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 Odontoiatria

consenso informato



Il consenso informato in odontoiatria

Il modo giusto per cominciare una cura dal dentista

Queste righe non hanno la pretesa di codificare o semplificare quella che è la deontologia nel rapporto medico-paziente, ma possono costituire un aiuto a quelle che sono, o meglio dovrebbero essere, le primissime fasi di una prima visita dal dentista.

 

Innanzi tutto bisogna fare una piccola incursione in quella che è la giurisprudenza vigente e cioè dire che:

 

"Qualsiasi atto medico deve essere effettuato dietro rilascio di adeguata autorizzazione".

 

Tale regola, spesso disattesa, trascurata o soddisfatta in modo nascosto e frettoloso è basilare per le cure. Il paziente che la ignora, spesso vede questo momento in maniera distorta e cioè come una autorizzazione al medico ad effettuare ciò che vuole e che quindi alla fine egli dovrà pagare per una cura che è stato in qualche modo forzato ad accettare.

 

NULLA DI PIU’ FALSO!

 

Esaminiamo le parole:

 

Consenso:

 

1 sm
il consentire, specialmente a una cosa richiesta; approvazione
2 sm
conformità di voleri, opinioni
Informàto [iŋfor'mato]
p.pass., agg.
agg
che ha notizie
(fonte: dizionario italiano on - line)


E’ lampante come le parole, sia prese singolarmente che insieme, sottintendano una parte attiva, nel procedimento che porta alla stesura di un piano terapeutico, sia del medico che del paziente.

 

Il sottoporre un consenso informato al paziente non prevarica assolutamente la sua volontà.

In realtà il consenso informato è uno degli strumenti più potenti che il paziente possiede per accedere serenamente alle cure di cui necessita.

Il paziente, però, può non sapere ancora quali sono le cure di cui abbisogna, o può averne solamente una idea parziale. Un’ idea data da una sintomatologia, da una gengiva che si gonfia e sanguina spesso, da una protesi che si muove, da un cattivo alito, da difficoltà a masticare e così via.

La persona che può dare delle risposte è il medico, ma egli è tutt’altro che un chiaroveggente. Deve visitare.


FASE 1: Il consenso alla visita.
Generalmente è verbale o comunque da intendersi implicito.
La presenza stessa del paziente nello studio deve essere inteso dalle due parti come consenso alla visita. Il paziente non viene certo per una visita di cortesia.

Attenzione! La visita è un momento importante. Per arrivare a fare diagnosi, e quindi cura, l’ispezione con la sonda e lo specchietto possono non bastare. Il medico può ritenere di dover fare altri esami invasivi come lastre, o come tests di sensibilità al caldo e al freddo, o un sondaggio parodontale, che non di rado sono alquanto fastidiosi.
Se il medico deve dare delle risposte, ha il dovere di darle nella maniera più precisa possibile.
Tali esami invasivi sono quindi tacitamente concessi al medico col consenso alla visita e non necessitano necessariamente di un consenso aggiuntivo.

Sarà comunque dovere del medico, ma anche premura del paziente comportarsi in modo adeguato in caso di gravidanza non ancora evidente o altri motivi che sconsigliano l’esecuzione di raggi x.


FASE 2
: l’esposizione al paziente.
E’ generalmente la parte di cui i pazienti lamentano di più la mancanza o il parziale svolgimento.
Le norme che regolamentano l’argomento (è di pochi giorni fa un articolo dedicato alla questione su un quotidiano a tiratura nazionale) invitano il medico a spiegare con una terminologia appropriata, ma semplificata, quali sono le patologie di cui è affetto il paziente. E’ questo il momento in cui il medico vi deve dire che questo dente ha una carie e va curata, che quella capsula è corta, che quella radice è da togliere, che quella macchia sulla lingua non va bene ed è da controllare, che lì sulla gengiva c’e una bollicina che non dovrebbe esserci, che quelle cuspidi sono abrase e si intravede la dentina sotto, etc, etc.
Dimostrazioni palesi di comprensione da parte del paziente, consentono al medico di "aggiustare il tiro" con la terminologia usata. E’ questa la fase in cui generalmente un intervento nella conversazione, puntuale e con terminologia appropriata, fa da contraltare ad un monologo di paroloni infarcito di particolari da addetti ai lavori.
Il vostro medico non dovrebbe illustrarvi le varie molecole biochimiche responsabili dell’infiammazione, e non dovrebbe mostrarvi nel dettaglio il meccanismo di azione di antibiotici e anestetici locali.
Ma vi deve spiegare che un ponte (dentario) necessariamente si attacca al dente prima e a quello dopo del dente che manca, così come un ponte (stradale o ferroviario) si attacca ad una sponda e l’altra del fiume; Vi deve spiegare che la condizione necessaria ed imprescindibile per mettere un impianto nell’ osso… è che ci sia osso, e così via.
Potrebbe comunque non essere possibile fare una diagnosi finale senza aver visionato una radiografia panoramica, per eseguire la quale è necessaria una apparecchiatura particolare che (per vari motivi) non tutti i dentisti hanno. In tale caso è possibile che il medico faccia delle ipotesi diagnostiche che la lastra confermerà o confuterà.

