare la corretta localizzazione iniziale della lesione per consentire un ampliamento dell&rsquo;intervento in caso di malignit&agrave;.</p>

<p style="margin-left:18.0pt;">Bibliografia:</p>

<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width:100&#37;;" width="100&#37;">
	<tbody>
		<tr>
			<td colspan="2">
			<ol>
				<li>1) &nbsp;Ruffoni D,&nbsp; Bombeccari G, et al. Biopsie del cavo orale: studio comparativo su tecniche di prelievo eseguite con duplice modalit&agrave;.&nbsp;&nbsp;Doctor Os 06/2010</li>
			</ol>
			</td>
		</tr>
		<tr>
			<td colspan="2">
			<p></p>
			</td>
		</tr>
		<tr>
			<td>
			<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width:100.0&#37;;" width="100&#37;">
				<tbody>
					<tr>
						<td></td>
					</tr>
					<tr>
						<td></td>
					</tr>
					<tr>
						<td></td>
					</tr>
					<tr>
						<td></td>
					</tr>
				</tbody>
			</table>
			</td>
			<td></td>
		</tr>
	</tbody>
</table>

<p>2) Goldman L, Blaney DJ, Kindel DJ et al:&nbsp; <em>Pathology of the effect of the laser beam on te skin</em> .&nbsp;&nbsp; Nature 1963 , 197:912</p>

<p>3)&nbsp; Gandolfo S. ed al.:<em>Technics Biopsia in oncologia orale: biopsia escissionale o incisionale? Una revisione critica della letteratura e del contributo personale degli autori </em>&nbsp;Min Stomatol 1993,(3) : 69-75</p>]]></description>
            <category>Patologia orale</category>
            <pubDate>Tue, 06 Oct 2015 09:38:13 +0200</pubDate>
            <guid>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/887_prelievo-bioptico-a-laser-e-diagnosi.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Casi Clinici: Patologia orale --- L'importanza della diagnosi differenziale nella burning mouth syndrome</title>
            <link>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/886_burning-mouth-syndrome.html</link>
            <description><![CDATA[<p>Si presenta alla nostra osservazione una signora, nella sesta decade di vita, che dichiara bruciore continuo alle mucose orali e lingua da alcuni anni, gi&agrave; trattata da altri professionisti, odontoiatri, dermatologi , maxillofacciale e neurologo che concordavano con la diagnosi di Burning Mouth Syndrome ; le terapie proposte variano da vari collutori fino ad arrivare all&rsquo;utilizzo di benzodiazepine che attenuano la sintomatologia ma con relative complicanze.</p>

<p>All&rsquo;anamnesi, la paziente risulta in buona salute, non ricorda ricoveri ospedaliere oltre le gravidanze, presenta ipotirodismo compensato farmacologicamente, lieve sovrappeso, non tollera i latticini e non mangia pesce, non riferisce allergie, porta con se recenti esami ematochimici che rappresentano un lieve stato di anemia sideropenica, proteina C reattiva, C3-C4 nella norma e ANA ENA negativi. Tampone faringeo negativo, esame citologico e microbiologico delle mucose orali negativi. &nbsp;Attualmente in cura con benzodiazepine in gocce e ormone sintetico tiroideo.</p>

<p>All&rsquo;esame obiettivo locale presenta un completo edentulismo riabilitato protesicamente con protesi totali mobili congrue e condizioni igieniche delle protesi non ottimali. Le mucose risultano integre e ben umettate; si notano lieve flogosi al palato molle e nel pavimento linguale da probabile compressione protesica e piccole placche bianche asportabili al dorso linguale. Alla palpazione non si rileva nulla di patologico a parte una formazione nodulare di pochi millimetri nella regione latero cervicale destra, sospetto linfonodo reattivo (Richiesta ecografia). Non ricorda l&rsquo;evento che poi ha scatenato il bruciore. Non sono stati eseguiti patch test allergologici della serie SIDAPA, ma dichiara di essere stata senza protesi per pi&ugrave; giorni senza miglioramenti della sintomatologia. Non dichiara alimenti che esacerbano il bruciore a parte il peperoncino rosso che da sollievo alla sintomatologia.</p>

<p>Vista la mancanza di segni clinici obiettivi di altre patologie, escludendo sensibilit&agrave; o allergia ai materiali protesici&nbsp; attraverso il non utilizzo delle protesi&nbsp; e la reazione positiva alla capseicina contenuta nel peperoncino, ci si trova in accordo con il sospetto diagnostico di Burning Mouth Syndrome.</p>

