Cosa sono i rialzi di seno mascellare?

Qualche chiarimento su questa tecnica chirurgica e le sue indicazioni
by Dott. Attilio Venerucci 25-01-2011
Nei piani di cura che prevedano l’utilizzo di impianti nei settori posteriori dell’arcata dentaria superiore capita spesso di vedere la voce "rialzo del seno mascellare", ma non tutti sanno esattamente in cosa consista.

Si tratta di una tecnica chirurgica che serve a rendere disponibile una maggior quantità di osso per accogliere degli impianti (cioè delle "radici artificiali") su cui fissare dei nuovi denti costruiti appositamente "su misura" qualora siano andati persi i propri denti naturali.

Tutti noi abbiamo, all’interno del mascellare superiore (l’osso che accoglie i denti superiori) una cavità, collegata col naso, che si chiama "seno mascellare". Talvolta questa cavità si estende fino a "toccare" le punte delle radici dei denti posteriori. Se questi vengo estratti può capitare che lo spessore d’osso rimasto fra il seno mascellare e l’interno della bocca sia ridotto a pochi millimetri. Per reggere il normale carico masticatorio oggi vengono utilizzati anche impianti corti, ma potendo contare su misure standard (10-12 mm) abbiamo maggiori garanzie di durata, anche nel caso intervenissero delle complicazioni a livello osseo che ne diminuiscano l’entità.

Per ottenere uno spessore di osso sufficiente ricorreremo allora al cosiddetto "rialzo di seno mascellare". Ne esistono due tipi principali:

  1. Il "grande rialzo di seno mascellare" 
  2. Il "mini rialzo di seno mascellare"

Il primo viene utilizzato quando lo spessore residuo è veramente limitato (meno di 3 millimetri) e consiste nel fare una "finestra" lateralmente al seno, scollare delicatamente la membrana che lo "fodera" e inserire in questo spazio dell’osso (prelevato dal paziente oppure di origine bovina) o altro materiale idoneo, che verrà poi sostituito dal nostro organismo con nuovo osso, in cui potremo quindi inserire gli impianti.

Il secondo si usa quando esista ancora uno spessore di osso di almeno 4-5 millimetri. In questo caso si inizia ad eseguire il foro che accoglierà l’impianto e poi, attraverso il foro stesso, si scolla la membrana interna al seno e si introduce il materiale "aggiuntivo" creando come una "gobba" interna al seno che verrà poi riorganizzata in nuovo osso dal nostro organismo. Dopo aver aggiunto questo materiale si inserisce l’impianto, che rimarrà stabilizzato dalla porzione di osso disponibile e, a sua volta, manterrà in posizione il materiale aggiunto fino alla sua trasformazione in nuovo osso.

Quando un impianto si appoggia su un rialzo di seno occorre, prima di utilizzarlo, dare il tempo al nuovo osso di formarsi correttamente. Per questo motivo è necessario attendere da sei a nove mesi (contro i 2-4 mesi sufficenti in presenza di osso "nativo") prima di poter procedere con la protesizzazione.

La percentuale di successo degli impianti inseriti con questa tecnica non è molto inferiore a quella ottenuta inserendoli in osso già presente; si tratta però di interventi che richiedono un po’ di esperienza ed attenzione. Anche in questo caso si rivela molto utile l’utilizzo di sistemi ottici ingrandenti per poter eseguire tagli, fori e suture più precisi e quindi ottenere una guarigione con minor possibilità di complicazioni.

Scritto da Dott. Attilio Venerucci
Finale Ligure (SV)
Consulente di Dentisti Italia

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