Prevenzione igiene e v.i.t.a.

Prevenzione come Visite Periodiche Igiene Orale Terapia Preventiva al Fluoro Alimentazione
by Prof. Attilio Menduni De Rossi 15-03-2015

PREVENZIONE come V.I.T.A.


Il  Dott. Attilio Menduni de Rossi, Odontoiatra laureato presso l’Università Cattolica Policlinico Gemelli di Roma, specializzato in Ortodonzia, perfezionato in Odontoiatria Speciale per pazienti con disabilità, nonché Ufficiale Corpo Sanit. Esercito e docente all’Univ. FedericoII.

Dalla sua pluriennale esperienza professionale ci indichi due aspetti significativi  in tema di Odontoiatria Preventiva da condividere con i ns. lettori.

Buongiorno! Comincio innanzitutto con il precisare che, nella generale e spesso eccentrica vocazione al consumismo dei giorni nostri, ritengo fondamentale centrare l’attenzione sul rispetto del naturale equilibrio biologico del nostro corpo. Esso infatti non può sottostare, come fosse la nostra automobile o qualunque altro bene di consumo, alla sfrenata regola del ricambio… Nella bocca, come a qualunque livello del nostro organismo, la vera arte e destrezza di chi interviene sta nel conservare e recuperare ad ogni costo il “pezzo originale”, piuttosto che nel sostituirlo.

Purtroppo anche in Odontoiatria, come in Medicina, l’approccio aggressivo, con interventi altamente demolitivi, ha sempre più spesso il sopravvento sui metodi conservativi,  consistenti invece in azioni di restauro e riabilitazione. Il metodo conservativo,  se da un lato richiede più impegno e tempo da parte dell’operatore, dall’altro offre maggiori e più duraturi risultati, grazie anche allo sfruttamento delle grandi potenzialità offerte da madre Natura.

In sostanza “in bocca meno si tocca meglio è” a patto però che ci sia un triplice livello di intervento: prevenzione, manutenzione e, solo dove indispensabile, demolizione. Tra questi la Prevenzione gioca sicuramente un ruolo fondamentale e va praticata principalmente come stile di vita, conoscenza del proprio corpo e attenzione a tutti i segnali manifestati. Insomma “Prevenzione innanzitutto come conoscenza, senza allarmismo ….ma senza indifferenza”.

Sintetizzando, la Prevenzione può essere rappresentata dall’acronimo V.I.T.A.: Visite periodiche- Igiene orale- Terapia preventiva al fluoro- Alimentazione.

Quali potrebbero essere in tal senso utili consigli?

Nello specifico la Prevenzione consiste innanzitutto nell’igiene alimentare intesa non solo per tipologia di cibi assunti ma anche per quantità e modalità.  Da evitare quindi, oltre all’eccessiva assunzione di zuccheri, anche quella di sostanze acide, presenti in grandi quantità nella maggioranza delle bevande gassate e in alcuni energy drink, che abbassano il pH della bocca esponendo ad un maggiore rischio di carie.  Dopo l’assunzione di cibi acidi (compresi alcuni tipi di frutta) sarebbe buona norma “tamponare” con una soluzione basica come ad esempio uno yogurt, un bicchiere di latte o uno sciacquo con acqua e bicarbonato. Nella dinamica delle abitudini alimentari incide con altrettanta gravità, la frammentazione dei pasti e la cattiva abitudine di assumere cibo/bevande troppo frequentemente nell’arco della giornata,  proprio perché tali fuori pasto, mantenendo costantemente  acido l’ambiente della bocca, implementano l’azione cariogena della placca batterica.

Quale ruolo preventivo ritiene di segnalare per i bambini, alla luce della sua qualificata esperienza nello specifico settore?

Innanzitutto l’uso del ciuccio e del biberon, se non addirittura del dito o del feticcio di turno, è da evitare oltre i 2 anni e mezzo. Il protrarsi di tali abitudini potrebbe aumentare di molto il rischio di alterazione delle arcate dentarie, rendendo necessario il successivo intervento per mezzo di apparecchiature ortodontiche.

Nelle fasi successive di crescita, oltre al rischio carie, amplificato dall’associazione di soluzioni zuccherine somministrate spesso per sedare le irrequietezze del bambino,  si associa anche il rischio traumatologico. Già l’OMS anni fa segnalava che, nella fascia di età 8/12 anni, un bambino su due è soggetto a trauma dentale in seguito a cadute accidentali o attività sportive. E’ importante sottolineare che in caso di frattura dentale,  il frammento distaccatosi, se recuperato e conservato in un po’ di saliva o di latte (al fine di evitarne la disidratazione) può essere reintegrato perfettamente grazie alle possibili e raffinate tecniche di restauro oggi esistenti.

Esiste una correlazione tra stress e patologie odontoiatriche?

Diverse manifestazioni orali sono spesso riconducibili allo stress quotidiano, tra di queste il bruxismo (sfregamento dentale prevalentemente notturno), l’onicofagia (mangiarsi le unghie) associabile a lesioni dello smalto e disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare; la xerostomia (bocca secca); le manifestazioni aftose e parodontali. Si potrebbe andare avanti ancora per molto visto che lo stress, inibendo il sistema immunitario di difesa, determina non solo patologie orali ma anche numerosi altri tipi di disturbi, i quali  possono essere intercettati alla prima osservazione proprio dal dentista ed indirizzati al relativo specialista. La bocca infatti può essere specchio di molte patologie ed indice di salute generale, funzionando in alcuni casi da campanello di allarme per la prevenzione di altri disturbi maggiori.

In che modo si può superare la paura del dentista e, in particolare, come si può gestire il bambino o il paziente non collaborante che abbia necessità di  un trattamento odontoiatrico?

Esistono tecniche di approccio graduale e di adattamento sia all’ambiente che alla strumentazione odontoiatrica (Shaping) ed al relativo percorso terapeutico individuale con una “Desensibilizzazione sistematica” che aumenta la “Compliance” del paziente. Una delle tecniche più comuni è quella del “Tell, Show, Do”, che consiste nello spiegare, mostrare e attuare il tipo di intervento richiesto, instaurando un rapporto di empatia e progressiva fiducia con il paziente. Implementando canali alternativi di comunicazione, oltre a quelli convenzionali, si aprono nuove possibilità di collaborazione e di intervento, e lì dove l’unica alternativa sarebbe stata la narcosi, si riesce invece ad attingere a risorse e capacità personali del paziente, altrimenti inespresse. In definitiva per il trattamento dell’Odontofobia bisogna “sapere”, “saper fare”, ma innanzitutto “saper essere”, dedicando ad ogni singolo paziente tempo e cuore.

Scritto da Prof. Attilio Menduni De Rossi
Castellammare di Stabia (NA)

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