Attenzione! Il medico deve necessariamente dirvi TUTTE le cure di cui secondo lui in quel momento necessitate, specificando, eventualmente, l’urgenza di ognuna di esse, ma difettando della sopramenzionata chiaroveggenza, l’imprecisione o l’errore possono essere contemplati, se in buona fede.
L’eventuale decisione da parte del paziente invece, di temporeggiare con questa o quella cura deve essere seguita da ipotesi sulle conseguenze derivanti da un simile comportamento, anche se questa cosa è vissuta come una minaccia, per il paziente e come una conseguenza che si sarebbe potuta evitare, per il medico.
Le cure sono SEMPRE necessarie, ma qualcuna può essere meno urgente delle altre. Se un paziente decide (consigliato o meno) di temporeggiare, ne ha facoltà, ma deve conoscere il rischio che corre.
Questo è lo scopo del consenso informato.

Tutto ciò alla luce di quella che potremmo definire come la naturale differenza che vi può essere tra il carattere di noi tutti, e cioè che una persona può definire in trecento parole un concetto che un altro può sintetizzare in due. E che quindi sia comunque difficile per il paziente comprendere nozioni a lui estranee.
Sia di aiuto il fatto che l’esposizione dei problemi del medico deve essere un dialogo e non un monologo. La richiesta di ulteriori spiegazioni da parte del paziente DEVE essere soddisfatta da risposte ulteriori del medico, fino alla certezza della comprensione reciproca.

 Tutto ciò può non essere compatibile con il ritmo serrato di appuntamenti che il dentista ha in agenda. Si disponga allora di un ulteriore appuntamento a distanza di tempo durante il quale si possano sviscerare a fondo gli argomenti trattati e anche quelli che poi vengono in mente al paziente mentre ripensa alla cosa quando è già a casa e ne discute con i congiunti.
Oppure si disponga di personale adeguato in studio che spieghi con la relativa dovizia e calma tecniche e metodiche, mentre il medico risolve i guai del paziente successivo, che è già in terapia attiva.

FASE 3: come si intende procedere.
Il riassunto della fase 1 consiste nella stesura di un piano di cure.
Questa è la parte in cui il paziente può e deve fare le sue richieste (…non voglio che si veda l’oro giallo, voglio spendere il meno possibile, la mia vicina ha fatto la ceramica e si trova benissimo, l’impianto mi fa paura… e così via).
Proprio grazie alle vostre richieste il medico diventa in grado di darvi ciò che desiderate e come lo desiderate, e se questo non fosse possibile, vi spiega il perchè non può farlo e vi propone un compromesso. Dovrebbe descrivere le fasi in modo semplice e coinciso e ripeterle fino allo sfinimento se qualche cosa non dovesse essere chiara.


Attenzione! per la natura stessa degli argomenti trattati il medico non potrà dare la massima precisione sulle tempistiche e sugli esiti (ricordo con nostalgia un docente universitario che affermava che è ovviamente impossibile anche per il miglior luminare della terra predire con assoluta certezza... quanto alto diventerà il figlio di una coppia partendo dal dato dell’altezza dei genitori) illustrando però un intervallo di risultati che è lecito attendersi da questo o quel trattamento. Giusto anche prevedere una o più alternative a quella che si è individuata come strategia ottimale di trattamento.

 

FASE 4: la stesura del preventivo dei costi.
L’argomento non sembra centrare molto con il consenso informato, ma non è così.
La natura di prestazioni in regime privato e non convenzionate col sistema sanitario nazionale fa in modo che una serie di incomprensioni o dubbi su di un trattamento odontoiatrico possa essere legata anche al fattore costo.
Dovrà quindi essere trattata adeguatamente anche questa parte, sia per quanto riguarda il consuntivo finale dei costi, ma anche per le modalità di pagamento.

 

******

 

Da quanto scritto fino ad ora trasparirebbe la necessità di una modulistica di svariate pagine da compilare e controfirmare in molti punti, tanto simile ad un contratto di una multinazionale. In realtà nessuno ha mai definito con precisione come deve essere redatto tale documento e come deve essere impaginato. Meno male! Come la cartella clinica, il diario di bordo di un aereo o di una nave e la lista della spesa di una brava massaia, la stesura del modulo di consenso informato è fortunatamente lasciato al gusto di chi lo richiede. Deve però riportare:


 Intestazione dello studio dentistico.
 Data e luogo.
 Dati del paziente. (dei genitori del minore o del tutore)
 Riepilogo più o meno breve della natura delle prestazioni da effettuare, loro rischi e alternative.
 Potrebbe benissimo riportare (per i motivi sopra riportati) il consuntivo dei costi.
 Adeguati spazi per le firme.

E’ sicuramente possibile, altresì, un modulo che certifichi che è stato svolto un colloquio verbale esaustivo, tra il medico e il paziente.
Che ha esaurito tutti i dubbi, che ha permesso di scartare i piani terapeutici alternativi, che ha chiarito la necessità di richiami etc.etc. senza però entrare nello specifico in nessuna delle sue parti. Tra le altre cose permette alla segreteria dello studio di disporre di un unico modulo e non uno per ogni terapia.



Scritto da Dott. D. Colla
Seregno (MB)
Consulente di Dentisti Italia