Domanda di Endodonzia

Risposte pubblicate: 13

A parero vostro, potrebbe trattarsi di frattura?

Scritto da Guido / Pubblicato il
Gentili dottori, sono in attesa di seduta odontoiatrica per la risoluzione di un problema di ignota natura ad un molare. Il dente in questione 3 anni fa ha subito devitalizzazione, e da qualche mese cadenzalmente mi arrecava fastidi per alcuni giorni, rendendo fastidiosa e talvolta dolorosa la masticazione, sintomatologia che comunque spariva autonomamente. Recentemente la frequenza dei fastidi di è intensificata ed è comparsa tumefazione purulenta sul fronte palatale del dente. Immagino trattasi di ascesso fistolizzato, che, nell'attesa del trattamento, per alleviare la tensione ed i fastidi, ho forato con ago sterile, con conseguente copiosa fuoriuscita di pus. La radiografia è risalente a circa un mese fa, effettuata prima della comparsa della tumefazione purulenta. Stando al dentista esecutore della rx, la zona radiotrastapente a cavallo della forcazione (all'interno della camera pulpare), è un cemento di sottofondo radiopaco, non è presente rarefazione del parodonto. Stando alla posizione della fistola, ipotizza non una problematica periapicale (che a suo dire avrebbe fistolizzato sul fronte vestibolare e più in basso); nel mio caso invece, ritiene che il problema sia proprio a cavallo della forcazione, ipotesi sostenuta dalla posizione della fistola, a ridosso dell'orlo gengivale. A parere vostro, potrebbe trattarsi di frattura? E' ipotizzabile evitare avulsione e salvare il dente con ritrattamento endodontico? Ringrazio anticipatamente per ogni eventuale parere pervenuto. Cordiali saluti
Gentile Guido, ritengo che si tratti proprio di una lesione a livello del pavimento della camera pulpare e le possibilità residuali per evitare di estrarre il suo molare risiedono nella separazione delle radici e nel ritrattamento endodontico in quanto, dalla poco nitida rx endorale, la precedente cura canalare è deficitaria. Cordiali saluti

Scritto da Dott. Aldo Santomauro
Palermo (PA)
Collaboratore di Dentisti Italia

Gentile Guido, le foto inviate non sono molto chiare ma sembrano evidenziare dei problemi endodontici radicolari e sicuramente un problema da probabile perforazione della base o pavimento della corona in corrispondenza della forcazione che potrebbe essere responsabile della tumefazione da lei avvertita. Credo che il suo dentista abbia effettuata una diagnosi giusta, almeno a vedere dalle foto anche se non chiarissime. Sicuramente una risposta più precisa potra' darla il suo dentista che ha più elementi per giudicare. Cordialmente
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Scritto da Dott. Tersandro Savino
Tivoli (RM)
Consulente di Dentisti Italia

