Alitosi: cause, cure e consigli

Il puzzo nauseabondo che emanava dalla bocca impregnava la stanza di un così forte odore di marcio che rimaneva a lungo anche dopo che l'uomo se ne era andato....
by La Direzione di Dentisti Italia 17-07-2007

...Inizia cosi un libro dell’horror, ma non è certo il caso di drammatizzare se per caso soffriamo di alitosi, meglio conosciuta come alito cattivo. Nel mondo circa il 50% della popolazione soffre di questo disturbo in maniera più o meno marcata.

Cosa è l’alitosi?

L’alito, costituito dall’aria che si espira, è formato da vapore acqueo, alcuni gas e scorie microscopiche e, se si è sani e non si trascura l’igiene orale, risulta essere inodore. In particolari condizioni invece si modifica, assumendo odori caratteristici che consentono di massima di individuare l’origine di cosa li determina. Pensiamo a quante mamme riescono a capire quando il figlio ha l’acetone  proprio dall’odore del suo alito o come noi stessi individuiamo subito chi ha mangiato di recente aglio o cipolla  attraverso l’odore (si fa per dire) del fiato che ci  soffia in faccia il nostro interlocutore mentre sta amabilmente parlando con noi a distanza ravvicinata.

Quanti e quali sono i tipi di alitosi?

Fondamentalmente le alitosi sono di 2 tipi:

  • quella transitoria (riguarda il 90% dei casi): appare solo in alcuni momenti della giornata. E' sostanzialmente un fenomeno fisiologico e risponde molto bene all’igiene orale, attraverso la quale si riesce a spazzare via dal cavo orale i batteri anaerobici ritenuti i principali responsabili;
  • quella patologica persistente (riguarda il restante 10% dei casi): al contrario della prima non scompare anche dopo un’accurata igiene orale in quanto è causata da varie patologie del cavo orale e in qualche caso purtroppo deriva da malattie sistemiche gravi quali il diabete mellito, le epatopatie acute e l’ insufficienza renale cronica (in questi casi l’alitosi non è né il primo né il più grave dei sintomi che il malato  avverte).

Quali sono le principali cause che determinano l’alitosi?

Il 90% dei casi è originato da un’ igiene orale non corretta.

Il rimanente 10% da:

  • carie dentaria, protesi e ricostruzioni dentali mal eseguite o danneggiate, gengiviti e piorrea;
  • ingestione di alimenti e bevande alitogeni (aglio, cipolla, particolari spezie aromatiche, peperoni, carni affumicate, alcuni pesci, alcuni formaggi, caffè, birra, vino e alcolici);
  • tabagismo (sigarette, pipa, sigari, tabacco da fiuto e da masticare);
  • farmaci antistaminici, antidepressivi, diuretici e ansiolitici;
  • malattie sistemiche (diabete mellito, epatopatie gravi, insufficienza renale cronica);
  • problemi gastrici, sinusiti e tonsilliti;
  • periodi di digiuno, che comportano una minore produzione di saliva, meccanismo primario per la detersione orale.

Quali sono le cure per l’alitosi?

Analizzando il paragrafo precedente, ci si rende facilmente conto che prevalentemente (90% e passa dei casi) le cure per la risoluzione dell’alito cattivo non possono che essere di tipo odontoiatrico. Quindi, per prima cosa, chiunque soffra di alito cattivo dovrà farsi visitare da un bravo dentista che, individuata la causa primaria del problema, potrà illustrargli il metodo per una corretta igiene orale e contemporaneamente risolvergli, con cure appropriate, le eventuali patologie dentali e/o gengivali  che potrebbe avere in atto anche senza rendersene conto.

Quali sono i rimedi per combattere efficacemente l’alitosi?

• innanzi tutto una scrupolosa igiene del cavo orale con: 

  • utilizzo del filo interdentale almeno una volta al giorno;
  • spazzolamento dei denti dopo ogni pasto (con spazzolino a setole artificiali e dentifrici contenenti “fluoro”);
  • spazzolamento  in profondità del dorso della lingua (anche con lo stesso spazzolino che si usa per lavarsi i denti, ma ancora meglio con uno specifico puliscilingua che riesce in modo più efficace a ripulire il terzo posteriore della lingua: la parte che da verso la gola);
  • uso regolare di un buon collutorio a base di sostanze ad azione antisettica;

• limitare il consumo di cibi e bevande in grado di provocare l’alito cattivo (vds. paragrafo “quali sono le cause che determinano l’alitosi”);

• ridurre sostanzialmente l’uso del tabacco;

• ridurre l’uso dell’alcol che provoca disidratazione del cavo orale favorendo lo sviluppo dei batteri che provocano l’alitosi;

• bere molta acqua durante la giornata, favorendo in tal modo la produzione di saliva, elemento primario per la detersione del cavo orale.

Esistono mezzi, metodi o strumenti in grado di accertare l’alitosi?

Certo!

• un mezzo sicuro potrebbe essere quello che tutte le persone che si frequentano con assiduità si dicessero in faccia quello che pensano dell’alito altrui. Pensate ad un ragazzo che mentre sta corteggiando una ragazza, si sentisse dire “come ti puzza il fiato”. O se il vostro Capo Ufficio vi dicesse “che alito cattivo che ha”. Quasi mai, però, questo avviene e allora dove si nascondono tutti i puzzoni? Quindi, pur se questo potrebbe essere un ottimo mezzo per individuare chi soffre di alitosi, escludiamolo;

• altri mezzi, questa volta sperimentabili facilmente da noi stessi, sono i seguenti:

  • strofinare la lingua su un polso ben pulito e non profumato, aspettare alcuni secondi e poi odorare;
  • far uscire la lingua fuori dalla bocca il più possibile e strofinarne la superficie due o tre volte su una garza sterile. Attendere 40 secondi e odorare la garza;
  • passare un filo interdentale (non aromatizzato, non cerato e  di colore bianco) tra i molari posteriori superiori e inferiori. Se il filo dopo 40 secondi assume un colore marroncino, odorarlo.

Al contrario di quanto generalmente si pensa, il soffiare l’alito all’interno del palmo della mano non fornisce alcuna indicazione;

• un metodo empirico è la così detta prova organolettica, molto usata dai dentisti nei tempi passati e oggi completamente in disuso. Consisteva nell’odorare l’alito del paziente da un palmo di distanza, poi da un metro e per ultimo da tre metri. A seconda della distanza dalla quale veniva percepito il cattivo odore, si classificava l’alitosi in lieve, moderata o seria. Per effettuare correttamente la prova, la rilevazione andava successivamente comparata con quella di un’altra persona, che fungeva da 2° test e che poteva essere, a seconda delle circostanze, o un accompagnatore del paziente  o un collaboratore dello studio medico;

• recentemente è stato introdotto sul mercato uno strumento diagnostico in grado di rilevare con certezza l’alitosi e di determinare esattamente da quale parte del nostro corpo si origina il problema, se dalla bocca, dal naso o dai polmoni: si tratta dell’HALIMETER. 

Nel prossimo futuro, data l’importanza che sempre più sta assumendo il problema dell’alito cattivo tra la popolazione, tutti i dentisti dovranno dotarsi di questo indispensabile strumento di lavoro. Cosa pensereste oggi del vostro dentista se vi sottoponesse ancora alla prova organolettica?
 


Trattamenti con HALIMETER a Roma: Dr. Umberto Molini (clicca qui)