Quando un dente puo' essere salvato e quando non c'e' piu' 'niente da fare'

Nell'articolo viene spiegato in quali condizioni un dente deve, per forza, essere estratto
by Dott. Attilio Venerucci 24-12-2009

La moderna odontoiatria, grazie all’utilizzo di materiali e attrezzature evoluti ed all’affinamento delle tecniche operative, consente di recuperare dei denti che, fino a pochi decenni orsono, erano considerati "persi".

 

Tuttavia, sussistono ancora delle situazioni in cui il recupero dell’elemento dentario non è possibile o è fortemente sconsigliato in quanto il rapporto costo-beneficio sarebbe troppo sfavorevole rispetto al risultato ottenuto. Si aggiunga che, con l’avvento dell’implantologia, denti molto compromessi che, fino ad alcuni decenni addietro, venivano salvati ad ogni costo (in quanto magari erano elementi chiave per offrire al paziente la possibilità di una protesi fissa anziché mobile) oggi vengono sacrificati più a cuor leggero, potendo disporre di un’alternativa in questi casi più affidabile che non il recupero del dente naturale.

 

Ciò detto, la gran parte dei dentisti è concorde che, avendone la possibilità, è sempre preferibile mantenere gli elementi naturali, tenendosi l’implantologia come ulteriore chance per quando un aggravamento delle condizioni dovesse compromettere successivamente la salute del dente.

 

Ma quali sono i problemi a causa dei quali il dente naturale non può essere mantenuto?


Possiamo dividerli in:

 

  • Problemi endodontici
  • Problemi parodontali
  • Problemi "strutturali"
  • Problemi legati alla funzione protesica

 

Vediamoli nel dettaglio:

 

il problema endodontico sicuramente non risolvibile è la frattura verticale, cioè una incrinatura lungo l’asse della radice del dente che dalla corona si estende fino all’interno dei tessuti di sostegno del dente (osso e gengiva). Normalmente avviene in elementi posteriori (premolari e molari) che hanno subito un trattamento endodontico (la cosiddetta devitalizzazione) e che non sono stati "protetti" con corone protesiche o intarsi a ricopertura di tutta la porzione masticante. Sono a rischio anche elementi coperti con corone, ma in cui sono stati inseriti perni (soprattutto quelli metallici) e in cui il carico protesico generi forze non in asse con il dente (è il caso delle corone che fanno da ancoraggio a protesi rimovibili, soprattutto se queste ultime non vengono ribasate ogni volta che sia necessario). Altro problema endodontico che può portare alla necessità di estrarre un dente è la presenza di lesioni periapicali (i cosiddetti granulomi) che non siano guariti nonostante il dente sia stato opportunamente trattato. Si tratta di una piccola percentuale di casi poiché, grazie all’evoluzione delle tecniche endodontiche (nuovi strumenti per lavorare i canali e, soprattutto, l’uso del microscopio operatorio) la maggior parte delle lesioni periapicali di origine endodontica possono essere curate, ricorrendo, in ultima analisi, anche alla chirurgia (le cosiddette apicectomie).

 

I problemi parodontali sono quelle malattie che compromettono i tessuti di sostegno del dente. Se affrontati nella fase iniziale sono risolvibili, attraverso opportune terapie e, soprattutto, con l’indispensabile collaborazione del paziente nel mantenere una adeguata igiene orale domiciliare. Se invece si aggravano rendono il dente mobile (poiché buona parte della radice non è più sostenuta dal osso alveolare) e, se la mobilità fa si che il dente, sotto carico masticatorio, vada "su e giù", il suo recupero diviene molto complesso e poco predicibile nel tempo.

 

Per "problemi strutturali" intendo indicare quegli elementi che abbiano perso una quantità tale di sostanza dentale per cui una corona protesica non arriverebbe a "chiudere su dente sano" per un’altezza di almeno 2 millimetri. In questo caso le probabilità che la corona si infiltri, dando origine ad una recidiva cariosa o che il carico masticatorio porti comunque ad una frattura (soprattutto in presenza di perni endocanalari), sono molto più elevate e quindi occorre valutare bene se mantenere un dente molto compromesso (col rischio di una durata della protesi molto inferiore alle attese) oppure passare direttamente ad una soluzione implantare (in questo caso più predicibile nel tempo)

 

Per "problemi legati alla funzione protesica" intendo la presenza di denti anche singolarmente recuperabili ma che, per la loro mal posizione o distribuzione non ottimale, ci impongano l’inserimento di protesi funzionalmente inadeguate. È il caso di quei denti che, a causa della perdita degli elementi adiacenti, si siano inclinati notevolmente (per solito mesialmente, cioè "in avanti") e che se diventassero pilastro di ponti protesici costringerebbero per l’alterazione della loro posizione in arcata, a dover inserire denti di dimensioni e forme molto diverse da quelle naturali. In questo caso potremmo recuperarli (dopo averli curati) attraverso l’utilizzo dell’ortodonzia preprotesica (cioè gli "apparecchi per raddrizzare i denti"); queste cure richiedono però dei tempi lunghi e sovente gli adulti non sono disponibili a sottoporvisi. In questo caso l’estrazione degli elementi estremamente mal posizionati e la loro sostituzione con impianti inseriti nella giusta posizione e con la corretta inclinazione può essere un’alternativa da prendere in considerazione.

 

In conclusione, se escludiamo le cause traumatiche (gli "incidenti") le altre situazioni che possono portare alla compromissione grave di un dente, tale da doverlo estrarre, sono normalmente prevedibili (e di conseguenza possono essere prevenute). Dal momento che anche la miglior protesi del mondo, rispetto alla dentatura naturale, è sempre un compromesso, consiglio vivamente di sottoporsi a controlli odontoiatrici regolari, al fine di preservare il nostro "patrimonio" di denti naturali, minimizzando disagi, dolori e spese.

Scritto da Dott. Attilio Venerucci
Finale Ligure (SV)
Consulente di Dentisti Italia

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