Lesioni gravi bi e triforcazioni di origine endoparodontale curate con endodonzia e chirurgia parodontale ricostruttiva e rigenerativa ed in bocca da oltre 25 anni. Da casistica clinica parodontale e riabilitativa completa in casi clinici complessi del Dr. Gustavo Petti di Cagliari
Caro Signor Guido, anzitutto gli apici, importantissimi per una diagnosi almeno radiologica (che non è detto corrisponda a quella clinica), non si vedono, non sono stati "presi" quindi non si può dire se ci sia osteolisi periapicale o no, da questa Rx che vista così molto sgranata sembrerebbe un ingrandimento di una parte di OPT. Poi non è assolutamente chiara. La osteolisi al cavallo è nell'osso, non nella camera pulpare ma non si capisce se il fondo della camera pulpare è stato lesionato durante la terapia canalare o no. In ogni caso l'ampiezza tra corticale e radice con aumento dello spazio parodontola indica una sofferenza endoparodontale o addirittura solo parodontale, data la frammenbtazione della corticale stessa in alcune zone purtroppo non molto chiare! La posizione dell'ascesso (Parulide si di origine parodontale) non centra assolutamente niente con i ragionamenti fatti. L'ascesso emerge dove trova minor resistenza e può addirittura emergere lontano dal dente in causa, pensi un po', quindi tutto il ragionamento fatto trova il tempo che trova. Qui bisogna leggere bene la Rx endorale e questo lo si può fare direttamente "de visu" e non via web e soprattutto fare una accurata visita con percussioni assiali e trasversali e soprattutto oltre che prove termiche al caldo ed al freddo per la ricerca di canali accessori, con il sondaggio parodontale in sei punti del dente e in particolare della forcazione. Sondaggio che va esteso a tutti i denti della bocca, perchè un conto è trovare tasche parodontali e lesioni dal primo al terzo grado passante delle forcazioni solo in questo dente ed altro è trovarli anche in altri denti della bocca. Solo così si può fare una diagnosi differenziale tra una patologia puramente endodontica, periapicale, o del pavimento camerale o di una Parodontite o di una Endoparodontite che mi sembra il sospetto diagnostico più evidente. Per le microfratture, si tirano fuori quando uno non riesce a fare una diagnosi, di regola ed in ogni caso ci sono sistemi che il suo dentista dovrebbe conoscere per evidenziarle, così come esistono sistemi per evidenziare il tramite fistoloso, anche se non è quasi mai necessario. Di certo c'è quello che ho letto nella Rx come le ho spiegato. La visita clinica ben fatta e completa porterà ad una diagnosi certa. Il dente le dico già che non è da estrarre ma è curabile di qualsiasi cosa si tratti e le lascio una foto di situazioni gravi e simili in cui sono stati salvati da me e sono in bocca da oltre 25 anni!Legga sul mio profilo: "Terapia chirurgica delle lesioni di I, II, III classe delle bi/triforcazioni (1^ parte)" e poi la Terapia chirurgica delle lesioni di I, II, III classe delle bi/triforcazioni (2^ parte)ed infine Terapia chirurgica delle lesioni di I, II, III classe delle bi/triforcazioni (3^ parte)che potrebbe interessare di più lei! Cordialmente Gustavo Petti, Parodontologia, Implantologia, Gnatologia e Riabilitazione Orale Completa in Casi Clinici Complessi ed Ortodonzia e Pedodonzia la figlia Claudia Petti, in Cagliari.
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Scritto da Dott. Gustavo Petti
Cagliari (CA)
Consulente di Dentisti Italia

Caro Guido, per poter rispondere alla tua domanda è necessario fare una visita ed eventualmente una radiografia che puoi fare in modo del tutto gratuito e senza impegno presso il mio studio di Roma. Cordiali saluti. Dott. Gentile Alessandro tel. 3384169353.

Scritto da Dott. Alessandro Gentile
Tivoli (RM)

Io penso si tratti di una lesione del pavimento della camera pulpare, in precedenza molto assottigliato dalla carie e successivamente dal trattamento endodontico concordo pienamente con le possibilità terapeutiche delle forcazioni, tuttavia consiglierei la sostituzione implantare in quanto il problema non è la fattibilità della terapia quale il ritrattamento endodontico, la chirurgia parodontale e comunque la protesizzazione con una corona, quanto la prognosi a lungo termine, ossia la "durata nel tempo" del dente così trattato data la sua giovane età consiglierei un impianto, che offre dal punto di vista clinico e statistico maggiori percentuali di successo, e quindi di durata a lungo termine con cordialità Giuseppe Sepe
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Scritto da Dott. Giuseppe Sepe
Fondi (LT)

Gentile Sig. Guido, la radiografia non è molto chiara e neanche eseguita correttamente (non si vede il dente nella sua interezza). Potrebbe esserci una lesione del pavimento della camera pulpare. In questo caso la lesione si può riparare con appositi cementi. In ogni caso rifarei la devitalizzazione. Cordiali saluti

Scritto da Dott. Massimo Tabasso
Savigliano (CN)
Consulente di Dentisti Italia

Se c'è perforazione del pavimento della camera pulpare si può risolvere con MTA, una sostanza che è biocompatibile con il parodonto e ripara questa perforazione con risultati sorprendenti.

Scritto da Dott. Paolo Passaretti
Civitanova Marche (MC)
Consulente di Dentisti Italia

