I collutori per l'igiene orale

L'articolo è un invito all'utilizzo dei collutori per uso giornaliero e per le applicazioni mediche prescritte dal dentista.
by Dott. Cristian Romano 18-12-2009

I collutori sono delle soluzioni medicamentose per l'igiene del cavo orale, di supporto alle tecniche d’igiene degli elementi dentari e delle mucose.
E’ noto ormai che l’utilizzo dei collutori migliora l’indice di flogosi gengivale e riduce la quantità di placca batterica sia sulle superfici dentarie che sulle mucose.

 

Possono ritenersi non indispensabili nei soggetti con elevato livello d’igiene orale e che si sottopongono a periodiche sedute d’igiene professionale. E' evidente che sono pochissimi i soggetti con queste caratteristiche, dunque nella quasi totalità della popolazione il collutorio gioca un ruolo molto importante nell’esecuzione di un’ottima igiene. In una percentuale variabile tra il 30% e il 60% la placca batterica rimane sulla superficie dei denti dopo la normale igiene orale domiciliare, nella maggior parte degli individui. Questa percentuale è spiegabile dall’incuria da parte di molti soggetti, dalla non conoscenza delle adeguate tecniche d’igiene e dal non utilizzo dei vari presidi (filo interdentale, scovolino…). In taluni soggetti è altamente consigliabile l‘utilizzo dei collutori per aumentare le capacità d’aggressione verso il biofilm batterico. Ci sono studi che consigliano anche l’utilizzo di collutorio prima della pulizia dentaria (pre brush).

 

Bisogna stare attenti alla prescrizione che il dentista fa del collutorio, perché in commercio esistono collutori che possono essere utilizzati giornalmente senza grandi controindicazioni e collutori che, presentando nella loro composizione una o più molecole farmacologicamente attive, devono essere usati in modi e tempi ben precisi, decisi dal dentista (clorexidina, zinco cloruro).

 

Dopo circa 48 ore dall’ultima igiene orale sono evidenti i primi segni di infiammazione locale a spese dei tessuti molli, delle gengive. La gengivite, espressione iniziale di un cattivo controllo della placca batterica, è uno stato di flogosi che, se non controllato, evolverà nella maggiore parte dei casi in parodontite. L’ausilio del collutorio deve essere visto, allora, come mezzo di prevenzione delle patologie cariose e parodontali e non solo come un atto cosmetico.

 

In commercio esistono diversi tipi di collutori, ognuno con una particolare molecola o più molecole, che ne determinano l’azione. Tra questi annoveriamo:

 

