Restaurazione protesica di un elemento dentale, fratturato, recuperato con un piccolo intervento parodontale

Il caso clinico presentato mostra come si possa giungere a una restaurazione protesica corretta di elementi dentali altrimenti irrecuperabili, dopo aver delimitato e adeguatamente esposto chirurgicamente i bordi della parte sana e aver quindi resa possibile una corretta rilevazione dell'impronta dell'elemento da restaurare.
by Dott. Gustavo Petti 19-02-2009

La radice del canino superiore sinistro è notevolmente compromessa, per una frattura che si estende al di sotto del margine gengivale. La polpa radicolare e stata erroneamente conservata da un intervento precedente ed è ovviamente in necrosi.

 

La figura 1, mostra la radice di un 2.3 notevolmente compromessa per una frattura apicale al colletto del dente e con i bordi residui totalmente al di sotto del margine gengivale. La polpa radicolare, irresponsabilmente non asportata e lasciata al di sotto dell'irrazionale restauro protesico è ovviamente in necrosi. All'esame radiografico (figura 2) si apprezza una zona di osteolisi periapicale. Non essendosi rilevati danni parodontali profondi, si procede a una gengivectomia gengivoplastica per esporre il margine duro della radice (figura 3), ottenere un attacco epiteliale in posizione più apicale (figura 4) creando le condizioni per poter preparare una spalla e un bisello coronalmente all'attacco gengivale.

 

In questo caso l'indicazione per una gengivectomia a bisello esterno è rappresentata dal fatto che la banda di gengiva aderente che circonda la radice è molto ampia e dall'esigenza di ottenere un buon risultato estetico oltre che funzionale, trattandosi di un dente frontale. L'incisione è stata praticata con la lama del bisturi fortemente inclinata (per ottenere margini molto sottili) e fatta procedere secondo una linea a festone per creare una gengiva armoniosa, con papille conico piramidali, cioè di forma e di volume tali da riempire gli spazi interprossimali fino ai punti di contatto. In corrispondenza degli spazi interdentali, sono stati creati dei solchi verticali, così da ottenere, a guarigione avvenuta, la ricostituzione delle docce naturali, per il deflusso del cibo durante la masticazione. A guarigione avvenuta, si è proceduto alla terapia endodontica (figure 5-6), alla preparazione del moncone e alla sistemazione di un dente a perno provvisorio. Cura è stata posta a far sì che il bordo gengivale della preparazione finisse due millimetri oltre il margine gengivale: ciò allo scopo di non interferire col processo di guarigione. Dopo due mesi è stato rimesso il provvisorio. Si è preparato il moncone, questa volta con la spalla nel solco gengivale, ma pur sempre coronalmente all'attacco epiteliale, e si è proceduto alla sistemazione di un perno moncone d'oro sul quale è stata costruita la corona definitiva-provvisoria-parodontale (vedi figure 7-12).

 

Si è deciso di costruire una Veener in oro giallo e resina che potremmo “definitiva – provvisoria - parodontale”, perché la paziente dovrà essere sottoposta ad una riabilitazione Parodontale e Protesica Completa e Complessa. Prevedendo per questo motivo tempi lunghi, si è preferito usare oro giallo, duttile e malleabile e molto più “dolce” dell’oro bianco (magari con platino) e Porcellana per motivi gnatologico-occluso-parodontali, per salvaguardare l’”Unità Dento-Parodontale” da pericolosi Stress!!!



Scritto da Dott. Gustavo Petti
Cagliari (CA)
Consulente di Dentisti Italia

La radice di un 2.3 notevolmente compromessa per una frattura apicale al colletto del dente e con i bordi residui totalmente al di sotto del margine gengivale.
All'esame radiografico è possibile notare la presenza di osteolisi periapicale. La polpa radicolare, irresponsabilmente non asportata e lasciata al di sotto dell'irrazionale restauro protesico è ovviamente in necrosi, si nota il dente a perno irrazionale. Apicalmente ad esso, è la frattura radicolare a tutto spessore, che interessa tutta la radice, sotto, apicalmente al colletto, determinata evidentemente dal perno troppo corto!
Si procede a una gengivectomia con gengivoplastica per esporre il margine duro della radice
A 14 giorni dall'intervento: la radice è aggredibile
Si può montare la diga per la terapia endodontica, che non si sarebbe potuta posizionare, senza l'intervento di allungamento della Corona Clinica.
La zona di osteolisi periapicale è in via di guarigione (nel canale è inserito il perno provvisorio)
Modellazione del perno moncone in Duralay
Perno moncone in Duralay
Perno moncone fuso in oro
Perno moncone d'oro cementato nel canale
Impronta definitiva effettuata in Optosil xantopren: si noti la corretta rilevazione dell'impronta della spalla e del bisello
Corona Veener definitiva-Provvisoria-Parodontale in oro-resina Si è deciso di costruire una Veener in oro giallo e resina che potremmo definire “definitiva–provvisoria-Parodontale”, perché la paziente dovrà essere sottoposta ad una riabilitazione Parodontale e Protesica completa e Complessa. Prevedendo per questo motivo tempi lunghi, tra i 12 e i 24 mesi, si è preferito usare oro giallo, duttile e malleabile e molto più “dolce” dell’oro bianco (magari con platino) e Porcellana per motivi gnatologico-occluso-parodontali, per salvaguardare l’”Unità Dento-Parodontale” da pericolosi Stress occlusali e rispettare, al contempo, col bordino in oro giallo, i tessuti parodontali in via di “guarigione”!!!

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