Inclusioni dentarie

Si definisce inclusione dentaria la mancata eruzione in cavitÓ orale di un elemento dentario oltre i limiti di tempo previsti per la sua fisiologica eruzione.
by Dott. Giancarlo Dettori 10-10-2009

La definizione di inclusione dentaria permette di distinguere un'inclusione patologica da quella fisiologica, intesa, quest'ultima, come la normale ritenzione nei mascellari di un elemento dentario prima dell'epoca fisiologica della sua eruzione nel cavo orale. L'osservazione clinica metterà in evidenza l'assenza di un dente sull'arcata dentaria sia nell'inclusione fisiologica che in quella patologica; il quadro radiologico, invece, sarà differente. Radiograficamente, si avrà un dente completamente sviluppato nell'inclusione patologica, mentre nell'inclusione fisiologica si presenterà strutturata e calcificata solo quella parte del dente, molto spesso, la corona, relativa a quel momento dello sviluppo dentario in cui viene effettuata l'indagine radiografica.

 

L'inclusione può interessare sia i denti decidui che quelli permanenti così come i soprannumerari, e viene distinta in completa ed incompleta. La prima a sua volta può essere endo-ossea, quando il dente è completamente incluso nelle osso mascellari, od osteo-mucosa quando il dente, superato parzialmente il limite alveolare, resta ricoperto dai tessuti molli. La seconda, invece, è quella in cui il dente presenta in cavità orale una parte della sua corona.

 

Eziopatogenesi

 

Le cause si suddividono in:

 

  • cause legate al germe dentario
  • cause legate al dente
  • cause legate ai tessuti ed organi vicini al dente incluso e cause di ordine generale.

 


Cause legate al germe dentario

 

Si tratta o di germi situati in punti lontani dalla sede di eruzione, per cui le forze attive che determinano l'eruzione risultano insufficienti rispetto al cammino da percorrere, o di germi che non si trovano nella direzione della loro eruzione. Si sa, che il gubernaculum dentis può favorire l'orientamento del dente nella sua migrazione verso il cavo orale. Si comprende, come questo, orientato in maniera anomala può essere causa, oltre che di inclusione dentaria, anche di una eterotopia tanto più grave quanto maggiore è la dislocazione gubernaculare.
Fra le cause legate al germe dentario vanno, ricordate le flogosi e le degenerazioni del sacco pericoronario, le ferite del follicolo e la fusione di due o più germi dentari.

 

Cause legate al dente

 

Sono dovute:

 

  • ad anomalie di volume in eccesso dell'elemento dentario (macrodontia) di entità tale da impedire la normale disinclusione;
  • ad anomalie radicolari, specie di direzione, che non rendono utilizzabile, nella direzione giusta, la spinta radicolare;
  • a fusione delle radici di due denti vicini, del resto rarissima;
  • a fusione del dente con ossa circostanti ugualmente rarissima;
  • ad anomala posizione che il dente può assumere nel suo cammino eruttivo. Tale condizione oltre che per il terzo molare inferiore si avvera frequentemente anche a carico del canino superiore che, dovendo percorrere un lungo cammino dal locus di formazione del germe, che è sottoorbitario, può facilmente subire delle deviazioni, assumendo una posizione palatina trasversa con conseguente impossibilità di eruzione.

 

Cause legate a tessuti ed organi vicini al dente incluso

 

Sono rappresentate prevalentemente dalla:

 

  • persistenza dei corrispondenti elementi dentari decidui oltre il periodo fisiologico di permuta;
  • dalla mancanza di spazio, dovuta a mal posizione dei denti vicini già erotti o ad estrazione dei decidui;
  • dalla presenza di neoformazioni dure quali osteomi o odontomi lungo l'iter eruttivo.

 

Sono da annoverare in questo gruppo quelle cause legate ad una sproporzione volumetrica fra ossa mascellari ed elementi dentari (mancanza di spazio). Questa sproporzione è una delle principali cause di disodontiasi prima e dell'eventuale inclusione del terzo molare inferiore che, essendo l'ultimo ad erompere, trova uno spazio insufficiente per la sua disinclusione gli altri elementi dentari inferiori, precedentemente erotti, già occupato quasi tutto lo spazio esistente, peraltro a loro spettante.

 

Cause di ordine generale

 

In questo gruppo rientrano:

 

  • fattori ereditari;
  • anomalie costituzionali;
  • disturbi dello sviluppo e della nutrizione;
  • rachitismo;
  • alcune disendocrinie e la disostosi cleido-craniale.

