DENTI E CELLULE STAMINALI

18-02-2007

Il dente è stato realizzato in provetta con un procedimento di coltura in tre dimensioni, a partire da due soli tipi di cellule staminali, una cellula mesenchimale e una epiteliale, prese dalla gemma dentale di un dente incisivo in embrioni di topolino. Prima, i due tipi cellulari sono stati separatamente coltivati in laboratorio moltiplicandone il numero, poi gli scienziati nipponici hanno unito insieme i due gruppi di cellule con una goccia della 'colla' naturale del nostro corpo, il collagene.

Insieme, le cellule hanno formato con un'efficienza praticamente del 100% un dente che poi, ancora in fase di crescita, è stato trapiantato nella bocca di un topolino al posto di un suo dente precedentemente estratto. Il dente bio-ingegnerizzato in provetta ha correttamente terminato il suo sviluppo nella bocca del topolino e, una volta cresciuto, si è mostrato in tutto identico a quelli naturalmente nati.

"Il nostro metodo è facilmente riproducibile e con un'efficienza del 100 per cento che non trova paragoni con altre procedure di bioingegneria - ha sostenuto Tsuji - La manipolazione di singole cellule è indispensabile per arrivare in un prossimo futuro alla realizzazione di organi di ricambio per la medicina rigenerativa". Ma ci sono ancora degli ostacoli che ci separano dall'applicabilità di questa tecnica di bioingegneria all'uomo, ha ammesso lo scienziato giapponese.

Infatti, "la gemma dentale si forma nell'embrione e, solo per alcuni denti, nel bambino. Perciò - ha spiegato il ricercatore - il nostro sistema per ora non è praticabile nella medicina rigenerativa dei denti. Per renderlo concretamente applicabile, ossia senza far ricorso a cellule embrionali, - ha sottolineato Tsuji - prima di tutto dovremo capire se le cellule mesenchimali ed epiteliali presenti nell'individuo adulto, per esempio staminali adulte pluripotenti come quelle della pelle o di altri tessuti, sono utilizzabili e altrettanto capaci di formare un dente in provetta".

Di recente, ha inoltre rivelato Tsuji, "noi ed altri ricercatori abbiamo riportato l'esistenza di linee cellulari epiteliali orali nel topo adulto, capaci di differenziarsi nella componente epiteliale del dente, formando gli ameloblasti, ovvero lo strato di cellule produttrici di smalto nel processo di formazione del dente". Questi risultati, ha concluso lo scienziato giapponese, "suggeriscono che anche nell'individuo umano adulto esistono cellule per l'applicazione di questa tecnica all'uomo e al momento stiamo cercando di identificarle".

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