La carica dei dentisti 'abusivi'

28-12-2009

Quindicimila i dentisti abusivi, oltre ventimila le lauree false, duemila le segnalazioni al Nucleo Antisofisticazioni dei Carabinieri negli ultimi quattro anni. Questa la punta di un iceberg, che rischia di avere dimensioni ben più ampie e sovranazionali. “Non siamo più di fronte a cure prestate nei sottoscala per i meno abbienti, ma ad un fenomeno diffuso, che ha a che fare con organizzazioni illecite”, ha dichiarato Giuseppe Renzo, presidente dell’ Albo della Federazione Nazionale degli Odontoiatri, presentando il libro bianco sui dentisti abusivi. Un’ attività clandestina, che negli ultimi anni, ha senza alcun dubbio superato i confini nazionali, alimentata dal mercato dei falsi titoli di studio, acquistati in paesi neocomunitari, come, ad esempio, la Romania, e che richiede una sorveglianza sovranazionale. Un libro bianco, voluto dall’Albo degli Odontoiatri, racconta oggi questo fenomeno ed, in gennaio, una loro delegazione, in sede europea, sottoporrà la questione al vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella. L’obiettivo? Quello di attivare un tavolo di discussione con i commissari preposti alla formazione delle professioni sanitarie. Lo ha annunciato, Giuseppe Renzo, presidente della CAO, che con il vice comandante del Nucleo Antisofisticazioni dei Carabinieri ed alcuni esponenti del mondo universitario, ha snocciolato i numeri preoccupanti del già noto fenomeno dei dentisti abusivi, dei titoli falsi o delle cure prestate da odontotecnici part time. Un rischio per la salute, che già segnala un incremento di epatite C e di altre malattie infettive, causate dalla cattiva igiene. A cui si somma l’ evasione fiscale ed un aumento dei costi complessivi delle cure, ripetute per far fronte ai danni causati da quelle improprie, vendute low cost. Un lavoro complesso, ma rispetto al quale gli odontoiatri italiani hanno già contribuito ad una proposta di legge, in arrivo alla Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, che depenalizza l’esercizio abusivo della professione, stabilito dall’articolo 348 del codice penale. “Una richiesta non contraddittoria con i nostri obiettivi”, commenta Giuseppe Renzo. “Per essere efficaci, infatti, occorre avere sanzioni applicabili. La sanzione penale scatta con la flagranza di reato, difficile da dimostrare, mentre occorre colpire sul piano economico con una sanzione amministrativa, come la confisca dei beni”. Una confisca degli strumenti e delle apparecchiature, per intenderci, che impedirebbe a monte il reiterarsi del comportamento illecito. Proposta, inoltre, la assegnazione dei beni confiscati ad ambulatori pubblici o no profit.

Fonte: CAO

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