 

Sull'effetto che il deficit di alcune ghiandole endocrine (tiroide, paratiroide,timo, surreni) può avere sull'inclusione dentaria c'è però, da obiettare che nel momento in cui si costituisce il germe dentario le ghiandole a secrezione interna sono appena formate, per cui una vera e propria patogenesi endocrina delle inclusioni sarebbe quanto meno, cronologicamente inesatta.

 

Quadro clinico:

 

Gli elementi dentari che più frequentemente vanno incontro ad inclusione di ordine decrescente, il terzo molare inferiore, il terzo molare superiore, il canino superiore e il secondo premolare inferiore. Come si può notare restano inclusi, con più facilità,gli ultimi elementi dentari di ogni serie. Per quanto attiene alla sintomatologia va precisato che l'inclusione- pura di un elemento dentario, in assenza assoluta di qualsiasi complicanza, non è da considerare una malattia vera e propria perché coloro i quali sono portatori di un'inclusione dentaria possono, per tutta la vita, non venirne mai a conoscenza, anche se sotto un profilo strettamente specialistico, l'assenza di un dente crea uno squilibrio occlusale ed un deficit parziale della funzione masticatoria oltre che un danno estetico a volte grave (es. inclusione bilaterale dei canini).

 

Complicanze

 

Le complicanze più comuni alle inclusioni dentarie sono:

 

  1. Meccaniche
    I denti inclusi possono provocare malposizioni a carico dei denti già erotti con conseguenti diastemi, rotazioni e versioni; tali malposizioni si definiscono primitive se la calcificazione del dente incluso è avvenuta prima dell'eruzione dei denti vicini, secondarie, invece, se la calcificazione del dente incluso è avvenuta dopo che i denti vicini hanno occupato sull'area una posizione normale. Esempio di tali complicanze sono lo spostamento di un incisivo laterale superiore ad opera di un canino incluso o la mesializzazione dell'arcata laterale, mono o bilaterale, per la spinta esercitata dal terzo molare inferiore incluso in mesio-versione orizzontale. La pressione esercitata da un elemento dentario incluso sulle radici o sul colletto dei denti vicini può provocare rizalisi, ulcerazioni da decubito con carie secondaria ed eventuali complicanze quali pulpiti e necrosi pulpari. Fra le complicanze meccaniche va ricordata la possibilità, peraltro assolutissimamente eccezionale, che un margine inferiore della mandibola, rappresenti un focus minori resistentia in occasione di un trauma.
  2. Nervose
    Rarissima la sintomatologia dolorosa localizzata in sede dell'inclusione:ugualmente rara una sintomatologia nevralgica. In molti casi un dente incluso può dare disturbi a distanza, sempre di carattere nervoso, interpretati come di origine riflessa perché la zona di innervazione del trigemino è altamente riflessogena. Si possono così avere nevralgie del plesso cervicale o del plesso brachiale, intercostali, dolori precordiali, Triti, coroiditi, ambliopia, chizze di alopecia del cuoio capelluto o della barba.
  3. Infettive
    Hanno come punto di partenza la pericoronarite o infiammazione del sacco pericoronario il quale, come è noto, scompare soltanto ad eruzione avvenuta. Questa complicanza può avvenire o per via ematogena o per trauma (avulsione del II molare) che lede la continuità anatomica del sacco pericoronarico. Altre cause di infezione possono essere la contiguità con una tasca parodontale o con apice radicolare infetto e la presenza di una osteomielite o di un flemmone nelle vicinanze.
  4. Generali
    Rientrano nel quadro delle malattie focali.
  5. Displasiche
    Sono rappresentate dalle cisti follicolari.

Diagnosi

 

Il giudizio diagnostico è esclusivamente radiografico perché l'esame obiettivo evidenzia soltanto l'assenza di un elemento dentario.
Un cenno a parte merita ancora l'inclusione del canino superiore: infatti considerato che l'età di permuta del canino risulta compresa tra i dieci e i tredici anni, avviene spesso che, nell'errato convincimento che l'età della permuta sia molto antecedente a tale periodo, il paziente e i genitori non si accorgono che non sia stato sostituito.

 

Criteri terapeutici

 

Le scelte sono varie:

 

  • non intervenire ed eseguire controlli periodici;
  • rimuovere il dente incluso in presenza di complicanze o qualora non ci siano possibilità di riportarlo in arcata;
  • recuperare funzionalmente il dente, tale scelta è certamente quella di elezione quando ne esistano le indicazioni.

Scritto da Dott. Giancarlo Dettori
Sassari (SS)

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