<p>La scarsa igiene delle protesi ci ha indotto ad informare la paziente intorno alla gestione igienica delle sue protesi totali, con il seguente protocollo:</p>

<p>Rimuovere le protesi dopo ogni pasto, spazzolarle energicamente con spazzolino per protesi mobili e detersivo per piatti poi risciacquarle, &nbsp;lasciarle immerse per un quarto d&rsquo;ora in soluzione di Amuchina disinfettante che agisce come battericida, fungicida, virulicida, risciacquare accuratamente il tutto e reinserire nel cavo orale senza utilizzare paste adesive per protesi.</p>

<p>Per&nbsp; le minime&nbsp; placche al dorso linguale si prescrive un gel di miconazolo al 2&#37; da applicare sulle mucose 3 volte al giorno per 15 giorni senza ingerirlo consigliando anche di mettere qualche goccia sotto le protesi prima di inserirle e visita di controllo a 15 giorni.</p>

<p>Dopo 5 giorni la paziente telefonicamente comunica che i sintomi sono diminuiti quasi scomparsi, spieghiamo di non illudersi, perch&eacute; le cure spesso danno effetti placebo che sono solo temporanei e&nbsp; raccomandiamo &nbsp;di continuare le cure.</p>

<p>Al controllo del quindicesimo giorno le mucose presentano ancora le compressioni da protesi, il dorso linguale presenta un aspetto fisiologico e la paziente dichiara non avere pi&ugrave; bruciori.</p>

<p>Al controllo dopo 6 mesi non &egrave; presente sintomatologia.</p>

<p>Discussione: evidentemente non si trattava di un caso di Burning Mouth Syndrome ma di un&rsquo; infezione funginea sostenuta da miceti; resta da chiarire perch&eacute; &nbsp;microbiologico e tampone erano negativi. Con tutta probabilit&agrave; l&rsquo;uso da parte della paziente di un colluttorio a base alcoolica e l&rsquo;abitudine di rimuovere la protesi per alcune ore e quindi la pasta adesiva prima del prelievo microbiologico, hanno contribuito ad abbassare la carica batterica e micotica rendendo l&rsquo;esame negativo.</p>

<p>Conclusioni: Forse prima di formulare la diagnosi di Burning Mouth Syndrome, potrebbe essere anche indicato un ciclo di terapia antimicotica per arrivare alla corretta diagnosi differenziale.</p>

<p>ParoleChiave: Burning Mouth Syndrome, Bocca Urente, SIDAPA, Capseicina.</p>

<p>Bibliografie:</p>

<p>Colangelo G.E. ,Marino R., Marino R., Marino R., Spadari F. et.al. Esperienza preliminare sull&#39;impiego di capsaicina topica estratta da polvere di peperoncino in un gruppo di pazienti affetti da sindrome della bocca bruciante. Dentista Dentista Moderno. 2009; 2:74-78</p>

<p>M. De Biase, D.Ruffoni, S. Batia, F. Spadari, F. Santoro, Topic oxigen-ozone therapy in dentistry DOCTOR OS, Maggio 2015.</p>

