All on 4 implantologia osteointegrata

Negli ultimi due decenni il trasformarsi dell’implantologia osteointegrata da pratica chirurgica d’avanguardia a routine dello studio dentistico, ha rivoluzionato l’odontoiatria contemporanea.
by Dott. Antonio Saverio Macrì 30-05-2012

Sempre più pazienti ricorrono all’implantologia osteointegrata per risolvere problemi di edentulia parziali – una volta ovviati dall’esecuzione di protesi “a ponte” – o totale, in questo caso liberandosi della protesi mobile, comunemente detta “dentiera”.

Nel caso di perdita di tutti gli elementi dentari di un’arcata o di necessità della loro estrazione, non sempre l’implantologia da sola può restituire una dentatura fissa al paziente; vi sono dei casi in cui il dentista non può semplicemente procedere con l’impianto delle “radici artificiali”: questa procedura, infatti, necessita della permanenza di un’adeguata quantità di osso a livello mandibolare o mascellare superiore. Spesso, e soprattutto nei portatori di protesi totali di lunga data, o nei pazienti che abbiano sofferto la perdita dei denti a causa di forme parodontopatiche, la quantità di osso nei settori latero-posteriori risulta insufficiente per il collocamento degli impianti. Nella gran parte dei casi rimane comunque quantità di osso sufficiente a livello dei settori anteriori, sia per quanto riguarda la mandibola, sia per il mascellare superiore.
Classicamente, il posizionamento di impianti in queste regioni, non permette all’odontoiatra la realizzazione di strutture protesiche totali fisse, ma soltanto mobili, sebbene ancorate ad impianti.

Per il paziente che – di contro – volesse ripristinare la funzione con una totale protesizzazione fissa, non resta che affidarsi alla chirurgia: autotrapianti di porzioni di osso, prelevate, quando necessarie in quantità elevate come in questi casi, da siti “extra-orali”, solitamente dalla cresta iliaca (anca) o dalla calvaria (cranio). Tutto ciò – per quanto terapeuticamente ineccepibile - determina la necessità di interventi chirurgici in più tempi, anche con anestesia totale (quindi in ambiente ospedaliero), con la conseguente “convalescenza”; inoltre i tempi dal primo intervento alla realizzazione della struttura protesica possono allungarsi notevolmente, fino a superare l’anno.

Oggi, una nuova tecnica implanto-protesica offre ai pazienti un’alternativa.

Nel 1995, a Lisbona, il Prof. Paulo Malò codificò quella che è ormai nota in tutto il mondo come tecnica “All-on-4” (“tutto su 4”): con quattro soli impianti, posizionati dove sia rimasto osso sufficiente, sfruttando un posizionamento differente dei due impianti laterali, inseriti con forte inclinazione, si ottiene una distanza tra le basi d’appoggio sufficiente per sostenere una struttura fissa. In molti casi, poi, combinando a questa la tecnica del “carico immediato” si può fornire al paziente una dentatura provvisoria fissa già nello stesso giorno dell’intervento.

Questa tecnica rivoluzionaria si è diffusa in tutto il mondo, ed è praticata anche in Italia da qualche anno.

Grazie alle ultime apparecchiature Tac e all’utilizzo di software di ricostruzione tridimensionale è possibile inoltre simulare gli interventi di implantologia orale al computer così da poter pianificare accuratamente l’intervento reale. Tramite il confezionamento di una “dima” chirurgica personalizzata, è – in casi selezionati – possibile eseguire gli interventi di implantologia senza incidere la gengiva, ma praticando solo dei fori di pochi millimetri di diametro nella posizione degli impianti, senza sanguinamento o gonfiori post-operatori.

Non ultimo, è opportuno menzionare la notevole riduzione dei costi per il paziente, rispetto alle tecniche tradizionali.

Ricapitolando:

  • un solo intervento anziché due o più; 
  • solo 4 viti impiantate; 
  • dentatura fissa già a poche ore dal posizionamento degli impianti; 
  • possibilità di effettuare una chirurgia minimamante invasiva; 
  • costi sensibilmente ridotti.

Scritto da Dott. Antonio Saverio Macrì
Arezzo (AR)

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