Controindicazioni relative ed assolute all'implantologia

L'implantologia attualmente costituisce la branca dell'odontoiatria che ha avuto sicuramente maggior sviluppo in questi ultimi anni.
by Prof. Marco Finotti 13-03-2009

La ricerca scientifica e lo sviluppo delle case produttrici di impianti ha permesso il raggiungimento di un elevato standard nella qualità del risultato che attualmente possiamo dare ai nostri pazienti. Vero è che il nostro lavoro di chirurghi-implantologi non deve assolutamente essere inteso come un mero atto tecnico di inserimento dell’impianto nel mascellare o in mandibola dei nostri pazienti, ma valutato come intervento chirurgico che deve essere effettuato in un Paziente. Questo significa che DOBBIAMO sempre pensare al paziente nella sua globalità prima di scegliere un piano di trattamento con impianti.

Talvolta via mail arrivano richieste di pazienti che richiedono pareri o addirittura piani di trattamento senza effettuare una visita solo con la visione delle radiografie. E’ assolutamente impossibile poter dare risposte serie, in questo modo, ma solo risposte approssimative che potrebbero, in una visita, essere contraddette in toto. La presenza o assenza di “OSSO” non è l’unico fattore importante per decidere se fare o non gli impianti in un paziente.

Per iniziare faccio un esempio: di fronte a due pazienti ideali, che hanno una quantità ideale di osso per fare impianti, che desiderano una riabilitazione implantare fissa e sono portatori di dentiere noi possiamo trovarci di fronte a delle situazioni locali e generali che ci obbligano a consigliare ed effettuare due piani di trattamento completamente diversi che prevedono un numero di impianti diversi ed un tipo di riabilitazione protesica diversa. E’ assolutamente importante che i pazienti ed i lettori comunque interessati a queste tematiche capiscano questi concetti, in quanto sono diversi i fattori che possono influenzare una scelta terapeutica rispetto ad un’altra.

Attualmente abbiamo la possibilità di utilizzare il DENTASCAN, metodica radiologica che ci permette di valutare la quantità ma anche la qualità del tessuto osseo a disposizione oltre a vedere eventuali controindicazioni locali all'implantologia; è chiaro che di fronte ad una qualità ossea scadente saranno necessari un numero di impianti maggiori in grado di permettere un adeguato sostegno per la protesi sia essa fissa che mobile, come pure alcune tecniche potranno, o no, essere utilizzate.

Oggi un argomento di grande attualità è il carico immediato che consiste nel posizionamento subito dopo l’inserimento degli impianti e comunque entro le 36 ore, della protesi; è assolutamente ovvio che questa tecnica dipenda dalla quantità dell’ancoraggio degli impianti a livello osseo e quindi anche dalla qualità dell’osso dove questi vengono posizionati oltre che dal numero e dal tipo degli impianti utilizzati; Sempre nel contesto del carico immediato una tecnica che viene promossa è la riabilitazione protesica su 4 impianti ( ALL ON FOUR ) mediante programmazione compiuterizzata del posizionamento degli impianti con apposite guide precostruite e della protesi. Ovviamente qui sorgono 2 problemi, il primo che predisponendo il tutto ci sono dei margini di errore che possono determinare l’imprecisione del manufatto protesico quando viene posizionato e fissato agli impianti appena inseriti; il secondo che facendo un numero di impianti così ridotto la loro sollecitazione risulta elevata e quindi attualmente non è conosciuta la durata a lungo termine sì da non poter seriamente e scientificamente offrire ai nostri pazienti la predicibilità e la stabilità del risultato che è ovvio loro si aspettino nel tempo. Chiaramente, se si posizionano solo 4 impianti laddove fino a poco tempo prima se ne posizionavano abitualmente 8 o 10 o 12 è scontato che sia la quantità che la qualità ossea devono essere “ideali” per permettere il posizionamento di impianti di dimensioni, lunghezza e diametro adeguati.

