Domanda di Implantologia

Risposte pubblicate: 5

Vorrei aggiornamenti sui denti creati in laboratorio da staminali

Scritto da Federico / Pubblicato il
Salve, vorrei aggiornamenti sui denti creati in laboratorio da staminali. Ho letto di ricercatori inglesi e giapponesi di qualche anno fa. Oggi, 2015 a che punto stiamo? da dove sono riusciti a prendere le staminali? da denti da latte o definitivi? ogni dente crea solo il proprio doppione dalle staminali? cioè un molare fa un molare e premolare un premolare? e si attaccano bene all'arcata?
Caro Signor Federico, buongiorno. Ricercatori Olandesi, Università di Twente, hanno scoperto che la proteina chinasi A, detto PKA induce le staminali mesenchimali a produrre tessuto osseo. I Ricercatori della Rice University (Usa), ma anche Giapponesi, Scandinavi, Italiani, insomma di tutto il mondo, hanno provato che Cellule Staminali provenienti dalla polpa di un Dente Umano o da Denti Decidui di bambini, sono in grado di generare un dente. Ovviamente in laboratorio ed in via sperimentale! Occorreranno decenni di Studi per arrivare dalla Sperimentazione alla Clinica e Routine di tutti i giorni nei nostri Studi Dentistici!In Parodontologia così come in implantologia la rigenerazione ossea è procedura comunissima da oltre 30 anni. Si usano principalmente innesti di Osso autogeno (prelevato dallo stesso paziente), veramente eccellenti, come nel suo caso, Innesti Omologhi ( innesti che provengono dalle banche dell’osso di altri donatori della stessa specie umana) sconsigliabili per ovvi motivi di trasmissioni possibili di malattie, anche se trattati in modo molto "sicuro", la sicurezza del 100% non si ha mai, Innesti d’Osso Eterologo, da altra specie animale come l’Osso di Kiel deproteinato, proveniente dal Bue, Innesti Ossei con Materiali Alloplastici artificiali non riassorbibili (poco usati ora ) e non riassorbibili (molto usati), come Idrossiapatite, Fosfato tricalcico, Solfato di Calcio, vetri bioattivi, Innesti con Fattori di Crescita come PDGF, PRP, PRF (fattori di crescita piastrinici da sangue prelevato dallo stesso paziente, TGF Beta ( fattore di crescita trasformante beta), il fattore di crescita insulino simile (IGF), il fattore di crescita fibroblastico (FGF), proteine osso morfogenetiche (BMP). Una caratteristica comune a tutti questi fattori di crescita è che la loro azione è altamente specifica per un particolare tipo di cellula bersaglio. Così vi sono fattori di crescita specifici per i fibroblasti, altri per l’osso.Le ho già spiegato che la proteina chinasi A induce le staminali mesenchimali a produrre tessuto osseo .I ricercatori sono riusciti ad ottenere una crescita controllata del tessuto osseo, resistente e di forma regolare. Questa scoperta potrebbe condurre allo sviluppo di tecnologie di bioingegneria in grado di produrre, a partire da staminali adulte del paziente, tessuti in grado di ricostruire ossa lesionate dall'età, da malattie o da traumi. La scoperta è stata pubblicata su Pnas. Da qui ad arrivare all'applicazione clinica passeranno molti anni di ricerca e di sperimentazione, anche per abbattere i costi e renderlo fruibile dal paziente e non solo una sperimentazione di importanza enorme dal punto di vista della ricerca ma dai costi irraggiungibili, attualmente, quindi forse i figli dei suoi figli potranno goderne e forse neanche loro. Tra i fattori di crescita, quello di origine piastrinica è sicuramente tra i più usati (PRP e PRF). ha un’intensa attività mitogena per le cellule mesenchimali tra cui le cellule del legamento parodontale e gli osteoblasti. Il PDGF viene rilasciato, oltre che dalle piastrine, anche dai macrofagi attivati e dalla matrice ossea. Clinicamente, il PDGF può essere usato da solo oppure in associazione ad altri fattori di crescita. Un altro fattore di crescita importante in parodontologia è il TGF-beta. Questo mediatore si trova principalmente nella matrice ossea e viene liberato, diventando biologicamente attivo durante i fenomeni di riassorbimento osseo. L’aspetto meraviglioso è che il TGF-beta esplica un’attività mitogena preferenziale nei confronti dei fibroblasti del legamento parodontale, mentre i fibroblasti gengivali sono scarsamente sensibili, tanto da inibire la proliferazione epiteliale, importante per avere un attacco epiteliale corto anziché lungo. Letteratura: Bone graft and growth and differentiation factors for regenerative therapy: a review.Rose L.F.; Rosemberg E. e Marco Capecchi . Il problema è che, tranne che per il PRP e il PRF che si usano normalmente clinicamente, per gli altri siamo ancora a livello sperimentale in vitro o al massimo animale. Da qualche anno anche nell’uomo (IN PARTICOLARE Germania e Giappone, dove sono stati creati denti nuovi che però hanno i tempi di eruzione naturali, per esempio un canino impiega circa 9-12 anni, il primo molare 6-7 anni, e lei capisce che questo è bellissimo ma non serve, ORA, in futuro, quando saranno velocizzati i tempi, sarà un altro discorso, lo stesso vale per la gengiva, tanta gengiva a disposizione o connettivo, per la terapia delle recessioni gengivali, anche se sono usciti materiali omologhi come derma omologo, ma ancora, anche se già entrati nell'uso clinico, "sperimentali" per così dire ed in ogni caso sono tessuti omologhi non autogeni, con tutto ciò che ne consegue, ma in via sperimentale e passeranno anni prima che possa diventare pratica clinica. Ultima "chicca" è che alla Columbia University di New York è stata pubblicata sul Journal of Dental Research, una nuova tecnica sperimentale che crea una impalcatura tridimensionali con l’uso di cellule staminali dentali che porterebbe in sole 9 settimane alla "Ricostruzione della parte mancante di un Dente"! Ma è pura sperimentazione e passeranno anni prima che possa entrare nella pratica clinica!Quindi si tranquillizzi perché c’è da aspettare ancora moltissimo. Forse tra una o due o anche tre generazioni sarà possibile questo e ben altro! Per ora si faccia controllare almeno due volte l’anno dal suo Dentista! :) Cari Saluti
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Scritto da Dott. Gustavo Petti
Cagliari (CA)
Consulente di Dentisti Italia

