Terapia chirurgica delle lesioni di i, ii, iii classe delle bi/triforcazioni (3^ parte)

Terapia delle lesioni di 2° classe avanzata e di 3° classe passante delle triforcazioni.
by Dott. Gustavo Petti 13-02-2009

Uno dei problemi più importanti per l'Odontostomatologo riguarda il trattamento delle parodontopatie degli elementi poliradicolati. L'eziologia può essere di origine endodontica (Staffileno 1970), da trauma occlusale associato ad infezione batterica o da cause propriamente parodontali (Waerhang 1980), o da una combinazione di tutti questi fattori.

 

Le compromissioni delle biforcazioni possono essere classificate in tre classi (Lindhe 1984):

 

  • 1° Classe (o grado): perdita di tessuto parodontale in senso orizzontale inferiore ad 1/3 della dimensione del dente; il sondino, in genere, non penetra nella biforcazione più di 3 mm.
  • 2° Classe (o grado): perdita di tessuto parodontale in senso orizzontale che supera un terzo della dimensione del dente, ma che non interessa tutta la biforcazione; il sondino, in genere, non penetra più di 5 mm.
  • 3° Classe (o grado): perdita di tessuto parodontale in senso orizzontale "passante", che interessa cioè tutta la biforcazione. Per i denti superiori si sonda l'imbocco mesiale dalla parte palatale, quello distale invece dalla parte vestibolare.

 

Per quanto riguarda la terapia, qui, gli innesti ossei non funzionano per l'impossibilità di attuare un corretto e sicuro curettage radicolare del "cavallo" della biforcazione. Per decidere la terapia è importante valutare la lunghezza del tronco radicolare, la configurazione anatomica delle radici, la posizione del dente nell'arcata, la topografia della lesione ossea e della lesione dei tessuti molli.

 

Terapia delle lesioni di 2° classe avanzata e di 3° classe passante delle triforcazioni.

 

La procedura da seguire è la rizectomia della radice non "salvabile". Dopo aver completato il trattamento endodontico, si scolpisce un lembo di accesso mucoperiosteo per accedere alla lesione e poterla adeguatamente ispezionare. Il caso presentato è veramente molto rappresentativo e didattico: abbiamo un 26 molto compromesso sia conservativamente sia parodontalmente. Ci sono tasche infraossee a più pareti con tendenza, dal lato palatale, a diventare circumferenziali, le cui misure sono 14,14,5 e 6,8,8 procedendo in senso da vestibolo distale a mesiale e poi da palato distale a mesiale, con lesione passante di 3° Classe della forcazione vestibolare e distale ossia della radice vestibolo distale in toto, che quindi deve essere avulsa modellando il "resto del dente" come se non avesse mai avuto quella radice...quindi è più di una rizectomia ...c'è anche un odontoplastica importantissima come detto sopra.

 

Ricordo che per i denti superiori si sonda l'imbocco mesiale dalla parte palatale, quello distale invece dalla parte vestibolare.

 

Dopo la separazione della radice è imperativo fare un controllo radiografico per avere la certezza di non aver lasciato margini dentinali debordanti ne sottosquadri. Le radici rimanenti, la Vestibolo Mesiale e la Palatale devono essere preparate intraoperatoriamente in modo differenziato, ossia in modo diverso nelle sue singole parti, eliminando tutti i sottosquadri, approfondendo il "barreling in"



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Scritto da Dott. Gustavo Petti
Cagliari (CA)
Consulente di Dentisti Italia

Si vede chiaramente la lesione di 3a classe tra le due radici vestibolari del 26, dopo aver scolpito un lembo Muocoperiosteo
Il 26, con la lesione passante nella forcazione vestibolare e in quella distale, prospettiva occlusale, con inizio dell'intervento di separazione della radice disto-vestibolare dalle altre.
Sollevato un lembo mucoperiosteo vestibolare e palatale per accedere alla lesione, si procede alla resezione della radice vestibolo-distale.
Si procede ad una preparazione protesica differenziata della stessa radice del 2.6 e ad un approfondimento del "barreling-in", su tutta circonferenza delle due radici rimaste: la mesio-vestibolare e la palatale
Guariti i tessuti, si costruisce un perno moncone in Duralay opportunamente modellato.
Si fonde il perno moncone in oro.
Si cementa il perno moncone sulla radice palatale e vestibolo-mesiale del 2.6.
Si realizza una corona provvisoria in resina con battuta metallica per mantenere la dimensione verticale (in attesa della guarigione) prestando particolare cura a realizzare una forma, che lasci "respirare" adeguatamente la papilla inter-radicolare tra la radice vestibolo-mesiale del 2.6 ed il 2.7.
Preparati i monconi del 2.4, 2.5, e 2.6 affinch├ę possano ricevere una protesi parodontale provvisoria in lega palladiata e faccette in isosit (PROTESI PARODONTALE) per immobilizzare i denti che hanno una mobilit├á di 2┬░ grado ingravescente, si scolpisce un lembo mucope-riosteo e si evidenziano i difetti ossei palatali circumferenziali dei denti suddetti.
Immagine Rx dei difetti ossei palatali, mesiali e distali dei 2.4 e 2.5; e difetto osseo mesiale al 2.6.
Si procede all'impianto di Idrossiapatite microporosa nei difetti ossei e alla modellazione.
Per comodit├á ├Ę stato messo un punto di sutura per tenere ribaltato il lembo palatale
Immagine Rx dei difetti ossei prima dell'intervento.
Immagine Rx dei difetti ossei dopo 12 mesi dall'intervento.
Dopo 18 mesi dall'intervento si possono prendere le impronte definitive. Nella foto vediamo l'impronta di precisione che evidenzia la particolare forma senza sottosquadri del moncone e della spalla del 2.6.
Manufatto protesico in oro platino porcellana: particolare del bordo di chiusura e della particolare forma della corona del 2.6.
Il manufatto protesico in oro - platino - porcellana e posizionato in bocca.

TAG: Terapia chirurgica delle lesioni di I, II, III cla

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