  • CETILPIRIDINIO CLORURO
    Composto dell’ammonio quaternario. A temperatura ambiente è una polvere bianca. Ottima azione battericida e antisettica, ma agisce poco sui Gram (-). Presenta anche un’azione antifunginea. Non ha effetti tossici a dosi terapeutiche. Agisce legandosi alle membrane cellulari batteriche ed aumentandone la permeabilità con successive alterazioni del metabolismo. Le formulazioni più utili sono quelle allo 0,05% e 0,1%. Può dare pigmentazione dentaria.
  • CLOREXIDINA
    Sintetizzata nel 1940, venne commercializzata a partire dal 1954 come antisettico cutaneo. Adesso è utilizzata in tanti campi della medicina e della chirurgia. In commercio si trova in diverse formulazioni, tra le più diffuse sono la 0,2% e la 0,12%. Può essere in soluzioni alcoliche, dato che l’alcol favorisce la stabilizzazione e la conservazione di queste soluzioni. Di recente alcuni studi hanno dimostrato che la clorexidina agisce anche in assenza d’alcol. Esiste in tre forme: digluconato, acetato e cloridrato.
    La clorexidina agisce legandosi alle membrane cellulari batteriche ed aumentandone la permeabilità. Si ottiene così un aumento della dispersione in ambiente extra cellulare di ioni K, e se la clorexidina è ad alte concentrazioni agisce anche determinando la precipitazione del citoplasma batterico con successiva morte cellulare. Agisce sia contro batteri Gram (-) che Gram (+). Non è tossica se ingerita e i suoi effetti indesiderati cessano col cessare dell’utilizzo. Permane solo la discolorazione delle superfici dentarie e delle mucose (dorso della lingua). Questi ultimi sono più evidenti se all’utilizzo della clorexidina si associa l’ingestione di bevande e cibi cromogeni come tè, vino rosso, caffé ecc.
  • DELMOPINOLO
    Derivato del morfolinoetanolo, agisce riducendo l’adesione batterica alla superficie dentale o gengivale e inoltre impedisce l’adesione tra batterio e batterio. Verrà facilitata così la disgregazione della placca e la sua rimozione inoltre non verrà permessa la formazione di nuova placca batterica. Non ha controindicazioni e può essere utilizzata per lunghi periodi.
  • FLUORO (FLUORURO STANNOSO E FLUORURO AMMINICO)
    Usati per la prevenzione della carie, il fluoruro amminico è usato nella fluorizzazione delle acque. L’azione antibatterica è data dal gruppo amminico e dallo ione stannoso. Agiscono alterando il metabolismo cellulare e la colonizzazione da parte dei batteri. La migliore formulazione per ottenere l’attività antibatterica è quella allo 0,45%. Questi collutori non vanno ingeriti perché potrebbero dare disturbi gastrointestinali. L’assunzione di fluoro per lunghi periodi anche a basse concentrazioni può portare a fenomeni di fluorosi dentaria, calcificazioni della ghiandola epifisi e disturbi della tiroide. Nelle acque la concentrazione di fluoro deve essere compresa tra 0,7-1,2 ppm.  I collutori a base di sali stannosi usati per lunghi periodi possono dare pigmentazioni dei denti e della lingua.
  • OLII ESSENZIALI
    Dalla distillazione di elementi vegetali per corrente di vapori si ottengono gli olii essenziali. La distillazione è un processo antichissimo che ha più di 4000 anni ma l’utilizzo degli olii essenziali è iniziato intorno al 1700. Vengono classificati in base al gruppo chimico che caratterizza la molecola in:
    - Idrocarburi: eucalipto, limone, verbena, ginepro, cannella, garofano, camomilla, canfora cipresso ecc.
    - Alcoli: sandalo, mirto ecc
    - Aldeidi: cumino, anice ecc
    - Chetoni: salvia menta
    - Fenoli: origano
    - Eteri: prezzemolo
    - Esteri: lavanda, betulla
    - Acidi organici: acido acetilsalicilico, benzoino
    - Perossidi: chenopodio.
    - Derivati solfocianici e solforati: presentano atomi di azoto e zolfo a loro interno come l’essenza di cipolla, senape, aglio ecc.
    Agiscono potenziando le funzioni vitali, riequilibrando il metabolismo. Riescono ad attraversare cute e mucose e presentano azione battericida e batteriostatica. Gli effetti indesiderati sono dose-dipendente.
  • SALI DI ZINCO
    I sali di zinco presenti nei collutori agiscono legandosi alle membrane batteriche e determinando il blocco della crescita batterica e alterando il metabolismo.
  • SANGUINARIA
    La sanguinaria canadensis è una pianta appartenete alla famiglia delle papaveracee, da dove si estrae la sanguinaria, antibatterico e antivirale. Ha un effetto anche sull’inibizione dell’angiogenesi. L’azione sui batteri è esplicata bloccando la replicazione del genoma, cioè la copiatura del DNA batterico che servirà per la formazione delle cellule figlie. Purtroppo è una sostanza che presenta diversi effetti indesiderati, come la potenziale azione sul manifestarsi di lesioni leucoplasiche delle mucose orali.
  • PEROSSIDO DI IDROGENO FLUORURATO
    Comunemente chiamata acqua ossigenata (H2O2), agisce per mezzo dei radicali liberi che interagiscono con la membrana batterica, distruggendola. Il floruro di sodio viene aggiunto come additivo per formare fluoroapatite che rivestirà le superfici dentarie. Si usa topicamente e non con sciacqui.
  • TRICLOSAN
    È un composto organico clorato, presente in numerosi saponi, dentifrici, collutori, deodoranti ecc. usato anche per decontaminare cute e altre superfici. Utile al 2% per decolonizzare la pelle dallo stafilococco Aureo. Agisce come battericida interagendo con dei targhet citoplasmatici e di membrana. Inibisce la sintesi degli acidi grassi necessari alla formazione della membrana cellulare batterica.
    Non ci sono effetti indesiderati. È aperta ancora la diatriba sul fatto che si possano avere effetti di resistenza batterica al triclosan dopo lunghi periodici assunzione.

Scritto da Dott. Cristian Romano
Palermo (PA)
Collaboratore di Dentisti Italia

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