<p></p>

<p></p>]]></description>
            <category>Patologia orale</category>
            <pubDate>Tue, 06 Oct 2015 09:31:56 +0200</pubDate>
            <guid>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/886_burning-mouth-syndrome.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Casi Clinici: Patologia orale --- Rimozione di leucoplasia del bordo gengivale.</title>
            <link>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/515_leucoplasia.html</link>
            <description><![CDATA[<font size="2">La paziente di circa 60 anni sottopone alla nostra attenzione un bordo gengivale biancastro e ispessito. Ci comunica che era stata sottoposta un mese prima, da parte di un collega, ad intervento chirurgico per l'asportazione della medesima. Riferisce che a distanza di circa 10 giorni dall'intervento la lesione ha iniziato a recidivare. Il collega che l'ha operata precedentemente aveva comunicato alla paziente di non preoccuparsi e di mantenere la lesione controllata nel tempo. Pur avendole comunicato di aver fatto eseguire il test istologico sul tessuto asportato non &egrave; stato in grado di dirle quale fosse la natura della lesione. A questo punto abbiamo eseguito un prelievo bioptico della lesione in pi&ugrave; punti ed abbiamo richiesto un esame istologico. Il referto era compatibile con una lesione del tipo &quot;leucoplachia&quot; e mostrava gi&agrave; una metaplasia moderata, pur non presentandosi clinicamente come una placca leucoplasica tradizionalmente intesa. La metaplasia suggerisce la possibilit&agrave; che la lesione sia dotata di un potenziale degenerativo e pertanto si procede all'asportazione in toto recidendo la gengiva profondamente fino alla cresta ossea. A distanza di cinque anni la lesione non ha determinato recidive.</font>]]></description>
            <category>Patologia orale</category>
            <pubDate>Tue, 14 Dec 2010 17:28:52 +0200</pubDate>
            <guid>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/515_leucoplasia.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Casi Clinici: Patologia orale --- Possibili interazioni tra metalli e tessuti molli del cavo orale</title>
            <link>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/299_possibili-interazioni-tra-metalli-e-tessuti-molli.html</link>
            <description><![CDATA[<p><font size="2"><strong>Possibili interazioni tra metalli e tessuti molli del cavo orale</strong><br /><br />Presso&nbsp; l&rsquo;Unit&agrave; Funzionale di Patologia e Medicina Orale - Responsabile Dott. U. Mariani- della U.S.C. Odontostomatologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo - Direttore Dott. F. Villa - , si &egrave; presentato il sig. D.D., di anni 36, che presentava al bordo linguale sinistro una lesione lichenoide di forma&nbsp; reticolo-stellata, leggermente rilevata, di colore bianco, della dimensione di circa 2cm., di consistenza dura e fissa ai piani sottostanti. ( <font color="#FF0000"><strong>Foto 1</strong></font>).<br /><br />All&rsquo;esame obiettivo locale si &egrave; notata la presenza di ampi restauri conservativi in amalgama nel quadrante inferiore omolaterale, il che ha indotto il sospetto di una possibile correlazione con la lesione. Come ben noto, l&rsquo;amalgama &egrave; stato fino a pochi anni orsono il materiale da otturazione pi&ugrave; frequentemente utilizzato in tutto il mondo e sebbene negli ultimi anni si siano affermati i materiali compositi, ancora oggi la maggior parte dei pazienti presenta in bocca almeno un restauro in amalgama. (<strong><font color="#FF0000"> Foto 2</font></strong>).<br /><br />Dal momento che alcuni autori considerano il lichen lesione potenzialmente maligna, si &egrave; ipotizzato che la continua esposizione a mercurio vapore e la sua dissoluzione nella saliva sia in forma inorganica che organica, possa determinare un peggioramento del quadro patologico della stomatite lichenoide inducendone la trasformazione in lesione maligna. Sulla base di queste considerazioni&nbsp; il paziente &egrave; stato invitato a sottoporsi alla rimozione delle ricostruzioni conservative.<br /><br />A tal uopo la rimozione &egrave; stata eseguita dopo applicazione di diga in gomma e in aspirazione forzata, per evitare eventuali dispersioni di mercurio ed i restauri sono stati sostituiti con materiali privi di metallo. ( <font color="#FF0000"><strong>Foto 3</strong></font>).<br /><br />Alla visita di controllo dopo 21 giorni, si &egrave; rilevata la completa remissione della lesione lichenoide, non presentando il tessuto alterazioni di forma, colore e consistenza (<strong><font color="#FF0000"> Foto 4</font></strong>); ci&ograve; ci ha consentito di evitare la biopsia e l&rsquo;esame istopatologico e stabilire la diagnosi di Stomatite Lichenoide, pur mantenendo&nbsp; il paziente in stretto follow up.