L'anestesia in odontoiatria

Vengono esaminate le differenti tecniche per eliminare la sensibilità durante le cure odontoiatriche
by Dott. Attilio Venerucci 22-02-2011
Molte persone (fortunatamente sempre meno) hanno paura del dentista. Questo è dovuto a diversi motivi:

  • La particolare sensibilità di bocca, lingua e denti.
  • L’intensità del dolore spontaneo che possono portare le varie malattie di denti e bocca.
  • Il fatto che il dentista, lavorando in qualche modo "dentro di noi" (nella nostra bocca) invada uno spazio intimo che non siamo così facilmente disposti a "condividere".
  • Lo stereotipo del "dentista che fa male" legato alla letteratura o alla cinematografia (molti ricordano "Il Maratoneta").
  • Esperienze negative vissute da genitori e nonni e da loro "tramandate".

Sono invece sempre meno (almeno fra i giovani) coloro che possono riferire esperienze odontoiatriche dolorose provate personalmente; questo grazie all’innalzamento delle capacità tecniche dei dentisti di oggi e, soprattutto, all’utilizzo abituale dell’anestesia, che consente di effettuare terapie ed interventi anche lunghi e complessi senza che il paziente possa percepire alcuna sensazione dolorosa.

L’odontoiatria è stata una delle prime branche della medicina ad avere utilizzato l’anestesia, già dalla metà del 1800, ma fino ad alcuni decenni orsono si tendeva ancora, per vari motivi, ad effettuare ancora molte cure odontoiatriche "da svegli". Ciò poteva talvolta risultare doloroso e così si innescava quel timore a farsi curare che, a sua volta, induceva il paziente a trascurare la propria salute orale. Questo aveva come conseguenza l’aggravarsi di problemi che, fino a poco prima, potevano essere risolti più semplicemente e con minori disagi.

L’utilizzo abituale dell’anestesia è quindi un grande progresso, fondamentale per sconfiggere la "paura del dentista". In odontoiatria si ricorre a diversi tipi di anestesia, proviamo ad esaminarli uno per volta:

  1. Perfrigerazione: è un metodo molto semplice, consistente nel raffreddare la parte che si vuole rendere insensibile attraverso il contatto con sostanze che, evaporando velocemente, abbassano la temperatura dei tessuti con cui vengono in contatto. Il perfrigerante più comune è il cloruro di etile. Si usa questa tecnica per interventi di brevissima durata sui tessuti molli della bocca, come, ad esempio, l’incisione di un ascesso. 
  2. L’anestesia topica: consiste nell’applicare una sostanza anestetica sotto forma di gel o di liquido spray (normalmente lidocaina) a contatto con la mucosa orale per renderla meno sensibile. L’utilizzo principale è quello di pre-anestetico, per far sentire meno il "buco" dell’ago dell’anestesia vera e propria. 
  3. L’anestesia locale plessica: consiste nell’iniettare una sostanza anestetica (di solito mepivacaina o articaina) al di sotto della mucosa orale, in vicinanza del dente su cui occorre lavorare. Si utilizza soprattutto nei denti superiori in quanto l’osso che li sostiene è più poroso e quindi permeabile all’anestetico, che può così raggiungere i nervi che forniscono la sensibilità al dente. 
  4. L’anestesia locale tronculare: utilizza gli stessi sistemi della precedente ma viene applicata in zone particolari dove passano alcuni nervi che portano la sensibilità ad intere zone della bocca (ad esempio l’anestesia tronculare del nervo mandibolare, che "addormenta" tutti i denti e i tessuti molli presenti su quel lato della mandibola). Si utilizza soprattutto per i denti inferiori poiché l’osso che li accoglie, più compatto, non consente di anestetizzare il singolo dente con l’anestesia plessica. 
  5. L’anestesia intraligamentosa: si effettua iniettando sempre le stesse sostanze anestetiche direttamente nel legamento parodontale (quello che vincola la radice del dente all’osso di sostegno) attraverso degli aghi molto piccoli montati su speciali siringhe che consentono di applicare una forte pressione al liquido da iniettare. Hanno il vantaggio di essere molto selettive (si addormenta solo il dente interessato) ma sono un po’ più fastidiose e possono lasciare qualche fastidio anche dopo la fine dell’effetto anestetico. Per questo motivo il loro principale utilizzo è nelle estrazioni dentarie semplici. 
  6. La sedazione cosciente: è una tecnica che, attraverso la somministrazione di un gas (il protossido di azoto) tramite una mascherina nasale, innalza la soglia del dolore e diminuisce l’ansia. Viene per solito utilizzata su pazienti non collaboranti (per età o problemi psichici), spesso associata ad anestesia totale in quanto da sola non elimina completamente la sensibilità. Lo stesso effetto si ottiene con la somministrazione orale o endovenosa di farmaci ansiolitici. Quest’ultima procedura viene utilizzata per solito quando si effettuano interventi lunghi e complessi, ad esempio in parodontologia rigenerativa, in cui è molto importante poter lavorare con il paziente calmo e rilassato per poter effettuare suture di alta precisione. 
  7. L’anestesia totale: viene praticata, normalmente in ambiente ospedaliero, per interventi complessi (chirurgia maxillofacciale). Richiede la presenza di un anestesista e di attrezzature complesse per il monitoraggio delle funzioni vitali.

Grazie a tutte queste tecniche le terapie odontoiatriche sono ormai totalmente indolori, soprattutto se effettuate precocemente senza dover ricorrere ad interventi "in urgenza". Al contrario, se per farsi curare si attende il presentarsi di una emergenza, è possibile che la presenza di alcune situazioni (ad esempio un ascesso) possano limitare l’efficacia degli anestetici, rendendo più disagevole la terapia stessa, per il paziente (che prova maggior fastidio) e per il dentista (che non può lavorare nelle migliori condizioni per fornire una terapia ideale).

Scritto da Dott. Attilio Venerucci
Finale Ligure (SV)
Consulente di Dentisti Italia

TAG: anestesia in odontoiatria