Domanda di Odontoiatria

Risposte pubblicate: 14

Quesito medico-legale su chiusura canalare

Scritto da Stefania / Pubblicato il
Facendo l'avvocato, sto trattando una causa civile in merito a delle cure canalari sotto protesi fissa. Desideravo sapere quando dal punto di vista strettamente medico-legale una chiusura canalare si definisce corta e se avete delle sentenze dove questo è definito in maniera chiara che mi siano d'aiuto. In alcune conferenze di odontoiatria legale si dice che anche a 2-3 mm dall'apice la chiusura non è corta (spesso non corrisponde l'apice anatomico con quello rx). E' vero? Se avete notizie puntuali a riguardo, fatemi sapere. Ringrazio.
Mah. secondo me il punto non è SE sia corta, nè QUANTO corta, ma se ci sono lesioni... intese come rarefazioni periapicali (granulomi, insomma) o foci come si chiamavano una volta... allora il problema sussiste, altrimenti chi può sindacare, considerando fallito un trattamento canalare, perchè; "corto" ??? allora credo che circa 60.70% dei "trattamenti" siano da considerare corti... almeno io ne vedo moltissimi, corti, ma senza lesioni, con sopra capsule o anche senza. Mi interessa molto il parere dei colleghi, su questo
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Scritto da Dott. Eugenio M. Caggianelli
Milano (MI)

Schilder diceva 0,5-1 mm per avere la certezza di aver otturato tridimensionalmente tutto il canale, di solito si accettano anche chiusure a 2 mm in assenza di sintomatologia e riscontri radiografici. Personalmente sono più soddisfatto e tranquillo quando vedo lo sbuffo di cemento oltre apice, ma anche questo non è sempre garanzia di successo. E' vero, c'è differenza fra apice radiografico ed anatomico, difficoltà quasi completamente superata con i rilevatori elettronici d'apice, ma lavorando alla cieca il dubbio sempre rimane. I criteri di successo in endodonzia sono principalmente: assenza di lesioni radiografiche e assenza di sintomatologia. Può eventualmente contattare o guardare sul sito della società italiana di endodonzia per informazioni più complete che riguardano il caso. Non sono a conoscenza di sentenze. Se ha bisogno di ulteriori informazioni siamo a disposizione. Buona giornata
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Scritto da Dott. Andrea Pallavera
Cornegliano Laudense (LO)

Esimio Avvocato, la Sua domanda, corretta da un punto di vista tecnico è, per così dire, un poco lacunosa da un punto di vista clinico. Immagino che la causa sia stata intentata per sopraggiunti granulomi e reazioni periapicali nei denti capsulati che hanno portato conseguenze clinico-radiologiche alla paziente. Siamo tutti d'accordo che non c'è una corrispondenza fra l'apice anatomico con quello radiografico, tant'è che oggi per una corretta devitalizzazione e, quindi, per una corretta chiusura del terzo apicale, noi endodontisti usiamo un marchingegno chiamato "localizzatore apicale" che, semplice nell'interpretazione clinica, è molto complesso da un punto di vista bio ingegneristico. Ma comunque a seguito della continua messa a punto dalle varie case produttrici, oggi vantiamo risultati veramente eccellenti con percentuali di successo superiori alle aspettative, anche per la commercializzazione, con relativi corsi formativi, di particolari strumenti in Nichel titanio che hanno semplificato non poco la tecnica di sagomatura dei canali. Detto questo, Lei stessa si può dare una risposta, cioè la giusta chiusura del terzo apicale viene eseguita in base a quanto "dettato" dal localizzatore elettronico. La radiografia finale darà quindi il responso di quanto lunga è stata la lunghezza di lavoro e, sopratutto, quanta differenza in lunghezza ci sia tra apice radiologico ed "elettronico". Capisce bene che tutte le valutazioni della letteratura (1, 2mm ecc) in merito,allo stato attuale delle nostre conoscenze, vanno interpretate con cautela. Comunque delle linee guida ci sono e sicuramente ci indicano che la chiusura del terzo apicale non deve essere al di sotto di un mm radiologico (?). Nella pratica clinica poi le cose non stanno proprio così in quanto terapie canalari incongrue, corte o lunghe, non danno reazione alcuna e terapie eseguite correttamente possono esitare addirittura nella perdita del dente. Ma questo è un altro discorso. Per maggiori delucidazioni non esiti a contattarmi. Le mie credenziali Le trova all'interno di questo portale. E... infine mi saluti affettuosamente la mia Palermo. Cordialità.
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Scritto da Dott. Walter Renda
Como (CO)

