Ortodonzia e ortognatodonzia: estrazioni o non estrazioni?

E’ vero che le estrazioni peggiorano l’estetica del viso e del sorriso? Miti e realtà in pochissime parole!
Caso con estrazioni 2 premolari superiori (4-ti) e 2 inferiori (5-ti) by  Studio Odontoiatrico Associato Dr. M. Iancu P. e Dott.ssa L. Marchione 11-02-2012
Caso con estrazione di 2 premolari superiori (5-ti) e 2 inferiori (4-ti)
Il dibattito tra gli ortodontisti se trattare i casi in maniera estrattiva o non estrattiva inizia nel 1900. Non è nostra intenzione risolvere il problema in questo breve articolo, ma dare qualche semplice spiegazione sulla storia del dibattito e mostrare alcuni casi clinici, in maniera tale che il lettore possa farsi un'idea sulla complessità delle decisioni che anche l’ortodontista si trova ad affrontare.

Autori come Angle (1907), Tweed (1944), Begg (1954), Case (1964) e molti altri hanno discusso per decenni se i trattamenti dovessero essere condotti mantenendo tutti gli elementi dentari in arcata o ricorrendo a estrazioni in casi più affollati, cioè con un notevole grado di affollamento con rotazioni dentarie. Proffit nel 1994 in un articolo comparso nella rivista Angle Orthodontics (Forty-year review of extraction frequencies at a university orthodontic clinic. Angle Orthod 1994; 64(6),407-14) ha evidenziato percentuali molto diverse di casi trattati con estrazioni a secondo del periodo in cui sono stati eseguiti: 30% nel 1953, 76% nel 1968, 28% nel 1993. In generale, le estrazioni dentali a scopo ortodontico erano piuttosto rare all’inizio del XX secolo; ebbero il loro apice negli anni ’60, periodo in cui la maggior parte dei pazienti ortodontici subiva delle estrazioni e nel 1990 sono diminuite fino a raggiungere i livello degli inizi del 1900.

Agli inizi del 2000 sono tornati molto in voga attacchi ortodontici super tecnologici chiamati “auto leganti” che nella maggior parte dei casi sono sinonimo di attacchi con “ bassa frizione”. Chi conosce la storia dell'ortodonzia sa che il primo attacco auto legante risale al 1935 proposto dal dott. Jacob Stolzenberg e chiamato attacco Russell. L’esplosione della popolarità degli attacchi auto leganti si ha con il sistema introdotto dal dott. Dwight Damon. Egli propose il suo attacco Damon (con varie modifiche fino ai giorni nostri) con una grande speranza: l’eliminazione nel 90% dei casi delle estrazioni. Damon parla di “un input minimale che permette la slatentizzazione (“risveglio”) delle forze espresse dalla matrice funzionale, determinando un cambiamento del pattern di crescita neuro-muscolare, cioè una seconda chance per il paziente”.

La fase di accelerazione della curva di entusiasmo nei confronti di questo tipo di dispositivi “innovativi” ha portato molti autori a descrivere tutto un ampio spettro di effetti favorevoli: dalla espansione delle arcate, al recupero di spazio senza estrazioni in casi limite, alla ridotta durata delle fasi di allineamento e livellamento ecc (Baccetti, 2007). In effetti sarebbe magico trattare i casi senza dover eseguire mai le estrazioni ed accontentare sempre i pazienti oppure i genitori dei pazienti più piccoli! Purtroppo non è così; Little ha descritto come il diametro intercanino non può essere modificato oltre 1 mm in quanto poi tende a recidivare e quindi va a scapito della stabilità a lungo termine. Bisogna considerare il fatto che gli elementi dentari si trovano dentro ad una struttura rigida e molto sottile come è l’osso corticale mandibolare. Un’eccessiva vestibolarizzazione degli elementi dentari può portare, a lungo termine, alla comparsa di recessioni gengivali ed ossee. Quindi non è oro tutto quello che luccica!

La base di un trattamento ortodontico è la diagnosi! Caso per caso bisogna decidere se un paziente necessità o meno di estrazioni. I brackets moderni sicuramente hanno dei vantaggi (forze minori, bassa frizione, facilità di utilizzo, ottima adesione, ottima pulizia quando c’è lo sportellino), ma non sono altro che un mezzo di trasduzione della forza al dente.

Quello che ogni ortodontista deve prendere in considerazione sono molti altri fattori come l’ancoraggio (l’ancoraggio è definto dal Dr. Richard McLaughlin come tutte quelle attenzioni e dispositivi utilizzati nel trattamento al fine di non peggiorare la malocclusione stessa), l’affollamento, il supporto parodontale e, infine, saper gestire correttamente la regola delle tre (3) T e cioè Tip, Torque e Tooth Size (angolazione, inclinazione e dimensione dei denti). Solo la corretta gestione di questi fattori, e in particolar modo saper sfruttare o perdere ancoraggio in maniera corretta (ancoraggio minimo,massimo o medio), permette all’ortodontista di eseguire trattamenti ortodontici al fine di garantire una corretta occlusione nel rispetto delle 6 classi di Andrews, insieme al raggiungimento degli obiettivi estetici del sorriso tra cui l’assenza di corridoi buccali scuri, che nella maggior parte dei casi vengono indicati come l’inevitabile conseguenza delle estrazioni dentali in ortodonzia.

Dott.Maciej Iancu Potrubacz - Dott.ssa Laura Marchione

Scritto da Studio Odontoiatrico Associato Dr. M. Iancu P. e Dott.ssa L. Marchione
L'Aquila (AQ)

TAG: ortodonzia e otogatodonzia

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