L'endodonzia dei denti decidui

E’ importante che il dente deciduo stia in bocca per tutto il tempo necessario, che serve alla corretta permuta del permanente, per non alterare gli spazi di eruzione, la funzione masticatoria e non ultima l’estetica.
carie profonde in denti da latte by Dott. Cristian Romano 04-09-2009

 

 

Quando un dente da latte “cade”, nel momento della permuta dentaria, spesso si presenta solo con la corona anatomica. Credenza vuole che i denti da latte non abbiamo le radici o siano comunque diversi dai denti permanenti.

 

I denti decidui differiscono dai corrispettivi denti permanenti per il numero e la forma, ma presentano gli stessi tessuti duri e pulpari. I decidui sono soggetti alle stesse patologie di quelli permanenti. Su tutte: la carie.

 

Come intervenire su un dente deciduo cariato?

 

Quando ero molto più giovane, spesso e volentieri il dentista curava solo in due modi il dente deciduo: otturazione (per carie poco profonde) e estrazione (per le carie profonde). Ovviamente questo atteggiamento, con le conoscenze, l’attenzione, le tecniche odierne, è completamente cambiato.

 

E’ importante che il dente deciduo stia in bocca per tutto il tempo necessario che serve alla corretta permuta del permanente, per non alterare gli spazi di eruzione, la funzione masticatoria e non ultima l’estetica. Inoltre la patologia periapicale può determinare danni anche strutturali al dente permanente, o spostarne la posizione e impedirne l’eruzione.

 

Da quanto finora detto si deduce allora che la cura dei denti decidui in maniera sicura e predittiva nel tempo deve essere un obiettivo primario per garantire la salute del dente stesso, del dente permanente e dell’intero apparato stomatognatico. Bisogna curare le piccole carie come le patologie pulpari e periapicali.

 

La scelta della terapia è legata ad una corretta diagnosi. Quest’ultima si ottiene dopo una indagine anamnestica, un esame clinico e dopo un accurato set-up radiologico (panoramica e endorale). Vanno valutati il numero dei denti decidui, la loro posizione, la presenza di carie, la loro estensione, l’interessamento pulpare, le lesioni periapicali, il coinvolgimento del permanente, il grado di rizalisi (riassorbimento della radice). Una giusta diagnosi permette una giusta terapia. Il dente deciduo può essere sottoposto ad una vasta gamma di processi terapeutici, proprio in base alle caratteristiche dell’affezione, dalla semplice ricostruzione per piccole carie all’estrazione.

 

Tra questi due estremi vi sono i trattamenti endodontici.

 

Il trattamento endodontico ha lo scopo di mantenere il dente deciduo in arcata per permettere una ottimale funzione masticatoria, fonatoria, deglutitoria, ortognatodontica, posturale, estetica e prevenire e curare patologie locali e sistemiche (malattia focale).
Dal grado di interessamento pulpare i trattamenti endodontici si distinguono in:

 

  • Pulpectomia
  • Pulpotomia
  • Incappucciamento diretto
  • Incappucciamento indiretto



INCAPPUCCIAMENTO INDIRETTO

 

In questo caso la lesione cariosa si estende al limite della camera pulpare. Se non vi sono sintomi di degenerazione pulpare allora si procede. Si rimuove tutta la dentina cariata tranne un sottile strato in prossimità della camera pulpare. Questa ovviamente non deve essere infetta, ma solo demineralizzata. Viene inserito un materiale (idrossido di calcio, paste antibiotiche) che previene l’esposizione pulpare e stimola la produzione di nuova dentina. Comunque, questo è un trattamento di difficile applicazione, data anche la scarsa collaborazione dei piccoli pazienti.
 

 

INCAPPUCCIAMENTO DIRETTO

 

Qui la causa di esposizione pulpare deve essere puntiforme e accidentale. La polpa non deve essere stata posta a contatto a contaminazioni orali. Per questo motivo se l’esposizione pulpare è avvenuto a seguito di un processo carioso non è opportuno fare un incappucciamento diretto.

 

PULPOTOMIA

 

Se il processo carioso interessa la polpa della camera allora si esegue la pulpotomia, ossia asportazione della sola polpa camerale tramite strumenti rotanti (frese montate su turbina) o manuali (escavatori). Se vi è o vi è stato un gonfiore, una fistola, una eccessiva mobilità, o vi si riscontrano riassorbimenti interni delle radici, calcificazioni pulpari, o eccessivi sanguinamenti pulpari (in fase intraoperatoria) si deve evitare di eseguire la pulpotomia. L’obiettivo del trattamento è quello di preservare la polpa radicolare in modo da garantire la presenza dell’elemento e la rizalisi delle radici in modo fisiologico. Dopo l’asportazione si crea una emostasi della polpa radicolare e si applica un materiale biocompatibile (MTA) e si esegue una otturazione provvisoria. Se al controllo successivo il dente è asintomatico si passa alla ricostruzione definitiva con composito o cementi vetroionomerici.

 

PULPECTOMIA

 

Per pulpectomia si intende l’asportazione dell’intera polpa dentaria, camerale e radicolare. Il dente viene devitalizzato. Le caratteristiche della devitalizzazione del dente deciduo sono pressocchè identiche a quelle per il dente permanente. Lo scopo del trattamento è sempre lo stesso, mantenere il dente all’interno del cavo orale, per prevenire o curare le affezioni in corso. Dopo avere tolto tutta la carie ed avere creato un accesso alla camera pulpare, si individuano gli sbocchi radicolari e si asporta la polpa dentaria con strumenti manuali (lime). Si esegue una detersione e una sagomatura dell’endodonto come se fosse un elemento permanete. Diversi autori consigliano anche l’utilizzo di strumenti rotanti (strumenti NITI) per eseguire questi passaggi. In seguito, come per i denti permanenti, si deve eseguire l’otturazione delle radici. Qui c’è il vero punto di differenza tra la terapia su dente deciduo e la terapia su dente permanente. Il materiale d’otturazione scanalare deve avere delle caratteristiche particolari, diverse da quello per i denti permanenti. Deve essere innanzitutto riassorbibile, non irritante nei confronti dei tessuti periapicali e della gemma del permanente, asettico, di pratico utilizzo, e soprattutto deve creare un sigillo per i batteri. Il dato incognito della terapia endodontica è la variazione della lunghezza delle radici, che risente ovviamente della rizalisi, fatto questo che può facilmente mettere rischio la terapia stessa. I materiali usati sono l’idrossido di calcio per riempire le radici, l’ossido di zinco eugenolo per il riempimento del terzo coronale della redice e della cavità pulpare. Anche i questo caso si può procedere ad una otturazione provvisoria della corona dentaria che verrà sostituita alla seduta successiva se scompaiono i sintomi.

 

In conclusione è giusto attuare tutte le procedure che permettono la cura del dente deciduo e la sua permanenza nel cavo orale. Laddove non si può scongiurare l’estrazione del dente deciduo va considerata la possibilità di applicare un mantenitore di spazio che permetta sia di ridurre al minimo lo spostamento dentario dei denti contigui e antagonisti, nonché di preservare lo spazio per l’eruzione del dente permanente corrispondente (vedi articolo: perdita precoce di un dente: i mantenitori di spazio)

Scritto da Dott. Cristian Romano
Palermo (PA)
Collaboratore di Dentisti Italia

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