<br /><br />La presenza di pseudo membrane bianche rimovibili al corpo linguale, riconducibili a candidosi da abuso di antimicrobici, sono state trattate con antimicotico topico ad azione locale.</font></p><p><font size="2">&nbsp;</font></p><p><font size="2"><strong>Bibliografia:</strong><br /><br />1: Arch Dermatology. 1991 Nov;127(11):1684-8Lichen planus and malignancy. An epidemiologic study of 2071 patients and a review of the literature.<br /><br />2: Fardal O, Johannessen AC, Morken T. Gingivo-mucosal and cutaneous reactions to amalgam fillings. J Clin Periodontol 2005; 32,430.<br /><br />3: Laeijendecker R, Dekker SK, Burger PM, Mulder PGH, Van Joost T, Neumann Mha. Oral lichen planus and allergy to dental amalgam restorations. Arch Dermatol 2004; 140:1434.</font><font size="2"><strong><br /><br /><br />Autori</strong>: <font color="#3366FF"><strong>Ruffoni Diego</strong></font> e <strong><font color="#3366FF">Mariani Umberto</font></strong></font></p>]]></description>
            <category>Patologia orale</category>
            <pubDate>Thu, 03 Sep 2009 00:00:00 +0200</pubDate>
            <guid>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/299_possibili-interazioni-tra-metalli-e-tessuti-molli.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Casi Clinici: Patologia orale --- Casi di patologie di frequente riscontro in odontoiatria</title>
            <link>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/187_casi-di-patologie-di-frequente-riscontro-in-odonto.html</link>
            <description><![CDATA[<p><font size="2">Vorrei qui presentare le fotografie di alcuni casi di stomatologia che con frequenza si riscontrano nella pratica quotidiana. Sono patologie che devono sempre essere guardate con attenzione come per esempio l&rsquo;ulcera del fianco della lingua. Spesso questa &egrave; dovuta ad una otturazione incongrua o ad un altro traumatismo, rimosso il quale si risolve anche l&rsquo;ulcera linguale. </font></p><p>&nbsp;</p><p><font size="2">Occorre, per&ograve;,&nbsp;essere vigilanti e seguire il caso possibilmente con l&rsquo;aiuto di fotografie. Infatti se rimossa la causa ipotetica, non si ha anche la scomparsa dell&rsquo;ulcera entro un tempo massimo di due settimane, allora occorre fare una biopsia o meglio ancora inviare il paziente ad un centro ospedaliero di chirurgia maxillo-facciale. </font></p><p>&nbsp;</p><p><font size="2">Cos&igrave; come &egrave; opportuno riconoscere un herpes del palato rispetto ad un traumatismo da anestetico o una glossite romboidale rispetto alla quale non si pu&ograve; fare e non serve fare molto se non controllare le fasi infette acute.<br /></font></p><p>&nbsp;</p><p><font size="2"><font style="background-color: #ffff99">L&rsquo;esame del cavo orale non dovrebbe mai limitarsi solo all&rsquo;esame dei denti, ma dovrebbe sempre primariamente e principalmente rivolgersi ai tessuti duri e molli. Solo in un secondo momento ci si dovrebbe concentrare sui denti, cio&egrave; solo dopo aver escluso patologie orali pi&ugrave; importanti.</font><br /></font></p>]]></description>
            <category>Patologia orale</category>
            <pubDate>Tue, 24 Feb 2009 00:00:00 +0200</pubDate>
            <guid>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale/187_casi-di-patologie-di-frequente-riscontro-in-odonto.html</guid>
        </item>
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            <title>Casi Clinici: Patologia orale /  --- Afta singola del frenulo linguale</title>
            <link>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale//142_afta-singola-del-frenulo-linguale.html</link>
            <description><![CDATA[<font size="2">Un Collega si presenta nel mio studio circa 15 giorni fa con una grossa afta singola del frenulo linguale che non consentiva le normali funzioni masticatorie. Il Collega lamentava dolenza e bruciore al momento della masticazione. Ho consigliato dei risciacqui con clorexidina allo 0.12% due volte al giorno per evitare le sovrainfezioni batteriche e uno spruzzo (un puf) di Nasonex prima dei pasti. Il Nasonex &egrave; un cortisonico in puf che viene usato dagli otorini per i quadri infiammatori dei turbinati nasali. Invece di spruzzarlo nel naso, consiglio di spruzzare un puf di cortisone direttamente sull&rsquo;afta prima dei pasti. Il cortisone toglie il senso di bruciore e consente una masticazione normale. La clorexidina invece previene la sovrainfezione e quindi evita l&rsquo;uso di antibiotici che nel caso dell&rsquo;afta sono assolutamente inutili, salvo appunto se non servono per combattere una sovrainfezione batterica secondaria. Dopo 15 giorni il quadro era completamente regredito</font>.]]></description>
            <category>Patologia orale / </category>
            <pubDate>Mon, 19 Jan 2009 00:00:00 +0200</pubDate>
            <guid>https://www.dentisti-italia.it/casi_clinici/patologia-orale//142_afta-singola-del-frenulo-linguale.html</guid>
        </item>
    </channel>
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