L'utilizzo del laser a diodi nella cura della piorrea

La mia esperienza sull'utilizzo del Laser a Diodi nella cura della piorrea
by Dott. Paolo Passaretti 24-05-2015

Sono passati alcuni anni da quando ho iniziato ad usare il laser per la cura della piorrea (parodontopatia, gengiviti, malattia parodontale, parodontite, etc, malattie dei tessuti di sostegno del dente, osso e gengiva). e devo dire che ho ottenuto davvero grandi risultati e soddisfazione professionale. Il laser a diodo ha la capacita di decontaminare-sterilizzare-disinfettare a fondo i tessuti gengivali, rimuovendone, se serve, gli strati infetti ed infiammati con molta efficacia e in maniera non traumatica (come invece accade con le procedure manuali classiche). Inoltre, effettua quella che si chiama fotobiostimolazione, ovvero induce le cellule “buone”, riparative dei tessiti gengivali danneggiati (infiammati, infetti) dalla placca, a una maggiore capacità di riparazione e induce, quindi, una crescita di tessuti di attacco sani. Questo lo si evince dall’uso che si fa da anni del laser per accelerare la guarigione delle fratture in ortopedia o sfiammare più velocemente ed efficacemente le articolazioni danneggiate da processi degenerativi.

La pratica clinica, che si chiama nei paesi anglosassoni LBR (laser bacterial reduction), ha una grande efficacia come ho potuto vedere in questi anni nel ridare salute a tessuti compromessi gengivali e a PROLUNGARE la vita dei denti in malattia parodontale. Infatti di questo si tratta: non dobbiamo farci eccessive illusioni su qualsiasi procedura atta a curare le gengive, chirurgica o non chirurgica, laser o non. La malattia parodontale è cronica e porta tutti noi alla perdita dei denti per perdita del tessuto di sostegno. La cosa veramente importante è che questa “data” sia spostata il più avanti possibile: non a 40 anni come nei casi delle piorree più gravi, ma a 90 o 120 anni (teorici). Quindi, RITARDARE il processo di perdita dei tessuti di sostegno. In questi anni ho avuto casi di straordinaria efficacia  in cui il laser ha addirittura (assieme alla pulizia profonda meccanica dei depositi di placca e ad altre contromisure come la superpulizia con spray di GLICINA nella profondità delle tasche etc) rafforzato i denti che si muovevano, fatto guarire ascessi semicronici, ridato salute ed eliminato tasche parodontali anche molto profonde.

Sia chiaro che non voglio assolutamente millantare effetti miracolistici e generare false illusioni: quello che ho descritto avviene in alcuni pazienti si ed altri no. Avviene in alcuni denti si ed altri no (se troppo compromessi, il laser anche se somiglia ad una bacchetta magica, non lo è realmente: se il dente è totalmente fuori dell’osso c’è poco da fare, così come in tasche troppo profonde, che poi è lo stesso concetto..). Quindi, se abbiamo per ipotesi una intera arcata di 12 denti affetti da perdita di sostegno, noi sappiamo che difficilmente tale malattia si estrinseca in maniera uguale in ogni dente ed in ogni sito. Cioè ci sono quasi sempre differenze nella uniformità della gravità del problema. Quindi alcuni denti avranno lesioni maggiori e altri minori. Il laser aiuterà tutti quelli che non stanno in condizione “terminale” e li rafforzerà efficacemente. Quelli più mobili e senza più osso, riceveranno benefici marginali e temporanei.

Pertanto, pur non essendo una pratica clinica che può risolvere tutti i problemi al mondo, il laser usato per decontaminazione dei tessuti parodontali è un aiuto straordinario che talora evita procedure chirurgiche più costose e complesse e dalla lunga convalescenza. Dimenticavo di dirvi una delle cose più positive del laser, che è quella che è una terapia di quelle che piacciono a me: mininvasive ed atraumatiche. Infatti proprio per quelle caratteristiche positive (sterilizzazione, fotobiostimolazione) di cui vi parlavo, il laser praticamente sfiamma e guarisce dove tocca. Quindi nelle ore successive i fastidi saranno minimi o, come accade nella maggior parte dei casi, ASSENTI. Niente paura quindi a curarsi con questo modernissimo protocollo molto usato oggi nei paesi di origine anglosassone.

Scritto da Dott. Paolo Passaretti
Civitanova Marche (MC)
Consulente di Dentisti Italia

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