Altro tema di attualità è l’implantologia a cielo chiuso, senza effettuare il lembo ed incidere quindi la gengiva. E’ questa, sicuramente, una metodica meno invasiva per i nostri pazienti che però li espone a rischi laddove la quantità ossea non sia elevata e sia richiesta una contestuale tecnica rigenerativa o ricostruttiva associata, impossibile con questa metodica.. Solo il dentanscan effettuato in fase di studio del nostro paziente ci può dire se è applicabile o no la tecnica a cielo chiuso che ovviamente riduce i tempi di guarigione, l’edema e l’ematoma che vi può essere dopo un intervento implantologico, ma ai nostri pazienti dobbiamo sempre cercare di garantire il minimo rischio e il massimo successo, soprattutto a lungo termine.

Ma, continuando sulle possibili diverse scelte terapeutiche per i nostri pazienti possiamo pensare ai pazienti che non presentano un’igiene corretta, questi pazienti sono a rischio di insuccesso in quanto la carica batterica è in grado di determinare un processo infiammatorio del tessuto gengivale prima e osseo poi con riassorbimento dello stesso e perdita dell’impianto; ecco quindi che eseguire impianti in pazienti che sono affetti da piorrea è a rischio se la malattia non è stata trattata. Quindi la piorrea risulta una controindicazione all’implantologia se non trattata. Un importante argomento da prendere in considerazione è il fumo; attualmente i pazienti fumatori vengono riabilitati con gli impianti ma è importante che sappiano che il rischio di insuccesso e molto più elevato che nei pazienti non fumatori sia a breve che a lungo termine, sia per l’azione quindi immediata sui processi di guarigione delle ferite subito dopo l’intervento chirurgico sia per l’azione negativa che il fumo determina a livello della circolazione periferica e quindi dei processi di osteointegrazione.

Un tema di grande attualità e l’uso di BIFOSFONATI, categoria di farmaci che vengono utilizzati soprattutto nell’osteoporosi e nelle terapie in presenza di neoplasie e vengono somministrati per os, endovena o intramuscolo. Questi farmaci ormai molto comuni, non vengono metabolizzati e permangono nell’osso per molti anni in elevate concentrazioni. Qualsiasi intervento chirurgico, non solo implantologico, quindi, esporrebbe al rischio di necrosi ossea a livello dei mascellari per i pazienti, soprattutto in terapia endovenosa da tempo con bifosfonati.

L’OSTEOPOROSI non rappresenta una controindicazione all’implantologia in quanto i parametri e le sollecitazioni a livello del distretto dei mascellari sono diverse rispetto alle ossa lunghe.

I pazienti DIABETICI con complicanze circolatorie sono a rischio per il trattamento implantologico, il che significa che possono essere trattati ma con più bassa percentuale di successo e di questo devono essere edotti, come tutti i pazienti che presentano complicanze a livello della CIRCOLAZIONE PERIFERICA.

L’ETA’ dei pazienti non sembra aver importanza sul successo implantologico rispetto a quanto si credeva, per cui anche pazienti molto anziani attualmente vengono riabilitati con gli impianti.

La TERAPIA RADIANTE a livello dei mascellari ha importanza, per cui si consiglia ai pazienti che hanno subito terapia radiante di effettuare gli impianti o subito alla fine della terapia stessa o, in alternativa, dopo un anno dalla fine della terapia

Questa breve sintesi delle reali controindicazioni, relative ed assolute, all’implantologia e ad alcune modalità di applicazioni delle tecniche implantologiche come pure dei rischi legati all’implantologia per osteoinegrazione e di questa fino ad ora abbiamo parlato essendo questa la metodica scientificamente provata ed approvata dalla comunità scientifica internazionale, vuol far capire che pur essendo una metodica chirurgica standardizzata va ASSOLUTAMENTE INDIVIDUALIZZATA, dagli esperti in implantologia, per ogni PAZIENTE in funzione delle caratteristiche LOCALI dei mascllari e GENERALI cliniche del paziente stesso.

Scritto da Prof. Marco Finotti
Padova (PD)
Consulente di Dentisti Italia

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