Lettere come la sua fanno sempre molto piacere. Certamente la ricerca si è messa su questa strada, che sembra molto promettente per il recupero della funzione di organi malandati. Purtroppo al momento siamo ancora indietro per passare alla applicazione clinica sulla dentatura umana, e lei dovrebbe riscriverci tra 25 anni. Con stima e simpatia.

Scritto da Dott. Sebastiano Carpinteri
Torino (TO)
Consulente di Dentisti Italia

Sig. Federico, gli studi continuano, ma le tempistiche sono lunghe e soprattutto dovremo conoscere le complicanze e se sono la soluzione ottimale ai nostri problemi. Si ricordi che le malattie del cavo orale che portano alla perdita dei denti sono facilmente prevenibili con bassi costi e mantengono i nostri denti per tutta la vita, senza rigetti e grosse complicanze chirurgiche. Personalmente credo che le cose semplici a basso costo siano sempre le migliori che danno risultati certi, è chiaro applicarle costa dei sacrifici costanti di tutti i giorni.
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Scritto da Dott. Diego Ruffoni
Mozzo (BG)
Consulente di Dentisti Italia
Carnate (MB)

Caro Federico, allo stato attuale delle conoscenze credo che potremo trattare la questione dal punto di vista pratico fra una trentina di anni, se non di più. Per ora affidati alle cure della moderna, ma attuale, odontoiatria.

Scritto da Dott. Michele Lasagna
Bereguardo (PV)
Collaboratore di Dentisti Italia

Lo stato attuale della ricerca è questo: In base ad una sperimentazione fatta all'Università di Tokyo, da cellule staminali è stato creato in laboratorio, un dente formato da corona smalto e radice in grado di fissarsi all'osso grazie alle fibre connettive. Questo dente è stato poi impiantato nella mascella di un ratto e in sei settimane si è fuso con l'osso. Il dente trapiantato consente di masticare ed è sensibile come i denti naturali. Secondo i ricercatori giapponesi questi denti creati dalle cellule staminali potranno sostituire gli impianti. Per rispondere alla sua domanda, ciò che si ottiene da qualsiasi dente si parta, sia molare o incisivo, è sempre una gemma di dente mono cuspidato. Il passo successivo sarà trovare il modo di assemblare, tra loro questi denti primoridali per ottenere invisivi, premolari e molari. E' possibile che di questa tecnologia se ne avvarranno le generazioni future, nel frattempo auspichiamo un maggiore sviluppo della prevenzione e della implantologia.
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Scritto da Dott. Floriano Petrone
Torino (TO)
Collaboratore di Dentisti Italia

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