Bruxismo?..... bite personalizzato!

La terapia del bruxismo e, in generale, dei disordini dell'articolazione temporo-mandibolare richiede una grande personalizzazione della terapia che dovra' essere affidata a un dentista con provata esperienza gnatologica o a un chirurgo maxillo-facciale per poter trarre il massimo beneficio.
by Dott. Francesco Sacco 01-09-2008
Esiste un disturbo del sonno, molto frequente, chiamato bruxismo. In gnatologia è considerato una parafunzione: cioè una funzione che non è utile al paziente, ma che ha delle cause scatenanti ancora non perfettamente codificate e degli effetti, invece, molto rilevanti sull’apparato stomatognatico. Il paziente bruxista serra e digrigna i denti durante il sonno con modalità ed intensità di forza variabile e, specialmente, durante le prime fasi del sonno. Le cause che inducono questa parafunzione sono oggetto di studio da parte della comunità scientifica internazionale, ma a tutt’oggi sono stati individuati due principali temi di discussione. Il primo è legato a fattori squisitamente meccanici che intervengono in pazienti che non hanno arcate dentarie in perfetto allineamento, quindi con alterazioni della posizione di alcuni denti rispetto alla funzione a cui sono deputati. Gioca un ruolo molto importante anche la presenza di corone protesiche incongrue con alterata altezza che indurrebbero la mandibola a percorsi anomali nell’apertura e chiusura della bocca. L’altro fattore che si suppone induca la parafunzione è psicologico: il bruxismo sarebbe in effetti un tic che rappresenterebbe lo sfogo di stress accumulati durante il giorno. Purtroppo questo tic è lungi dall’essere scevro da conseguenze. Il problema ha, ovviamente, vari livelli di gravità che, in maniera semplice, vanno dall’usura iniziale di canini ed incisivi laterali, fino alla scomparsa quasi totale delle cuspidi sui molari con un generale appiattimento degli elementi dentari e conseguentemente una perdita dell’altezza dell’occlusione. La perdita dell’altezza si riflette anche nell’estetica del sorriso con la formazione di pliche (rughe) agli angoli della bocca che, purtroppo, danno un aspetto vecchieggiante al paziente. Ulteriori danni legati al bruxismo sono reperibili nelle gengive ed in generale al parodonto, cioè il legamento che lega il dente alle ossa mascellari. Nel corso degli anni si assiste anche a fratture dei denti e a un progressivo aumento della sensibilità al freddo. Tra le conseguenze piu’ importanti del bruxismo possiamo citare le alterazioni progressive all’articolazione temporo-mandibolare (A.T.M.) e alla sequela di contratture dolorose della muscolatura del collo conseguenti al continuo lavoro asimmetrico dei muscoli elevatori della mandibola. La terapia di questa parafunzione è legata all’uso di un dispositivo intraorale mobile chiamato “bite”. Il bite di durezza variabile,legata al tipo di risultato che si ricerca, è progettato in maniera assolutamente individuale, poiché è fondamentale regolare l’altezza dell’occlusione in modo da allentare le tensioni a carico dei muscoli elevatori della mandibola. Lo spessore esattamente calcolato del bite fa sì che la mandibola si possa muovere senza vincoli occlusali ma semplicemente in equilibrio muscolare, favorendo la decontratturazione dei gruppi muscolari coinvolti. Inoltre l’uso del bite impedisce l’ulteriore usura dei denti e quindi ferma la progressione delle faccette di usura. Lo studio della particolarità dell’occlusione dimostra con estrema chiarezza la necessità di costruire i dispositivi terapeutici in modo assolutamente individuale: un bite mal progettato, purtroppo, non è in grado di poter distinguere il singolo problema legato all’occlusione. Ma la cosa che deve essere chiara è che il bite è uno strumento terapeutico, non la terapia! Non esistono scorciatoie. Il professionista che programma il bite dovrà seguire scrupolosamente, passo passo, l’evoluzione del piano terapeutico, con accurate visite periodiche, modellando il dispositivo secondo le esigenze, andando quindi a scoprire e annullare, se possibile, la causa scatenante evidenziata dall’uso del bite. Il bite ha, inoltre, una durezza variabile, scelta dal dentista in base alle esigenze individuali del paziente. In conclusione, la terapia del bruxismo ed in generale dei disordini dell’articolazione temporo-mandibolare richiede una grande personalizzazione della terapia che dovrà essere affidate a un dentista con provata esperienza gnatologica o a un chirurgo maxillo-facciale per poter trarre il massimo beneficio. Dott. Francesco Sacco Medico Chirurgo Odontoiatra specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale in Salerno e Avellino www.chirurgomaxillofacciale.it

Scritto da Dott. Francesco Sacco
Salerno (SA)

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