Preg.mo Avvocato, la Sua è una domanda che spesso anch'io mi pongo quando mi arrivano pazienti da altri studi a cui devo magari rinnovare dei vecchi ponti capsule etc, e che hanno devitalizzazioni eseguite in precedenza, radiograficamente corte rispetto alla lunghezza radiologica della radice. Io mi comporto in questo modo e penso che sia anche la maniera corretta per rispondere al suo dubbio. -1) se il dente NON ha lesioni apicali, (visibili radiograficamente come radiotrasparenze), se la parte apicale del canale non trattato NON è evidenziabile sulla Rx, (sclerosi reattiva del canale) se il Paziente NON ha mai avuto disturbi su quel dente, si può presumibilmente essere abbastanza sicuri che anche in futuro non avrà ulteriori problemi -2) se il dente presenta lesioni apicali, anche silenti, se è visibile la parte apicale del canale non trattato, se il paziente riferisce di qualche disturbo nel passato, se sono presenti o sono accaduti episodi di fistolizzazione dalla gengiva a lato del dente, allora è ASSOLUTAMENTE necessario procedere al ritrattamento canalare del dente. Per quanto riguarda le aspettative di successo, oggi, usando come riferito dal Dr. Renda, strumenti al Nikel Titanio, con strumentazione meccanica a torque control, sotto diga, con rilevatori d'apice durante la strumentazione, con Rx di controllo durante la terapia, con l'uso di strumenti che riscaldono la guttapercha (materiale per la chiusura dei canali) elettricamente, una chiusura corretta a 0,5/1mm dall'apice radiografico, dovrebbe essere assolutamente la routine in uno studio di medio alto livello. Purtroppo bisognerebbe anche sapere quanti anni fa sono state eseguite queste terapie. Gli strumenti al Nikel Titanio ormai ci sono da circa 10 anni, i rilevatori da molto di più, uno studio senza radografico è preistorico, per cui qnche queste potrebbero essere valutazioni da fare per la causa del Suo clinte. A sua disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti
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Scritto da Dott. Giuseppe Lazzari
Cernusco sul Naviglio (MI)

E' vero, c'è differenza fra apice radiografico ed anatomica; la diatriba si evince su chisura all'apice o chiusura anatomica? l'importante è considerare la presenza di lesione apicale se presente va ritrattato il canale del dente in questione, in quanto gli apici di un dente non sono mai uguali uno all'altro e non sono io a dirlo, ma le scritture e, quindi, secondo me la chisura va effettuata all'apice anatomico che si individua con rx endorale, Spero di esserle stato di aiuto grazie. Distinti saluti
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Scritto da Dott. Fabio Vaja
Milano (MI)

Caro avvocato sono c.t.u. del tribunale di Napoli e quando mi capitano lesioni di questo tipo mi regolo in questo modo: se c'e reazione apicale la terapia è da considerare sicuramente fallita ora se l'otturazione canalare è corta il problema è sicuramente da imputare ad una terapia inefficace, ma solo perché il paziente soffre di una reazione apicale, come avrai capito l'esecuzione corretta della terapia canalare è data dalla mancanza di sintomatologia. Il problema è che il dentista e il paziente sono entrati in conflitto non so per quale motivo, altrimenti nella pratica quotidiana si ritratta il dente e il problema è risolto anche se, con tutto che usi localizzatori apicali e tutto il resto, quando un dente incomincia ad andare male è complicato risolvere. Se viene meno la fiducia da parte del pz. non c'è niente da fare "il rapporto medico paziente si basa sulla fiducia". Comunque per quel che riguarda il problema medico-legale sono danni anche difficili da quantificare in quanto si è vincolati a delle tabelle che di solito non comprendono reazione apicale, ma perdita di un elemento o cose del genere. Spero di esserti stato utile; se vuoi altri chiarimenti contattami pure. Saluti
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Scritto da Dott. Carlo Del Deo
Napoli (NA)

Sappiamo che apice radiografico non sempre coincide con apice anatomico, dobbiamo considerare come corretta una chiusura che arrivi all'apice anatomico determinando un corretto sigillo apicale. Quando esiste tale sigillo non esiste possibilità di lesioni apicali e quindi il trattamento è assolutamente corretto. Tramite RX sarà possibile evidenziare la guarigione ossea dopo circa sei mesi dall'avvenuta chiusura. Distinti saluti

Scritto da Dott. Carlo Cortis
Cagliari (CA)

Sono il dottore Tricomi dell'universita' di Milano; sono stato ctu per il tribunale di Milano. Senza impegno puo' farmi visionare il suo caso. Potrò darle un aiuto per la stesura della relazione. Effettuo visite chirurgiche a Palermo. Cordiali saluti

Scritto da Dott. Umberto Tricomi
Segrate (MI)

Gentile Avvocato, la qualità della terapia endodontica può essere valutata sull'immagine radiografica dell'otturazione canalare, evidenziando la distanza dell'otturazione dall'apice radiografico, la sua densità ed omogeneità e la forma del canale. Il limite apicale della chiusura è stato posto alla giunzione cemento-dentinale, del tutto ininfluente sul buon esito della terapia essendo la proiezione del materiale oltre l'apice. Nel caso di chiusure corte i vuoti lasciati costituiscono una potenziale sorgente d'infezione. Tutte le chiusure corte sono da considerarsi possibili fallimenti? Qualora si determini un risentimento periapicale (lesione) sintomatico certamente sì. Tuttavia, in assenza di complicanze infettive della polpa residua e del parodonto, non sembra concretizzabile sul piano sintomatologico ed obiettivo un danno fisico in senso stretto; infatti, in questi casi il reperto di terapie corte è del tutto occasionale, magari in concomitanza con trattamenti richiesti a distanza di tempo, spesso motivati da tutt'altra patologia. Saluti.
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Scritto da Dott. Cristoforo Del Deo
Teramo (TE)
Consulente di Dentisti Italia

Stimatissimo, Avvocato i colleghi che mi hanno preceduto le hanno riferito delle splendide risposte, ma in campo medico, non tutto è matematico e possono subentrare delle complicanze che non permettono trattamenti a regola d'arte, ma che rispettano i protocolli terapeutici. Partendo da questi principi, la domanda matematica, che lei pone, non trova grandi risultati. Le radiografie endorali se non eseguite con un sistema " centratore " non sono attendibili per queste misurazioni, l'ortopantomografia non è certamente l'indagine più appropriata.
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Scritto da Dott. Diego Ruffoni
Mozzo (BG)
Consulente di Dentisti Italia
Carnate (MB)