Egr. Sig. Guido, per quanto è dato di vedere dalla Rx sembrerebbe che gli apici non presentino rarefazioni. E' del tutto evidente che il problema risiede alla base della corona che appare radiograficamente priva di pavimento e con rarefazione sottostante. Dire se c'è una frattura con la sola osservazione di una lastrina poco visibile, è praticamente impossibile in quanto la diagnosi non può essere solo radiologica ma soprattutto clinica. E' il suo Dentista quindi che deve in ultima analisi dirimere il dubbio, noi possiamo solo fare delle mere possibili ipotesi. Si aprono quindi diversi scenari: 1) Il dente presenta una frattura: essa può essere collocata a livello di una o (più raramente) di entrambe le radici, e se la frattura di una radice è verticale non esiste altra terapia che l' estrazione di quella radice e cercare eventualmente di salvare l'altra come diremo in seguito. Se sfortunatamente sono interessate entrambe si deve estrarre tutto il dente. 2) E' interessata solo la corona: (visto il massiccio intervento endocavitario sul dente che lo ha molto indebolito), è possibile che la frattura interessi solo la corona senza coinvolgere le radici (di fatto “separandole”). 3) Non c'è frattura: il problema riguarda la formulazione delle ipotesi sulle possibili terapie. Trattamento: Il trattamento può essere diverso a seconda della diagnosi: Nel caso siano entrambe fratturate abbiamo già detto. Nel caso sia fratturata una sola radice si deve estrarla e poi si può ritrattare endodonticamente la radice restante, fare un perno moncone e protesizzarla con una corona. Questa soluzione ha vantaggi e svantaggi: la radice residua è sovraccaricata da un carico non perfettamente assiale e quindi rischia di fratturarsi a sua volta; il vantaggio è la relativa semplicità d'intervento laddove, beninteso, sia ragionevolmente possibile il ritrattamento endodontico e la radice si presenti sufficientemente consistente. Nel caso non esistano fratture, (o sia fratturata la corona senza interessamento delle radici) la ipotesi di ritrattamento endodontico e successivo perno moncone la possiamo allargare ad entrambe le radici ma ritengo che in questo caso sarebbe meglio separare le radici asportando la corona, ritrattarle come se fossero due denti separati e protesizzarle con una corona unica ma eseguita a “cavaliere” sulle due radici e permettere così la perfetta detersione della zona interradicolare che attualmente appare rarefatta. Operativamente ritengo (in assenza di altre maggiori informazioni radiografiche e cliniche) che la diagnosi finale si debba fare intraoperatoriamente, eseguire un lembo di accesso e poi decidere. Se le radici non sono fratturate, fare una resezione coronale con separazione delle radici eventuale rimodellamento osseo e riposizionamento apicale del lembo per permettere la completa visibilità e accesso alle radici e il loro corretto ritrattamento. Dei perni moncone e Corona abbiamo già detto. Questa soluzione che personalmente ho adottato molte volte nella mia pratica odontoiatrica, in presenza di radici adeguate e se ben eseguita offre risultati eccellenti nel tempo. La ipotesi di un trattamento implantare (post estrattivo o ritardato) la prenderei in considerazione solo dopo aver scartato la precedente ipotesi di possibile ritrattamento di entrambe le radici, nei seguenti casi: si debbono sicuramente estrarre entrambe le radici non solo per frattura ma per carie molto profonda nella zona interradicolare; si deve estrarre una radice e l'altra non offre sufficiente affidabilità prognostica. Da ricordare che comunque il trattamento implantare oggi offre ottime garanzie di successo a lungo termine; e pur rimanendo un intervento succedaneo laddove esistano denti naturali non deve essere considerato (in casi complessi e a rischio come il Suo) come una scorciatoia ma come una possibile valutabile alternativa. Rimango a Sua disposizione per eventuali Sue altre domande. Distinti saluti Dott. Sandro Lazzeri
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Scritto da Dott. Sandro Lazzeri
Castelnuovo di Garfagnana (LU)

Le molte lastre alle quali non riesco a dare risposta propendono per una risoluzione non buona del mio monitor. Effettivamente però sembra che il pavimento della camera pulpare del suo dente abbia una densità sensibilmente più bassa del resto del dente. Resta da vedere se si tratta del suo dente o del mio monitor (cosa non da poco) e credo che solo il dentista visitandola possa darle una risposta. Cordiali saluti.

Scritto da Dott. Davide Colla
Seregno (MB)
Collaboratore di Dentisti Italia

Gentile sig. Guido, sono contraria agli accanimenti terapeutici, perché un'osteite è spesso intrattabile agli antibiotici. Quando si estraggono questi denti, si vede bene la miseria di queste strutture, e quanto velleitario sia "insistere". pertanto, un dente trattato (da dimostrare che sia cemento radioopaco quello presente alla forcazione) che fa un grosso ascesso, depone male per la sua ripresa, in tutta coscienza, cordiali saluti

Scritto da Dott.ssa Maria Grazia Di Palermo
Carini (PA)
Consulente di Dentisti Italia

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